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Appuntamento con l'ottavo Simposio internazionale dell’uva da tavola

Si terrà in Italia, dall’1 al 7 ottobre prossimi, l’8th International Table Grape Symposium, in Puglia dall’1 al 5 e in Sicilia il 6 ed il 7 ottobre

Roberto De Petro

Appuntamento con l'ottavo Simposio internazionale dell’uva da tavola

La Puglia ospiterà il prestigioso evento a Foggia dal 1 al 4 pomeriggio con un programma di sessioni scientifiche presso l’Università degli Studi di Foggia, mentre a Bari la sera del 4 ottobre la cena di benvenuto alla delegazione scientifica proveniente da tutto il mondo, e nella giornata del 5 ottobre un evento speciale: una tavola rotonda internazionale intitolato “Uva da Tavola e Prodotti Freschi alla Sfida dell’Internazionalizzazione”, con l’obiettivo puntato particolarmente sulle problematiche della logistica e del mercato.

Il coordinamento dell’evento pugliese è stato affidato all’A.P.E.O. l’Associazione Produttori Esportatori Ortofrutticoli che raggruppa le più prestigiose aziende pugliesi del settore.
“Questo evento mondiale, sottolinea Giacomo Suglia presidente dell’APEO, è di grande prestigio sia per l’Italia che per la Puglia in quanto l’Italia con i suoi 10 milioni di quintali è il primo paese produttore europeo ed il terzo, dopo Cina e Turchia.

La Puglia, con i suoi 7 milioni di quintali,   rappresenta la maggiore produzione di Uva da Tavola, con un calendario di produzione che inizia da luglio e termina a dicembre.  Oltre alle  uve tradizionali come Uva Black Magic, Victoria, Italia, Palieri, Red Globe, nell’ultimo ventennio si sta sviluppando la produzione di uva apirene, particolarmente richieste dai consumatori”.

“Il prestigioso evento, di rilevanza scientifica e tecnica - incalza il presidente Suglia - è propedeutico per la nostra economia nazionale e pugliese, in quanto con la globalizzazione, si stanno perdendo quote di mercato a favore di Paesi emergenti dove i costi di produzione sono molto inferiore ai nostri, nonostante le spese di trasporto  per raggiungere l’Europa, continente ambito da tutti i produttori mondiali, oltre che per  numero di abitanti, circa 500 milioni, anche per il vantaggio del cambio valutario, in quanto l’Euro è la prima moneta al mondo.
Oltre ad esseri primi al mondo per il cambio valutario - conclude Giacomo Suglia - abbiamo un altro primato, tutto italiano,  di grande rilevanza salutistica: siamo i primi produttori per la sicurezza alimentare,  merito  sia per le stringenti norme fitosanitarie e soprattutto per la sensibilità e professionalità del produttori italiani”.

Ma il settore attualmente sta attraversando in Italia e in Puglia un momento particolare con alcune problematiche che si trascinano oramai da troppo tempo. Le importazioni di uva da tavola in Italia ammontano a 25.000 tonnellate (circa il 3,0% dei consumi interni); di queste, una percentuale consistente proviene dall'Europa (50%) e dall'America centro meridionale (circa il 30%) in particolare dai suoi due principali paesi produttori Cile e Perù. La restante parte proviene da Africa (14,5%) ed Asia (5.5%).

Quindi un primo problema: la necessità di intensificare i controlli per verificare l’indicazione obbligatoria dell’origine del prodotto agricolo in etichetta e rilanciare l’importanza di studi condotti in campo agroalimentare per definire un percorso per evitare che prodotto straniero possa continuare ad essere spacciato per “made in Puglia”.

Altro problema è quello dei costi di produzione, aumentati vertiginosamente negli ultimi mesi e delle maggiori lavorazioni a causa delle avverse condizioni climatiche pagando a caro prezzo l’acqua per la maggiore irrigazione, la corrente elettrica e la manodopera.
La manodopera meriterebbe un discorso a parte soprattutto per le implicazioni circa la problematica dei contratti di lavoro e della legge sul caporalato, situazioni che investono il futuro delle aziende e degli operatori del settore che stanno vivendo con la grande apprensione soprattutto l’applicazione della legge 199/16 . Ma questa è una “storia” che dovrà essere analizzata in altre sedi.
Dunque a Bari oltre al momento d’incontro e discussione per i ricercatori dediti alle problematiche della viticoltura da tavola, sarà anche l’occasione per divulgare i progressi compiuti dalla viticoltura italiana e favorire il confronto tra tecnici e operatori interessati al trasferimento tecnologico dei risultati ottenuti dalla ricerca nazionale ed internazionale.

La scarsa scelta varietale che ha contraddistinto la produzione italiana nel ventennio 1980-2000 è considerata la causa principale della perdita di competitività sui mercati globali.
Per troppo tempo la coltivazione della cultivar Italia ha interessato oltre l’80% della superficie nazionale e la diffusione delle varietà apirene è stata di scarsa entità.
Anche in Puglia solo alla fine degli anni 90 si è avuto un deciso impulso verso la produzione di uve apirene che non hanno goduto nella ricerca e sperimentazione di alcun tipo di sostegno neanche da parte delle istituzioni.

Ci sono i primi timidi passi per arrivare alla collaborazione pubblico-privato per la sperimentazione in campo (quello degli imprenditori agricoli) di alcune varietà di uva da tavola apirene messe a punto negli anni scorsi.
Speriamo sia l’inizio di una stringente e qualificata collaborazione per dare una svolta alla viticoltura da tavola in provincia di Bari, in Puglia e di riflesso in Italia, con l’auspicio da un lato di soddisfare le esigenze produttive e commerciali degli imprenditori agricoli e dall’altro le mutate richieste ed i gusti dei consumatori.

 

 

La foto di apertura è di Luigi Caricato

Roberto De Petro - 29-08-2017 - Tutti i diritti riservati

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