Martedì 15 Ottobre 2019 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

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Quando si dice Orciolo d’Oro

Il giorno della premiazione è avvenuto lo scorso 8 maggio, nell’ambito di TuttoFood, a Milano. I migliori oli secondo quanto emerso dal concorso nazionale e internazionale “più antico del mondo”, come tiene a precisare l’ideatrice Marta Cartoceti, ci fanno seriamente riflettere sull’importanza che simili iniziative hanno avuto nell’elevare la qualità degli extra vergini

Silvia Ruggieri

Quando si dice Orciolo d’Oro

Era presente anche il nostro direttore Luigi Caricato a Milano, quando è avvenuta la premiazione dell’Orciolo d’Oro e, da allora, sono trascorsi alcuni mesi, senza che avessimo avuto il tempo di scrivere qualcosa, ma non importa quando si scrive ma ciò che si scrive e il perché. 

Tengo a evidenziare che l’idea dei concorsi è un passaggio fondamentale da cui non si può prescindere. Certo, possiamo anche sostenere il contrario, che sono così tanti ormai da non sortire più alcuna efficacia, ma noi di Olio Officina Magazine non siamo per nulla d’accordo. Partecipare a un concorso equivale a mettersi in gioco e accettare la sfida.

Quando Marta Cartoceti decise di indire la prima edizione di un concorso oleario, l’Italia ancora non conosceva queste utili iniziative. Poteva apparire inconsueta, all’epoca, ma poi, nel corso delle varie edizioni del Premio, si è scoperto che effettivamente qualcosa di interessante e utile un concorso lo lascia, purché tali gare siano ben organizzate e si ponga sempre la massima attenzione sui criteri di selezione.

Nel corso della tavola rotonda introduttiva prima delle premiazioni è intervenuto Caricato mettendo in grande evidenza il ruolo della Cartoceti. “La qualità – aveva sostenuto Luigi Caricato – nasce in campagna e si realizza compiutamente in frantoio, ma non si ferma solo all’olio estratto. C’è tutto un ulteriore percorso ancora da compiere. Non è possibile confezionare tal quale un olio, la progettualità si estende oltre le stesse dinamiche produttive. Ecco, allora, la funzione di un concorso: andare oltre. Scoprire quel che è avvenuto dopo aver prodotto l’olio, come lo si conserva e cura nei minimi particolari, senza tralasciare nulla. Come si realizza il blend, in modo da rendere l’olio di qualità che è stato prodotto un extra vergine che piaccia anche al consumatore, perché in fondo la qualità deve rispondere al mercato, deve star dietro, senza tuttavia esserne succube, alle tendenze di consumo sempre mutevoli della società. La qualità è un discorso molto complesso. Per questo servono i concorsi, a evidenziare le innovazioni, e, soprattutto, a premiare le intuizioni vincenti. Se un concorso non svolge questo ruolo, allora a poco servono simili gare. La qualità – ha concluso Caricato nel suo intervento – è sempre in divenire”.

Con il direttore di Olio Officina erano presenti, in veste di relatori, Annamaria Parola, della Fondazione Umberto Veronesi, Valerio Cappio, dirigente di Italia Olivicola, oltre alla Cartoceti, ideatrice dell’Orciolo d’Oro e animatrice di una svolta culturale molto importante. 

Tutto ebbe inizio nel 1991, quando “L’Orciolo d’Oro” fece il suo pubblico esordio, promuovendo un concetto base, fondato sulla qualità, e, da allora, da ben 28 anni, si può dire che la Cartoceti non ha mai tradito la missione originaria: valorizzare gli oli di qualità, facendo in tal modo crescere le aziende, rendendole sempre più a misura di mercato. Non la qualità fine a se stessa ma la qualità oggettiva fondata su parametri certi ma che incontra nel medesimo tempo anche il gusto del consumatore.

 

 

 

Silvia Ruggieri - 13-08-2019 - Tutti i diritti riservati

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