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Le macchine olearie

Gli appuntamenti di Olio Officina Festival 2019. Altra conferma importante in questa nuova edizione, torna dopo il successo riscontrato negli altri anni, Antonio Monte, l'esperto di archeologia industriale tra più apprezzati al mondo. Questa volta al centro dell'attenzione le macchine rappresentano i mezzi con cui si svolgeva il processo di produzione dell’olio. Si va dal brevetto alla pubblicità del prodotto

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Le macchine olearie

Le macchine rappresentano i mezzi con cui si svolgeva il processo di produzione dell’olio; d’altro canto non si può leggere o indagare un frantoio senza considerare la presenza degli "oggetti" del lavoro, i “congegni” che ogni giorno entravano in funzione orchestrati magistralmente dalla mano dell’uomo. 

Con l’avvento dell’età industriale, alle macchine (il congegno) venne data tanta importanza; si assiste al passaggio dai torchi "semplici" in legno a quelli in ferro, alle presse idrauliche e dai macelli in pietra a quelli metallici con mole in pietra. Già a partire dalla metà degli anni Sessanta dell’Ottocento, iniziano a comparire i primi brevetti: “Strettojo comune a semplice effetto” e “Strettojo a vite a doppio effetto” in ferro; "Gabbia di ferro ad anelli e cerchi liberi per la estrazione dell'olio mercè della pressione"; “Forata perfezionata per l’estrazione degli olii dai frutti”; “Pressa idraulica perfezionata per l’estrazione degli olii”; "Forata o Gabbia con foratina a bacchette per uso dell'estrazione dell'olio dalle olive"; eccetera. 

Le numerose ditte (i costruttori Pattison, Oomens, Guppy, Lindenamm, Calzoni, Veraci, De Blasio, Pignone, Biallo, Camplone, ecc.) che brevettarono e produssero le macchine, sentirono la necessità di pubblicizzare i loro prodotti messi sul mercato. Pertanto, su giornali, almanacchi, annuari, riviste, cataloghi e altro, inizia a comparire la pubblicità dell'azienda per fare conoscere le macchine olearie. 

Antonio Monte, architetto, ph.d., ricercatore del Cnr-Ibam, Istituto per i Beni archeologici e monumentali, è docente al Master MPI in Conservazione, gestione e valorizzazione del patrimonio industriale all’Università di Padova. Vice presidente dell’Associazione italiana per il Patrimonio archeologico industriale (Aipai), è condirettore della rivista Patrimonio industriale. Fa parte del Comitato scientifico di OOF International Magazine ed è inoltre autore di pubblicazioni su temi di patrimonializzazione, recupero, conservazione e valorizzazione del patrimonio industriale. Ha realizzato diversi progetti di restauro, conservazione e rifunzionalizzazione di beni del patrimonio industriale.

In apertura: Camplone Giuseppe & Figli. Tavola del Brevetto della Pressa idraulica per l’estrazione mediante spremitura di liquidi contenuti in masse pastose, 5 aprile 1947 - particolare (dell'immagine integrale è possibile prendere visione nel numero 6 di OOF International Magazine, oppure a Milano, nel corso dell'intervento di Antoni Monte al festival.

L'incontro con Antonio Monte a Olio Officina Festival è fissato per il pomeriggio di sabato 2 febbraio.

OO M - 08-01-2019 - Tutti i diritti riservati

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