Petrini Plus, quando a innovare è un’azienda agricola

PetriniCi si lamenta che manchino idee. Non è vero. Le idee ci sono, manca semmai chi le sostenga e nel contempo le favorisca. Come pure non mancano produttori dotati di intuizioni significative. Sì, perché vi sono persone dotate di grande inventiva, dinamismo e coraggio di intrapresa, peccato siano lasciate sole o addirittura ostacolate. Penso a Francesca Petrini, imprenditrice seria, determinata e volitiva, dotata soprattutto di un’acuta, e piuttosto rara, capacità di guardare avanti. Penso anche ai suoi pregevoli oli della linea tradizionale, ma in particolare agli extra vergini che recano il segno di una originalità frutto di una ben precisa strategia. L’olio Cupìdo per gli innamorati, per esempio. O l’olio delle Winx, dedicato alle bimbe appassionate cultrici delle celebri fatine. E, al di sopra di tutto, c’è il Petrini Plus, di cui proprio ieri è apparsa una nota sul sito di Olio Officina Food Festival. Il Petrini Plus è un extra vergine talmente innovativo che c’è, addirittura, chi si è sforzato di imitarlo vantando la presenza di vitamina D. Ma la vera innovazione è dell’azienda di Francesca Petrini, la quale, a scanso di equivoci, è un’impresa semplice, come tante altre ve ne sono in Italia: un’azienda agricola in senso stretto, a conduzione familiare Continua a leggere

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La via del ‘capitalismo sostenibile’ per rilanciare il comparto oleario

olio officina reportContinua con successo la diffusione dell’ebook di Massimo Occhinegro, Analisi economica su venti imprese del comparto olio di oliva. Confronto degli esercizi 2010 e 2011. Tanti i lettori che stanno scaricando gratuitamente il libro. E tante, nel contempo, le reazioni di chi legge il report, tra cui quella del produttore gardesano Guidalberto di Canossa, che riporto di seguito, in modo da condividerla con voi. “Credo – precisa l’olivicoltore gardesano – che la stragrande maggioranza dei produttori di olive e di olio non produca reddito positivo alla fine dell’annata, se i conti vengono fatti bene. Questo spiega la marginalità del comparto e la mancanza di vere imprese nel settore. Una politica che non premia la qualità e un mercato che non la paga, la frammentazione dei produttori e il quoziente di ‘politica sociale’ che si fa in generale in agricoltura, sono ulteriori motivi che spiegano lo stato di subsussistenza del comparto oleario e non solo, nel primario. Forse non solo in ItaliaContinua a leggere

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Cibi sott’aceto

Luigi Caricato, L'aceto, Food Editore

Luigi Caricato, L’aceto, Food Editore

E’ antica quanto il mondo l’abitudine di conservare i cibi sott’aceto. E’ stato un passaggio inevitabile, visto che un tempo non esistevano condizioni tali da  garantire una ottimale conservazione degli alimenti. Nel De re rustica, il grande Lucio Giunio Moderato Columella dedica il volume Villica a una serie di ricette in cui si offrono tra l’altro alcune indicazioni guida su come preparare sottaceti di ortaggi e frutta. Allo stesso modo. altri autori del passato hanno fornito suggerimenti utili e presentato ricettari che ne promuovessero l’impiego in svariate circostanze. L’aceto, si sa, è un conservante naturale. E’ l’acido acetico presente nella sua composizione a determinare in particolare tale attitudine; ma questo deve essere contenuto nella giusta concentrazione, non meno del 6 per cento, altrimenti non sarà efficace. Da qui il ricorso all’aceto nei cosiddetti sottaceti, in conserve di funghi, peperoni, cipolle e altri ortaggi o prodotti ittici. Di questo e altro ho scritto nel volume L’aceto, edito nel 2005 da Food editore, in distribuzione con il quotidiano Il Giornale. Peccato sia irreperibile, sarebbe il caso di riproporlo in commercio.

 

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Lo sguardo benedicente tra gli olivi

StatuaSul profilo facebook di Mauro Monaco, produttore d’olio in Abruzzo, a Tortoreto, compare la foto che ripropongo qui in tutta la sua evocatività su Olio Officina. Ho deciso di rilanciare l’immagine,  proprio oggi che è domenica, perché ritengo che la collocazione della statua in aperta campagna tra gli olivi sia la scelta più logica e naturale. La storia di questa statua? “L’ho trovata vicino a un secchio della spazzatura”, ammette Mauro Monaco. “Non è mia abitudine – precisa – raccattare oggetti dall’immondizia. Per me rappresentava il mio credo, tutto qui. Così l’ho presa e collocata nel mio oliveto”. La statua mi fa immediatamente immaginare Gesù Cristo sul monte degli ulivi in colloquio con il Padre. E’ una scena che resta impressa a chiunque e che salda il passato con il presente e il futuro. Nella notte in cui venne arrestato, Gesù si allontanò per pregare in solitudine. I discepoli, distratti, anziché vegliare si addormentarono. Poi sopraggiunse Giuda, con i soldati. Questo tradimento produce ogni volta che lo si rievoca ferite insanabili. I traditori sono sempre al nostro fianco. Così, oltre all’immagine dell’Unto del Signore, il Messia tra gli olivi, ho ben impressa anche un’altra scena, altrettanto e non meno simbolica, tanto che ogni volta il solo immaginarla mi fa commuovere. Penso alla lucidità con cui Gesù nel corso dell’ultima cena  disse, senza alcuna esitazione: “Uno di voi mi tradirà”. E così fu. Intinse non a caso un tozzo di pane, porgendolo a Giuda Iscariota: “Quello che devi fare, fallo. Fallo presto”.

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Esempi positivi per uscire dal grigiore contemporaneo

Santagata1Giovani e belli, dinamici e volitivi. Ho tra le mani il calendario dell’ultima generazione della famiglia Santagata, operativa nel mondo dell’olio sin dal 1907. La sede dell’azienda è a Genova, ma sono presenti anche a Singapore. Onore al merito, perché oggi non si può poltrire in casa propria, occorre viaggiare ed essere sempre in costante movimento, individuando nuove aree e nuovi soggetti da condurre all’olio da olive. La fortuna dell’Italia oliandola sta proprio in coloro che sin dalla fine dell’Ottocento hanno investito nell’export, spendendosi in prima persona verso i nuovi mercati dell’epoca. Io, tra l’altro, ho conosciuto Cristina Santagata guarda caso fuori dall’Italia, a Pechino, dove ho potuto apprezzare la sua visione moderna del mercato dell’olio visto in prospettiva futura. Il calendario che sto sfogliando in questo momento rende bene l’idea di come un’azienda debba porsi per andare incontro al consumatore Continua a leggere

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Non aver paura di fronte allo scaffale

Il mitico scaffale “I grandi oli” Esselunga a Olio Officina Food Festival. Foto IAI Design

Lo dico e lo ridico ogni volta che posso. Ora lo scrivo pure, dopo averlo già scritto e riscritto. Non finirò di insistere. Occorre confrontarsi sempre con la materia prima olio, mai scegliere a caso. Occorre avere un approccio più spensierato ma attento. Occorre dimostrare di possedere una specifica predisposizione d’animo e sperimentare, provare di continuo. Quando si è davanti allo scaffale non fermarsi mai a una sola bottiglia d’olio. Ai consumatori consiglierei di optare per tutti gli oli presenti sugli scaffali. Ogni volta che si ha bisogno d’olio si individua una bottiglia diversa, per provare le diverse referenze. Non comportarsi mai con superficialità. Consiglierei di scivere su un taccuino tutte le sensazioni registrate all’assaggio e alla prova pratica in cucina, così che al termine degli acquisti di ogni olio si possa approntare una personale classifica di apprezzamento. Personale, certo, ma pur sempre importante. Il miglior consiglio? Non fermarsi mai alle apparenze Continua a leggere

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