Mercoledì 20 Giugno 2018 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

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Bio, meglio tardi che mai

Il decreto sulla razionalizzazione della normativa sui controlli del biologico pone molti interrogativi. Si fa largo il sospetto che i consumatori oltre a pagare carissimo ciò che hanno comprato per 23 anni, non siano stati adeguatamente tutelati. Ha senso incaricare nuovi controllori di controllare altri controllori nel loro lavoro di controllo dei controllati? Non sarebbe opportuno disfarsi di ben 18 organismi di controllo privati e averne solo uno istituzionale?

Alberto Guidorzi

Bio, meglio tardi che mai

Mettereste voi a guardia di un carcere un secondino pagato dai carcerati? Ebbene quando scrivemmo che vi era lo stesso conflitto di interesse tra agricoltori praticanti l’agricoltura biologica e l’organismo di certificazione, pagato appunto dagli agricoltori controllati, il commento più benevolo che ricevemmo fu che “non sapevamo di cosa stavamo parlando”.

Ora invece scorrendo le finalità del nuovo decreto del Consiglio dei ministri n. 71 del 22 febbraio 2018 circa le "Disposizioni di armonizzazione e razionalizzazione della normativa sui controlli in materia di produzione agricola e agroalimentare biologica, ai sensi dell'articolo 5, comma 2, lettera g), della legge 28 luglio 2016, n. 154 e ai sensi dell'articolo 2 della legge 12 agosto 2016, n.170", possiamo affermare che eravamo noi che sapevamo cosa ci dicevamo, mentre erano i difensori del produrre biologico che volevano sviare sospetti legittimi che sono rimasti in essere per ben 23 anni in quanto il precedente regolamento era del 1995.

Infatti il comunicato stampa del MIPAF enumera gli scopi che il decreto vuole raggiungere.

Tutelare maggiormente i consumatori!
Ma allora il sospetto, sempre avuto che consumatori di biologico oltre a pagare carissimo ciò che hanno comprato per 23 anni non sono stati adeguatamente tutelati, è legittimo.

Garantire una maggior tutela del commercio e della concorrenza!
Ma allora per 23 anni si è accettata una situazione che rendeva possibili frodi e scarsa concorrenza?

Rendere il sistema dei controlli più efficace anche sotto il profilo della repressione!
Ma allora per 23 anni si è accettato che i controlli fossero all’acqua di rose e che la repressione fosse poco efficace?

Si programma anche che il controllo dei controllori venga affidato a organismi istituzionali!
Ma vi sembra logico incaricare dei nuovi controllori (per giunta istituzionali) di controllare altri controllori nel loro lavoro di controllo dei controllati? Ma non è meglio incaricare direttamente la Repressione Frodi o i Carabinieri forestali di controllare gli agricoltori che praticano agricoltura biologica e disfarsi di ben 18 organismi di controllo privati (aventi scopo di lucro) che come visto sopra non sono esenti da sospetti? Ma non era questo legame incestuoso tra controllato (pagante) e controllore (ricevente) che minava alla base la credibilità del settore del cibo biologico? Non ci pare però che così facendo venga meno il conflitto d’interesse di base, al limite lo si rende solo un po’ più difficoltoso nell’estrinsecarsi.

La nostra mancanza di fiducia nell’organizzazione del biologico ottiene un ulteriore supporto quando si legge ciò che dice ancora il MIPAAF:

- Viene fatto obbligo al produttore di biologico di cambiare la società di certificazione ogni 5 anni! Qui letteralmente viene meno la fiducia negli organismi di controllo autorizzati dal Ministero stesso. Se non ci si fida fino in fondo del loro operato perché li si mantiene operativi?

- Si afferma che si vogliono eliminare i conflitti d’interesse degli organismi di controllo! Ma allora si ammette che esistessero come d’altronde abbiamo sempre sostenuto noi e per giunta sono stati tollerati per 23 anni ?

- Il provvedimento dice anche che si vogliono eliminare possibilità di commistione.
Quindi poteva esistere che i controllati (tutti gli operatori del biologico) potessero detenere quote di proprietà nelle società autorizzate ai controlli ed alla certificazione. E’ lecito pensare quindi che per ben 23 anni gli organismi di controllo suddetti potessero essere eterodiretti.

- Si è ritenuto dover precisare che gli organismi di controllo debbano svolgere solo attività di controllo. In altri termini prima un organismo di controllo poteva fare lui stesso agricoltura biologica in proprio, autocertificarsi la produzione e farne oggetto di vendita? Oppure poteva farsi venditore di servizi e prodotti in modo da trasformare il controllato in “cliente”?

- Infine si decide l’istituzione di una banca dati delle transazioni che avvengono nel settore! Perché si è aspettato 23 anni a creare uno strumento informatico di trasparenza e subitanea consultazione? In questo lasso di tempo quali e quante transazioni sono avvenute all’insaputa della collettività?

Altra anomalia tutta italiana è emanare un decreto ad inizio 2018 senza tener conto che contemporaneamente un nuovo regolamento europeo sul biologico era stato approvato dai 27 membri dell’UE e che dovrà essere recepito anche dall’Italia. Cosi a naso ci sembra un voler legiferare con urgenza e quindi è lecito il sospetto che si siano volute sanare situazioni insostenibili che ne consumatori bio e neppure opinione pubblica conoscevano, ma che se rese pubbliche sarebbero state scandalose. Comunque anche i contenuti di questo regolamento UE sono abbastanza esilaranti, vediamone qualche punto.

Innanzitutto per l’entrata in vigore tutto è rimandato al 2021 benché le vecchie regole fossero già di 20 anni prima

Finalmente si recepisce che le regole del produrre biologico differivano da paese a paese a causa di deroghe nazionali. Si istituisce dunque un label europeo valido in tutta l’UE che però ancora non assicura una uniformità regolamentare, se poi si dice di voler garantire la necessaria flessibilità che le regole nazionali prima garantivano (sic!). Anzi si afferma che la deroga per l’uso di un fitofarmaco non autorizzato in biologico resta sempre applicabile. Non solo ma la deroga varrà per tutta l’UE.

Il paese terzo che vuol esportare biologico nell’UE deve adeguare il suo modo di produrre biologicamente al nuovo regolamento europeo (chi controlla che ciò avvenga?) Si tenga conto che dovranno sparire ben più di 60 norme differenti che solo sulla carta e per oltre 20 anni sono state definite “equivalenti” e quindi con buona pace del consumatore bio che ha consumato prodotti trattati con sostanze proibite da noi ma ammesse in quello stato terzo. D’altronde come si poteva lasciare un mercato come quello europeo sfornito di prodotti biologici con relativo grande business per il semplice uso di una molecola o pratica non conforme? Si ammette che il mercato del biologico europeo sia costituito da un 50% di prodotti importati da paesi terzi, facendo così sleale concorrenza ai produttori nostrani.

Viene ammessa la certificazione di gruppo! Ci sembra di ritornare al 1968 quando nelle università vi era l’esame di gruppo ed il 27 politico.

Poi vi è la rivoluzione delle sementi biologiche! Cioè assisteremo alla riesumazione di germoplasma abbandonato da decenni per ricoltivarlo e ciò creerà un fiorente commercio di sementi. La situazione ante 1976, data di recepimento della Direttiva europea sulle sementi, era un po’ una corte dei miracoli in questo campo (germinazione in campo non confacente, purezza varietale inesistente, vendita della stessa semente con nomi diversi ecc.). Dunque si sta prefigurando un ritorno al passato.

I controlli devono essere fatti senza preavviso! Ma allora prima era ammesso che il controllore si facesse annunciare? Ma vi è di più, da un controllo a cadenza annuale che già poteva dare adito a scappatoie Ora, a certe condizioni, il controllo può diventare biennale e quindi offrire il destro per barare più facilmente. Inoltre, dato che la decisione spetta allo Stato membro, assisteremo ancora a due pesi e due misure.

Circa i riscontro di prodotti fitofarmaceutici non autorizzati in biologico esso deve derivare da contaminazioni esterne e se del caso se ne ammette ugualmente la certificazione biologica.

In deroga al principio che un prodotto biologico debba provenire da una pianta che sia in contatto con un suolo agrario, si ammette certificabile la produzione in serra, cioè su suoli artificiali, nei paesi che già usufruivano di questa eccezione.

Ancora nessuna norma impone la produzione aziendale di compost fertilizzante organico e tanto meno si impone una produzione di letame da allevamenti propri, pertanto è ancora possibile concimare con letame non prodotto in azienda biologica con metodo non biologici. Un elemento fertilizzante proveniente da sintesi si “purificherebbe” passando per l’apparato digerente di un animale, mentre lo stesso elemento che fa lo stesso percorso ed è usato in agricoltura convenzionale non si “purificherebbe”.

 

 

La foto di apertura è di Francesco Caricato

Alberto Guidorzi - 06-03-2018 - Tutti i diritti riservati

Alberto Guidorzi

Agronomo, ha studiato Scienze agrarie presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, e vive attualmente a Sermide, nel Mantovano. Scrive sui magazine "Agrarian Sciences", "Salmone" e "La Valle del Siele"

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