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Il valore delle rinnovabili

È stato presentato a Roma il rapporto annuale Legambiente, Dossier Comuni rinnovabili 2017. In dieci anni sono oltre un milione gli impianti presenti in Italia, molti nelle aziende agricole. Oltre 180mila quelli del solare fotovoltaico realizzati negli ultimi due anni senza incentivi

Marcello Ortenzi

Il valore delle rinnovabili

Il rapporto annuale di Legambiente presentato nella sede del Gestore dei servizi energetici l'8 giugno, ha cui hanno contribuito Enel Green Power e GSE, ha certificato che crescono i comuni rinnovabili: sono 3021 quelli che producono più energia elettrica di quanta ne consumino le famiglie residenti, e 40 quelli 100% rinnovabili, dove le energie pulite soddisfano tutti i consumi elettrici e termici riducendo le bollette di cittadini e imprese.

E' stato appurato che cresce in Italia la generazione distribuita da energie pulite insieme all’innovazione energetica, accompagnata da un nuovo modo di essere cittadini produttori-consumatori di energia e dalla diffusione delle comunità dell’energia. Nel 2016, anche se con ritmi molto inferiori rispetto al passato, sono stati installati 396 MW di fotovoltaico, 282 MW di eolico, 140 di geotermico, 513 di bioenergie e 346 di minidroelettrico.

Le Fonti di energia rinnovabile hanno contributo a soddisfare il 34,3% dei consumi elettrici complessivi, dato in diminuzione per il secondo anno dopo 10 anni di crescita, per via del calo avvenuto nella produzione idroelettrica (-8,9%). Interessante che oggi quasi tutti i comuni italiano hanno almeno un impianto a energie rinnovabili. Crescono anche i municipi delle bioenergie che arrivano a quota 4.114 per una potenza installata complessiva di 5.490 MW elettrici, 1.534 MW termici e 415 kW frigoriferi.

L’edizione del Rapporto di quest’anno ha inaugurato un nuovo capitolo dedicato alle filiere del cibo e delle fonti rinnovabili e a quelle aziende dell’agroalimentare italiano che hanno deciso di investire nelle fonti rinnovabili per soddisfare i fabbisogni energetici, elettrici e termici, legati ai processi di produzione del cibo. Per l'Istat circa 21.000 aziende italiane, per lo più legate al settore dell’agro-industria multifunzionale, hanno impianti Fer e il tipo di tecnologia più adottata è quella che si integra al meglio con i processi agro-ecologici, ovvero impianti a biomasse e a biogas. In particolare il biogas costituisce il vettore di energia rinnovabile più diffuso in campo agricolo, non solo come valida alternativa al combustibile fossile per la generazione di energia elettrica e termica ma anche per la possibilità di utilizzo del sottoprodotto della digestione come ammendante e fertilizzante naturale. Alcune di queste aziende sono state premiate con il premio “Rinnovabili e cibo di qualità”, che è andato a tre aziende. 

Società Agricola Arte, nel Tavoliere delle Puglie tra Manfredonia e Cerignola (FG). Da giugno 2015 produce e commercializza prodotti biologici certificati avvalendosi di tecnologie agronomiche sostenibili e coltivando materie prime di altissima qualità e locali come ad esempio il grano duro Senatore Cappelli Bio e il farro monococcum, utilizzando solo semina su sodo. L'azienda ha un impianto a biogas che immette in rete il 90% dell’energia elettrica prodotta, mentre il resto insieme alla componente termica è totalmente utilizzata per soddisfare i diversi fabbisogni aziendali. L’impianto è alimentato per il 50% dagli scarti provenienti dagli 80 ettari di superficie agricola dell’azienda, per il 25% dai sottoprodotti aziendali come foglie d’ulivo, sansa e vinacce, scarti di lavorazione dei cereali, leguminose, scarti di lavorazione della pasta e tifa, un’erba spontanea raccolta dalla vicina riserva e la restante parte è ottenuto da sottoprodotti.

Un'altra azienda "rinnovabile" il Birrificio artigianale Lesster, a Lugo di Grezzana (VR). Lesster è un esempio di impresa che fa del rapporto con il territorio in cui è immersa il suo punto di forza. La birra artigianale è realizzata secondo antichi dettami della lavorazione artigianale, reinterpretata modernamente. Tutte le birre sono rifermentate in bottiglia, una pratica che dona una gassatura naturale e genuina. Il laboratorio è costituito da un impianto all’avanguardia con capacità produttiva di 5 hl e una batteria di fermentazione da 60 hl. Lesster, da marzo 2017, ha scelto di avere una fornitura di energia garantita 100% rinnovabile, contribuendo così a mantenere lo stato di salubrità del territorio.

Terzo premio per la Nuova Sarda Industria Casearia, che lavora 4 milioni di litri di latte ovi-caprino l'anno. Il Caseificio trasforma esclusivamente latte ovino e caprino di allevamenti situati nella zona del Medio Campidano e Oristanese della Sardegna. Dal 2010 ha installato un impianto fotovoltaico e nel 2015 un impianto termodinamico. Lo stabilimento così quasi autosufficiente sul fronte dei consumi di energia elettrica e il vapore acqueo prodotto integra la fonte energetica tradizionale fino al 50% del carico termico necessario, adoperato nella fornitura di calore per i processi produttivi del formaggio e delle ricotte, rispettivamente per il riscaldamento del latte e del siero.

Legambiente poi, chiede investimenti nel cambiamento liberando l’autoproduzione da fonti rinnovabili, oggi al centro della discussione mondiale e un punto fondamentale delle Direttive europee, in corso di approvazione, che riconoscono un ruolo centrale ai prosumer e alle comunità dell’energia. Ma anche necessario stabilire delle regole semplici e trasparenti per l’approvazione di progetti, definire nuove politiche per la spinta alle rinnovabili, eliminare i sussidi alle fonti fossili, investire nelle reti energetiche e nell’accumulo e soprattutto che i comuni siano i protagonisti nella spinta all’innovazione energetica.

Legambiente, durante il convegno di presentazione, visto che il futuro delle rinnovabili è già adesso, ha chiesto che l’Italia investa nel cambiamento liberando l’autoproduzione da fonti rinnovabili, oggi al centro della discussione mondiale e un punto fondamentale delle Direttive europee in corso di approvazione, che riconoscono un ruolo centrale ai "prosumer" e alle comunità dell’energia. Inoltre si stabiliscano regole semplici e trasparenti per l’approvazione di progetti, perché l’incertezza delle procedure è ancora una barriera alla diffusione degli impianti rinnovabili.

 

La foto di apertura è di Luigi Caricato

Marcello Ortenzi - 13-06-2017 - Tutti i diritti riservati

Marcello Ortenzi

Nato a Roma, dove risiede, si è laureato in Economia e Commercio nell’Università "la Sapienza", con una tesi in Politica agraria sugli interventi per le aree interne e montane risiede nella capitale. Si è occupato di progettazione industriale e di comunità montane, partecipando a un gruppo di lavoro dell’Uncem Lazio per la preparazione di una legge regionale sugli enti montani. Ha collaborato inoltre con l’Istituto di studi sulle Regioni del CNR, elaborando alcune annate di analisi dei bilanci regionali. E’ stato funzionario della Regione Toscana nell’ufficio di Presidenza a Roma, e ora si occupa dell’utilizzazione delle biomasse nei settori energia ed industria con l’Italian Biomass Association (Itabia), associazione scientifica con sede in Roma, curando specialmente gli aspetti normativi e la divulgazione dei risultati delle attività. Collabora dal 1989 con alcune riviste agricole, occupandosi specialmente di castanicoltura e fibre vegetali, e redige inoltre un bollettino di lavori parlamentari on line sui temi agroforestali ed energetici.

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