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Oleum Vate, il progetto

Al Vittoriale degli italiani la cultura si sposa alla coltura. “Al momento – ha spiegato Annarita Della Penna, coordinatrice dei progetti speciali – stiamo portando avanti trattative complesse, per un progetto che da un lato curi amorevolmente i nostri ulivi, portandoci al riconoscimento della Dop Garda e del percorso biologico, e dall’altro, sul fronte commerciale, porti alla realizzazione di un prodotto rivolto principalmente al mercato internazionale, posizionato nella fascia alta del mercato”

Mariangela Molinari

Oleum Vate, il progetto

Non è semplice definire il Vittoriale degli Italiani, quel complesso di edifici, giardini, corsi d’acqua, vie, piazze e persino un teatro all'aperto, fatto costruire tra il 1921 e il 1938 a Gardone Riviera da Gabriele d’Annunzio, con l’aiuto dell’architetto trentino Gian Carlo Maroni.
Per tutti (o quasi) il Vittoriale è, semplicemente, la casa di d’Annunzio, che, in realtà, è solo una parte di questa cittadella monumentale, zeppa di testimonianze del “vivere inimitabile” del Vate.

Se, a riprova del suo valore, oggi il parco storico, esteso su 12 ettari, fa parte del circuito dei Grandi Giardini Italiani, la Tenuta del Vittoriale è anche molto più di questo. Oltre a oleandri, palmizi, acanti, rododendri, cipressi e siepi di lauro e mirto, infatti, il Vittoriale, oggi una fondazione privata presieduta da Giordano Bruno Guerri, conta 600 meravigliosi ulivi, fino a un paio di anni fa mai mappati.

Ora, grazie a un lavoro attento e preciso, sono stati cartellinati uno a uno e trasposti su una piantina. È da qui che ha preso il via il progetto “Oleum Vate”, che, presentato all’ultima edizione di Olio Officina Festival, troverà quest’anno la sua prima concretizzazione.

Proprio dal 2017, infatti, dalle olive delle numerose cultivar presenti e coltivate in regime di agricoltura biologica si ricaverà un olio che richiama direttamene il Vate.

“Al momento – ha spiegato Annarita Della Penna, coordinatrice progetti speciali del Vittoriale degli Italiani – stiamo portando avanti trattative complesse, per un progetto che da un lato curi amorevolmente i nostri ulivi, portandoci al riconoscimento della Dop Garda e del percorso biologico, e dall’altro, sul fronte commerciale, porti alla realizzazione di un prodotto rivolto principalmente al mercato internazionale, posizionato nella fascia alta del mercato, nel segmento lusso, con un packaging che ne possa comunicare adeguatamente il valore. Un olio prezioso e ambizioso, dunque, da utilizzare con parsimonia, al pari di due gocce di Chanel n° 5”.

Che gli ulivi del Garda avessero caratteristiche peculiari, ben diverse da quelle degli ulivi del suo Abruzzo d’Annunzio era pienamente consapevole. Scrive, infatti:
«Ulivi del Garda tanto umani! Magri, svelti, con tronco diviso, senza mole, tutti respiro e attenzione, ariosi e ingegnosi, non superano di troppo la statura dell’uomo. Si lasciano cogliere una parte dei frutti dal braccio alzato. Portano ramoscelli più pieghevoli che le vermene dei salici, atti a essere chiusi in perfette corone e a muovere il primo fuoco sotto la catasta».

Ma c’è anche un altro progetto di arte, letteratura e musica che unisce il Vittoriale alla Casa Museo di Giovanni Pascoli a Castelvecchio Pascoli e a Casa Puccini a Lucca. Si tratta di “Magnifiche presenze”, un “patto per la bellezza”, come lo ha definito Giordano Bruno Guerri, che intende dare forza alla natura e al paesaggio, e mettere allo specchio gli ambienti che hanno dato nutrimento a questi “spiriti luminosi”, attraverso varie iniziative. Tra queste, la mostra di arte contemporanea di fotografia e pittura di Caterina Salvi e Sandra Rigali, attraverso la quale viene portato alla luce l’invisibile delle carte, delle opere, dei testi e dei luoghi che D’Annunzio, Pascoli e Puccini ci hanno lasciato.

Proprio l’ulivo, infine, ha unito in un immaginario filo verde d’Annunzio e Pascoli a Olio Officina Festival.
La casa editrice lucchese ZonaFranca di Franca Maria Severini, infatti, ha ripubblicato (e presentato alla kermesse milanese) l’Inno all’ulivo scritto da Giovanni Pascoli nel 1901, in un’edizione curata dalla critica letteraria Daniela Marcheschi e con l’illustrazione di Plinio Nomellini.

 

La foto di apertura è di Luigi Caricato

Mariangela Molinari - 21-02-2017 - Tutti i diritti riservati

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