Giovedì 21 Marzo 2019 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

accedi - registrati - pubblicità - sostieni

saperi > bio bio

Le lobby del biologico

Cose da sapere. Non vi è nessuna ragione affinchè i prodotti bio siano pagati di più per presunti vantaggi ambientali. Tre anni di conversione, oltretutto, non sono per nulla sufficienti a “pulire” il terreno. I nitrati nelle falde? Ci finiscono di più solo se si fa cattiva agricoltura, e chi fa cattiva agricoltura è l’uomo, non un metodo di coltivazione. In questa visione ideologica del bio, infine, non sono nemmeno da sottacere gli evidentissimi conflitti d’interessi

Alberto Guidorzi

Le lobby del biologico

Occorre fare una necessaria premessa per ben comprenderci: l’agricoltore è un imprenditore agricolo e quindi se vi trova redditività deve assecondare anche le richieste più strane che gli provengono dal mercato. Anzi, ha tutte le ragioni di non far venire meno, e se possibile aumentare questa domanda.

Questa premessa si attaglia perfettamente al caso della crescita della domanda di prodotti alimentari agricoli e/o trasformati dichiarati provenire da modi di coltivazione definiti “biologici” o “biodinamici”. Per giunta la domanda è sostenuta, e quindi si possono sfruttare sovrapprezzi anche notevoli, anche se dobbiamo dire che gran parte di questo plus valore è incamerato lungo la catena di distribuzione e vendita. Di conseguenza, al produttore non resta che utilizzare una filiera corta o addirittura la vendita diretta per poter godere di quanto il consumatore è disposto a pagare, trattandosi appunto di una domanda fideistica.

Va pure detto che il produttore, anche impegnandosi scrupolosamente a seguire certi protocolli del coltivare biologico o biodinamico, ottiene produzioni che sono prima di tutto soggette a molte più alee produttive ed inoltre intrinsecamente inferiori di un 30-50% (almeno per le grandi colture) nel biologico ed ancora meno nel biodinamico. Pertanto è nella logica delle cose che questi prodotti debbano essere pagati di più.

Non vi è però nessuna ragione che siano pagati di più per presunti vantaggi ambientali in quanto i trattamenti di protezione si fanno sia in agricoltura biologica che in agricoltura convenzionale e nella prima devono essere molto più ripetuti per la scarsa persistenza dei prodotti usati.
La stessa cosa dicasi per le concimazioni in quanto in convenzionale si restituiscono gli asporti della coltivazione, mentre in biologico si sfruttano quei pochi elementi che sono rimasti nel terreno per le precedenti concimazioni (tre anni di conversione non sono per nulla sufficienti a “pulire” il terreno dagli atomi di N, P e K apportati da precedenti concimazioni e quindi se erano un “veleno” prima lo devono essere anche dopo la conversione).

I nitrati nelle falde ci finiscono sia che siano provenienti da concimazione organica (l’unica ammessa in biologico e biodinamico), che da concimi azotati di sintesi, ne vanno di più solo se si fa cattiva agricoltura e chi fa cattiva agricoltura è l’uomo e non un metodo di coltivazione.
Se chi coltiva biologico esagera con la sostanza organica o con i liquami fa cattiva agricoltura al pari di qualsiasi altro agricoltore.

Inoltre le tanto decantate pratiche biologiche di conservazione della fertilità e struttura dei suoli, le rotazioni, i sovesci e le coperture dei terreni a rischio non sono pratiche inventate dal coltivare biologico, bensì pratiche ancestrali dell’agricoltura convenzionale. Se sono andate un po’ nel dimenticatoio è solo per questioni di mercato, ma non certo perché sorpassate e, infatti, i buoni agronomi non se le sono dimenticate e diffidano gli agricoltori dal perseverare in semplificazioni colturali di brevissimo respiro. L’ecologia agraria (non certo quella ideologica) ha sempre perorato le buone pratiche.

Sopra ho definito la domanda fideistica, e ciò merita una spiegazione. I motivi principali sono due, ma ambedue avulsi dalla realtà e scientificamente errati:

- si crede che non vi siano residui di pesticidi in assoluto e che quelli che si usano siano “salutari”,

- si crede che gli elementi chimici dei fertilizzanti siano nocivi e, invece, siano buoni gli stessi identici elementi chimici apportati dal terreno o dai concimi organici.

Qui bisogna mettere un punto fermo: le piante assorbono solo e unicamente elementi chimici quali N, K, P e altri microelementi allo stato ionico e a questo stato non conservano nulla della loro provenienza di sintesi o organica. Il fatto che si definiscano naturali e privo di significati dirimenti. Vi è poi una credenza smentita da ogni controllo eseguito circa le qualità dei prodotti biologici e biodinamici, come ad esempio: vantaggi organolettici, diversa composizione, maggiore capacità nutritive, contenuti vitaminici, di oligoelementi e sali minerali aumentati, maggior presenza e generalizzata di antiossidanti, minor contenuto in nitrati.

Quindi nulla da eccepire se esistono queste nicchie produttive, tutto da eccepire. Invece, se si pretende che tutta l’agricoltura abiuri a utilizzare nella coltivazione tutte innovazioni che la scienza ha valutato introducibili e che, ormai da 30 anni, sono usate sempre più in modo ecocompatibile. Il motivo non discende dal fatto che si vuol combattere “tout court” il credere in qualcosa di infondato (de gustibus, come si suol dire), bensì con il fatto che, trattandosi di movimenti molto ideologici, essi vorrebbero obbligare ad abbracciare tutti questa forma di “religione”.

Esagerò? No di certo, il Ministro Martina viene dal dire che: “l’Italia cresce con il biologico”, mentre è esattamente il contrario e lo si dimostra con un semplice ragionamento: l’agricoltura biologica e biodinamica sono rese possibili dal fatto che oggi il 99% dell’agricoltura convenzionale protegge e concima, ma soprattutto ha concimato, mentre, se solo si arrivasse ad un 20% di coltivazioni biologiche e ad un conseguente 80% di agricoltura convenzionale le produttività delle due agricolture crollerebbero per il semplice fatto che l’inoculo parassitario crescerebbe ad un grado tale da rendere inutile la poca difesa del biologico e impossibile e soprattutto non auspicabile una difesa adeguata del coltivare convenzionale; si arriverebbe, infatti, a dover aumentare a dismisura i trattamenti antiparassitari inquinando acqua e aria insopportabilmente. Se poi si andasse oltre, dato che già ora importiamo il 50% di quanto consumiamo la nostra dipendenza dalle importazioni di cibo diverrebbe totale.

Il coltivare biodinamico poi ha motivazioni che esulano da ogni considerazione di fisiologia vegetale e di agronomia che la scienza in più di un secolo ha affinato e confermato, qui si ricade nel metafisico e nell’esoterismo. Quello che non può essere accettato però è il fatto che si voglia stravolgere la realtà della natura che è basata da assunti dimostrati veri dalla scienza sperimentale.

Si afferma che il terreno con l’agricoltura convenzionale diventa compatto e duro e che basti un corno di letame (diciamo 300/500 g) seppure ben maturato e poi diluito ennesime volte per ottenere sull’unità di superficie lo stesso effetto di quando mio nonno ne distribuiva 200 q/ha (non certo nelle vigne!) di questo letame egualmente maturo. Se ne vuol dare anche una spiegazione scientifica dicendo che con 300 grammi si apportano “cinquecento milioni di microorganismi e si è in grado di sprigionarne il doppio”. Ora i microrganismi esistevano anche nel letame di mio nonno, infatti si distribuiva anche per quello (ma anche per le tante altre funzioni svolte dagli acidi umici), e mi sembra che sia incontestabile che in 20 milioni di g di letame (200 q) di microrganismi ve ne siano molti di più che non in 300/500 g!

Probabilmente a questa mia considerazione verrà contrapposta l’obiezione che i 200 q di mio nonno non erano dinamizzati, eppure, nella sua semplicità, prima di cominciare a distribuire il letame egli chiamava il prete a benedire la concimaia, il che è un’altra forma di richiamare “influenze cosmiche” (se queste esistessero). Ci vogliamo mettere a discutere se la benedizione di un prete è più o meno efficace della punta di un corno di vacca?

Certo, nella storia di maghi e streghe e relativi adepti ne sono passati tanti e gli sciamani esistono ancora in certe contrade e quindi fra questi ci può stare anche Steiner ed i suoi moderni adepti.
Vado oltre e dico che il mostrare una fotografia come quella sotto per dimostrare la superiorità del corno di letame circa la strutturazione migliore, da un punto di vista fisico-chimico, di un terreno se coltivato biodinamicamente (a sinistra) in confronto ad un altro (a destra), all’apparenza più compatto solo perchè concimato con concimi chimici è un affronto all’intelligenza del lettore.
In questo modo non si dimostra nulla si è solo voluto supportare un’affermazione con un immagine che potrebbe essere benissimo artefatta e mostrata solo in quanto non si ha altro di sperimentalmente probante da apportare.

Non si può neppure sottacere che all’interno delle filiere del biologico e del biodinamico vi siano conflitti d’interesse evidentissimi. Ma è credibile che la certificazione biologica e biodinamica sia fatta da enti privati che si sostengono finanziariamente solo con le parcelle che pagano le aziende controllate e che il singolo controllore abbia un interesse diretto nelle quantità che riesce a certificare? Ma è accettabile che la certificazione verta solo sulla testimonianza che l’agricoltore ha seguito un itinerario tecnico e, date le aspettative qualitative del consumatore bio, non si certifichi, sulla base di dati analitici verificabili, l’esistenza reale di queste qualità, invece di affermare apoditticamente solo che vi è più di questo o più di quest’altro?

Ecco è ora di dire chiaro e tondo che siamo in presenza di un attacco vero e proprio da parte delle lobby dei prodotti biologici e delle organizzazioni ambientaliste da cui emanano; che, tra l’altro, non si fanno nessuno scrupolo a mentire e a spaventare, utilizzando mezzi contrari all’etica e ascrivibili alla disonestà intellettuale. Si vuole solamente e a tutti i costi aggiungere elementi a proprio favore in un dibattito fatto sulle parole e non sui fatti sperimentalmente verificabili. Lo scopo è di aggiungere adepti, che possono portare anche sostanziosi finanziamenti, per perseguire un cambiamento di società.

A riprova si guardino questi due grafici: il primo a sinistra è stato diffuso da una lobby ambientalista americana e vuol dimostrare che l’autismo è conseguenza dell’aumento nell’uso del gliphosate (diserbante totale al quale si sono rese resistenti certe piante coltivate). Qui si vuol far passare per prova una correlazione, ben sapendo che molti non sanno il significato di “correlazione” e che la lettura emotiva porta a stabilire un legame di causa/effetto senza porsi la domanda se il tutto corrisponde al vero.
Quella correlazione ha la stessa validità di quella del secondo grafico, anch’esso creato ad arte e con lo stessa disonestà intellettuale del primo, che mostra come l’aumento dell’autismo può essere anche correlato con l’aumento del consumo di prodotti biologici.

La foto di apertura è di Luigi Caricato. la foto della zolle è stta pubblicata in altri due precedenti articoli QUI e QUI

Alberto Guidorzi - 13-10-2015 - Tutti i diritti riservati

COMMENTI

Per poter commentare l'articolo è necessaria la registrazione.
Se sei già registrato devi effettuare l'accesso.

GUIDORZI ALBERTO

20:03 | 14 gennaio 2016

Ma guarda, quando contestavo che mi sembrava strano che l'85% della produzione agricola con metodi biologici fosse concentrata in quattro regioni del Sud e dove la Sicilia eccelleva ero tacciato di essere uno "sporco razzista".

Mi pare invece che l'aver annusato che "laddove usciva fumo covava fiamma" non era fuori dal mondo come si può leggere qui:

http://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2016/01/13/sicilia-il-tar-boccia-un-bando-del-psr-tremano-8000-aziende/47067?utm_campaign=newsletter&utm_medium=mail&utm_source=kANSettimanale&utm_content=2417

GUIDORZI ALBERTO

12:21 | 06 dicembre 2015

Valerio

Suffraga il tuo dire con lavori scientifici pubblicati su riviste a comitato di lettura per supportare le tue affermazioni, altrimenti il tuo dire dire vale come il due di coppe quando vi è in tavola bastoni.

Anche in Inghilterra dicevano che il prione non esisteva perchè trattavano le farine in forni ad alte temperature, ma abbiamo visto i risultati. Ma voi ve ne siete fregati e l'avete ammessa come concime. Sapete perchè l'avete ammessa? Per il semplice motivo che il protocollo di coltivazione del biologico non obbliga il vostro coltivatore ad autoprodursi il letame, cioè non è obbligato a tenere una stalla. I coltivatori biologici sono di fronte al dilemma molto importante di dove reperire la materia organica da buttare nei terreni e molti, non scrupolosi per la verità, buttano nei loro terreni ogni sorta di materiale organico e voi chiudete non uno ma due occhi per continuare a lucrare la parcella di certificazione.

E' vero o non è vero che di fronte ad un attacco parassitario grave il coltivatore può chiedere proroghe per salvare la sua produzione? Non mi dirai che voi non gliela concedete vero? Quello altrimenti vi manda al diavolo e non vi vuole più in azienda.

L'unica cosa che sei riuscito trovare fuori per giustificare che si usano prodotti chimici nei campi coltivati a foraggere è l'essiccazione tramite disseccante delle produzioni da seme. Scusami ma se sono da seme me le chiami ancora coltivazioni foraggere?

A te sembra normale che l'85% delle superfici a biologico siano localizzate solo in alcune regioni del Sud vero?. Anche per voi certificatori di Associazioni biologiche, vale quanto disse Vespasiano: "pecunia non olet".

Tu dici "Peccato che può capire anche un bambino che se il bio è mettiamo il 5% del mercato e il convenzionale il 95%, ci saranno molte più probabilità di truffe nel 95% che nel 5". Certo detta così non fa una grinza, ma normalmente le persone che hanno un minimo di compredonio, non come te, sanno che si fanno le proporzioni tra numero di truffe rapportate al 5% e numero di truffe rapportate al 95%,

A proposito della tua chiusura, resta il fatto che avete ucciso più gente voi (53 morti e più di 800 menomati perenni) per aver fatto mangiare germogli di semi senza preoccuparvi di prevenire le contaminazioni, che non l'esplosione di Chernobyl.

Ecco l'elenco dei prodotti sicuramente nocivi che sono autoizzati in agricoltura biologica: Bore (DL50 : 560 mg/kg), Acido acetico (DL50 3310 mg/kg),Sulfato di rame (DL50 : 300 mg/kg), Piretrine (DL50 comprise entre 200 mg/kg et 2600 mg/kg), Acqua ossigenata, Polisolfuro di calcio (DL50 : 820 mg/kg), Roténone (DL50 : 132 mg/kg) usato fino al 2011,Solfate di nicotina (DL50 : 50 à 60 mg/kg),Azadirachtine (DL50 : 3540 mg/kg),Bromuro de métile (DL50 : 214 mg/kg),olio di citronella, Olio di eucaliptus, estratto d'aglio. Olio di Neem.

Questi prodotti sono autorizzati in agricoltura biologica in USA, alcuni non sono ammessi in tutti i paesi europei, ma dato che vi è riconoscimento vicendevole tra certificazione USA e quella Italiana significa che questi prodotti, se importati, possono essere presenti come residui nei cibi di chi sceglie biologico.

Andatelo a raccontare a chi ha le fette di saleme sugli occhi che voi assicurate il massimo della sicurezza.

VALERIO STECCANELLA

18:24 | 05 dicembre 2015

Se alla notte ti sogni asini che volano e coccodrilli che saltellano, forse non è colpa della lobby del biologico, ma hai mangiato pesante la sera. Puoi raccontare a tutti i tuoi incubi, ma dimostrare che siano veri è cosa un po' diversa. Riepilogando, dai tuoi articoli emerge che: non conosci assolutamente la normativa del biologico, ma farnetichi di "protocolli tedeschi" e "deroghe al protocollo", senza saper fornire nemmeno un vago appiglio con un fatto. Non conosci il sistema agroalimentare, tanto da ignorare che esistano aziende agricole nel sud Italia, ma sicuramente se ci sono per te saranno condotte da delinquenti. Non conosci il sistema di controlli e certificazione, ma sicuramente per te gli ispettori sono sordi muti e ciechi come le 3 scimmiette. Non conosci l'agronomia, tanto da affermare che le foraggere convenzionali non vengono trattate e concimate, mentre se avesti qualche volta visto un campo sapresti che non è così, dai disseccanti chimici utilizzati per raccogliere il seme dell'erba medica in poi. Ignori le rotazioni, ti danno tanto fastidio le foraggere ma logicamente il terreno che un anno è occupato da foraggere, oltre a fornire alimenti per il bestiame, l'anno dopo sarà dedicato ad altre colture, quindi che sia inserito nei sistemi di controllo e certificazione è strano solo per i tuoi amici asini volanti. Non conosci la mangimistica, tanto da ignorare che l'alimentazione con farine animali per i bovini è vietata da parecchi anni, e quindi i prioni non dovrebbero esserci. Ma dato che ignori anche la normativa sui sottoprodotti animali e sui fertilizzanti, occorrerebbe spiegarti che vengono trattati ad alte temperature, per cui è improbabile che permangano residui in grado di nuocere al terreno e alle colture. Ma forse ignori anche che i fertilizzanti a base di farine animali non sono certo vietati in convenzionale, ma stranamente in questo caso la cosa non ti turba, ai coccodrilli saltellanti va bene così. Ignori i sistemi informatici utilizzati in agricoltura per le pratiche e per raccogliere dati, ma commenti con geniale sussiego numeri che non capisci. Ignori i pronunciamenti della FAO, dell'Unione Europea e gli studi internazionali sulla maggiore sostenibilità del biologico, i benefici per l'ambiente e la capacità di fornire cibo sano per tutti, ma sei pronto ad affermare che sono tutte balle, certamente i tuoi consulenti volanti che vengono a trovarti nei tuoi sonni agitati ne sanno di più. Ignori la matematica, la chimica, la statistica. Ti sembra auspicabile mangiare cibo con residui di pesticidi, mentre non arrivi a capire che tutti i controlli pubblici trovano meno campioni irregolari in percentuale nel bio che nel convenzionale, quindi il bio inquina meno e danneggia meno la salute. Ma chiaramente, per te "ci sono più truffe nel biologico che in tutto l'agroalimentare". Peccato che può capire anche un bambino che se il bio è mettiamo il 5% del mercato e il convenzionale il 95%, ci saranno molte più probabilità di truffe nel 95% che nel 5. Se in biologico sono autorizzate come fitofarmaci e fertilizzanti poche decine di molecole chimiche e secondo te provoca stragi, e nel convenzionale parecchie centinaia, nel convenzionale le probabilità di pericoli per il consumatore saranno molto maggiori. Ignori il buon senso, nell'articolo che ti autociti (essendo chiaramente tu l'unica fonte attendibile al mondo, specie a sostegno di teorie tanto assurde), non si afferma affatto che il bio è dannoso per l'ambiente, ma solo che ha una resa inferiore. Dato che non c'è bisogno di produrre di più, perché la produzione alimentare è doppia rispetto al consumo e ci sono immense superfici agricole dedicate a colture non alimentari riconvertibili, non c'è affatto bisogno di distruggere le foreste per il bio. Le foreste vengono sì distrutte, ma per le piantagioni di palma da olio, mangimi, caffè, tè, colture energetiche, ecc. convenzionali. Al contrario tutti gli studi affermano che il bio tutela la biodiversità ambientale. Dall'alto di tutta questa... "competenza", che nuova strabiliante notizia di fondamentale importanza per l'umanità ci tieni in serbo? Ardo dalla curiosità. Forse la "lobby del biologico" su Marte, dove si è recata dopo aver distrutto tutte le foreste della Terra, sta tramando qualcosa a tuo danno? Forse alcuni germogli bio provenienti da Venere e ottenuti grazie alle "deroghe al protocollo" che i corrotti ispettori su quel pianeta rilasciano senza esitare, faranno strage di poveri consumatori attirati dal miraggio di un cibo più sano? Fremo dalla voglia di sapere. Salutami gli asini volanti, immagino che ti facciano risparmiare un sacco in biglietti aerei. Valerio

GUIDORZI ALBERTO

01:01 | 04 novembre 2015

Non preocuparti che ho letto il link in inglese, ma è un'affermazione non degna di fede perchè racconta una balla, ed eccone la dimostrazione:

http://www.salmone.org/il-biologico-nemico-dellambiente/

Se fosse vera la versione FAO perchè imbrogliate i i consumatori di prodotti biologici? Li imbrogliate due volte: 1- gli fate pagare un sovrapprezzo giustificandovi che il sistema biologico produce meno, 2° - perchè millantate qualità che non ci sono, poi vi ci mettete voi a certificare anche vostra nonna come biologica e fate lievitare i prezzi ulteriormente. E poi dicono che in Italia non ci sono le tangenti legali!

Sei capace di leggere o no? Sono i semi che devono essere sterilizzati non i germogli e questo il protocollo del biologico tedesco lo impediva, con ciò si sono fatte morire 53 persone e più di 800 sono permanentemente sotto dialisi. Vatti ad informare. Ma se certificate anche aziende che hanno una parte coltivata a biologico ed un'altra a convenzionale. Prova ad andare a vedere dove si produce riso biologico solo su parte della superficie quanti prodotti non ammessi da voi che entrano (diserbano di notte). D'altronde poveretti si devono pur difendere dal riso crodo.

Perchè hai il coraggio di dire che non concedete deroghe al protocollo in caso di situazioni non risolvibili con i mezzi ammessi? Le fandonie valle a raccontare ad un altro. A proposito della farina di carne contenente il prione che distribuite nei vostri campi dove solo la natura agisce cosi dici, perchè non obbligate il coltivatore biologico ad avere in azienda un allevamento per per autoprodursi il letame necessario? Non lo fate perchè non trovereste più clienti che vi pagano le parcelle di certificazione, da cui tu trai il tuo stipendio vero?

Ci sono più truffe nel biologico che in qualsiasi altro settore agricolo, d'altronde vale la regola del piatto ricco mi ci ficco e vi ci ficcate anche voi.

VALERIO STECCANELLA

09:36 | 03 novembre 2015

Scusa, ti avevo mandato il link alla sezione in inglese, evidentemente non conosci neanche quello. Qui trovi il testo in italiano pubblicato dall'ufficio stampa FAO http://www.fao.org/Newsroom/it/news/2007/1000550/index.html
Dice testualmente: “Questi modelli indicano che l’agricoltura organica ha il potenziale di assicurare cibo a tutta la popolazione mondiale, come l’agricoltura tradizionale fa oggi, solo con un minore impatto ambientale”.Secondo la Commissione del Codex Alimentarius, e tutte le normative nazionali esistenti, “l’agricoltura organica è un sistema di produzione olistico che evita l’impiego di fertilizzanti sintetici, di pesticidi e di organismi geneticamente modificati (OGM), che minimizza l’inquinamento dell’aria, del suolo e delle risorse idriche ed ottimizza la salute e la produttività delle comunità interdipendenti di piante, animali e persone”. Sono io che lo faccio dire alla FAO? O forse la lobby del biologico? O forse è l'ennesima prova che stai sproloquiando, citandoti da solo e spargendo luoghi comuni di cui sei convinto ma che non hanno nessun rapporto con la realtà? Se vuoi finire di coprirti di ridicolo, prova a citare in quale punto della normativa del biologico risulta vietato lavare i germogli con acqua clorata. Penso che faresti la stessa fine delle "deroghe al protocollo" del tuo messaggio precedente, cioè cambi discorso senza mai essere in grado di fare un esempio concreto a conferma delle tue insinuazioni. Comincio a dubitare che tu abbia mai visto un'azienda agricola, oltre a qualche ricordo universitario sugli ioni, hai solo una grande voglia di farti bello commentando a sproposito notizie che dimostri di non comprendere, sempre senza alcun riferimento concreto a conferma delle bufale che spargi con tanta sicumera. Saluti, Valerio

GUIDORZI ALBERTO

01:22 | 03 novembre 2015

Certo che la torta l'hai rimenata per bene ma dati da fonti non sospette ancora neppure l'aria.

Non ha nessuna importanza che sul pianeta si produca abbastanza cibo per tutti se a chi manca non arriverà mai. Il tuo è un ragionamento solo utopico e populistico

La FAO per tua norma e regola dice anche che nel 2050 occorrerà produrre il 70% di cibo in più e tu ci vuoi fra credere o far dire alla FAO che con il biologico si riesce a produrlo?

Guarda che i morti del 2011 in Germania non si sono verificati per il motivo che tu affermi "Se un alimento bio ottenuto in maniera scorretta o truffaldina ha ammazzato qualcuno e quindi bisogna smettere di fare biologico" bensì perchè non permettete che si disinfettino i semi con acqua clorata. Questo è criminale come lo è stato l'alimentare bovini (che non ne avrebbero bisogno perchè sono poligatrici) con farine carnee, che, guarda caso, ora finiscono tutte a concimare i campi di verdure biologiche che voi con comportamenti tipici delle famose tre scimmiette (non vedo, non odo, non parlo) certificate. La certificazione al Sud è fatta da controllori ciechi, muti e sordi. Possibile che i controllori biologici al Sud non seguano l'andazzo che ben conosciamo, purtroppo, di questa parte dell'Italia? Appuntamento al prossimo articolo, sempre sull'argomento.

VALERIO STECCANELLA

18:46 | 02 novembre 2015

Buongiorno, prima di tutto è impressionante la tua ostinazione nello smentire affermazioni che fai solo tu, come la superiore qualità organolettica e nutrizionale degli alimenti biologici. Dal Reg. 2092/91 in poi, è vietato vantare nell'etichettatura e pubblicità dei prodotti bio, caratteristiche organolettiche e nutrizionali superiori agli analoghi prodotti convenzionali. Quindi è inutile smentire ciò che la legge proibisce di affermare, per evitare fenomeni di concorrenza sleale sul mercato. Ciò non vuol dire che gli studi non esistano, e generalmente in tutto il mondo tendono a concludere che gli alimenti biologici siano più salutari sia per il consumatore che per l'ambiente, ma come ho già detto nel mio messaggio precedente, sarebbe poco corretto scientificamente generalizzare. Ti puoi comunque fare un'idea dei dati scientifici andandoti a vedere il sito di Assobio (associazione delle imprese italiane di trasformazione e distribuzione prodotti biologici), che raccoglie i dati degli studi pubblicati a livello internazionale: http://www.assobio.it/index.php?option=com_content&view=article&id=69:non-mangiate-un-po-di-tutto&catid=19&Itemid=59.
Anche la tua insistenza sugli ioni e la chimica è abbastanza pretestuosa, nella normativa del biologico non sta scritto da nessuna parte che i concimi chimici siano veleno per il terreno. Semplicemente, se fai un piccolo sforzo, potrai arrivare a comprendere che utilizzare per la fertilizzazione, oltre alle buone pratiche agronomiche, effluenti da allevamenti e sottoprodotti dell'industria agroalimentare, come si fa in biologico, riduca sostanzialmente il consumo di materie prime e fonti energetiche non rinnovabili, che rendono insostenibile sul lungo periodo l'agricoltura convenzionale moderna. Anche nel biologico come viene praticato attualmente nei paesi sviluppati, sul consumo di combustibili fossili, acqua e risorse non rinnovabili, si potrebbe fare molto di più. In molti paesi in via di sviluppo, invece, le tecniche di agricoltura biologica, associate all'impiego di varietà tradizionali e buone pratiche agricole, portano a rese in biomassa e calorie alimentari superiori a quelle del convenzionale. Forse saprai che una foresta produce molta più biomassa di un campo di grano diserbato, e senza trattamenti e concimazioni. Se quella foresta fosse costituita prevalentemente da piante commestibili, sfamerebbe molta più gente per unità di superficie. Questo è il concetto fra l'altro della permacoltura, che tende a imitare gli ecosistemi naturali che producono più di quelli coltivati con meno input esterni.
Vuoi speculare sui morti per i germogli biologici? Vogliamo parlare di mucca pazza, vino al metanolo, mozzarella alla diossina, mascarpone al botulino? O delle centinaia di allerte che trovi pubblicate sul sito del sistema di allarme rapido europeo RASFF http://ec.europa.eu/food/safety/rasff/index_en.htm? Ma forse, per la tua pseudoscienza dei due pesi e due misure, in quei casi parleresti di errori di singoli operatori, non di scheletri nell'armadio e di morti sulla coscienza. Perché non porti mai alla logica conclusione i tuoi ragionamenti pseudoscientifici? Se un alimento bio ottenuto in maniera scorretta o truffaldina ha ammazzato qualcuno e quindi bisogna smettere di fare biologico, dato che anche gli alimenti convenzionali ammazzano parecchia gente, bisognerebbe smettere di produrli? Ma allora, caro il mio agronomo, cosa ti mangeresti? Un'altra testimonianza della tua scarsa attenzione ai dati, quando ti fa comodo, è la questione dei residui di fitofarmaci. Risulta poco comprensibile il tuo entusiasmo per il 52,9% di frutta campionata in Italia contenente residui di fitofarmaci. Anche se sono nei limiti di legge, trattandosi di veleni, si può forse presumere che tanto bene non facciano. Ho visto personalmente analisi ad esempio di uva da tavola con residui di 12-13 principi attivi, per carità tutti nei limiti di legge, ma forse non tutti sono entusiasti come te di sorbirseli quotidianamente.
Il rapporto EFSA sul monitoraggio a livello europeo http://www.efsa.europa.eu/it/press/news/140520
conclude che il 2,6% degli alimenti convenzionali controllati erano irregolari, contro lo 0,5% dei prodotti biologici. Se una percentuale di alimenti bio fuori legge inferiore a un quinto rispetto ai convenzionali ti sembra di poco conto, non è un problema di lobby del biologico, ma di matematica.
Dati SINAB sul biologico: anche in questo caso dimostri di non conoscere i sistemi informatici di Ministero e Regioni, con cui tutti gli operatori della filiera si devono loro malgrado confrontare. Prima di tutto il sistema di notifica del biologico comprende tutti gli operatori, agricoltori, allevatori, preparatori, importatori, se non ti piace prenditela con i consulenti informatici di Ministero e Regioni. Però informandosi un pochettino, una serie di codifiche aiuta a distinguere le varie attività praticate e tipologie di imprese. Per quanto riguarda le colture e superfici, qualsiasi programma utilizzato dagli agricoltori per interagire con la pubblica amministrazione richiede obbligatoriamente l'inserimento di tutte le superfici condotte, quindi anche di tare, boschi, incolti, ecc. Purtroppo invece di informarti quando non sai una cosa, te ne fai un vanto ("sapete interpretare questa frase"?). Le superfici non coltivate o con orientamento produttivo diverso dalla limitata griglia standard prevista, nei sistemi informatici vengono classificate "altro". Dimensione media: ti confermo che da tutte le statistiche, compresi i censimenti periodici dell'agricoltura, emerge che le imprese agricole bio sono di dimensioni medie maggiori delle altre, e condotte da titolari mediamente più giovani e istruiti, con maggiore presenza femminile, a conferma che non si tratta di un ritorno acritico al passato ma di un'avanguardia. Pascoli: che i pascoli e le foraggere non siano concimati e trattati non è affatto scontato, io come consulente fatico parecchio anche a convincere un agricoltore convenzionale a non diserbare e concimare sull'erba medica. Inoltre, caro il mio agronomo, ti ricordo che i pascoli e le foraggere sono necessari per le filiere animali, per cui se difficilmente al supermercato troverai il fieno, ci puoi trovare sicuramente latte, carne, uova, ecc. Quindi le superfici destinate all'alimentazione degli animali sono correttamente inserite nel sistema di controllo. Superfici di collina o montagna che presumi essere biologiche e abbandonate, e utlizzate per lucrare contributi pubblici: prima di tutto se vengono richiesti contributi pubblici deve trattarsi di superfici con una finalità agricola verificabile, classificate tali dalle pubbliche amministrazioni, quindi non possono essere incolte e abbandonate. Poi se uno volesse lucrare senza tanti problemi, esistono contributi per le zone classificate "svantaggiate", per incentivare chi resiste a lavorare in montagna, che impongono molti meno vincoli del biologico, spesso con importi anche superiori, per cui ancora una volta dimostri di conoscere molto poco gli argomenti di cui sproloqui. Ti accorgi inoltre con grande stupore che la maggior parte della produzione è concentrata al sud, dove notoriamente "la vocazione agricola è da sempre precaria". Forse se ogni tanto ti alzassi dalla tua comoda scrivania e andassi a visitare qualche impresa agroalimentare, sapresti che gran parte dell'ortofrutta fresca, bio e convenzionale, consumata in Europa, proviene da Sicilia, Puglia e Basilicata, con realtà organizzate che esportano in tutto il mondo. Il grosso delle imprese di trasformazione ha invece sede al nord, ma anche questa è una novità solo per te. Dubito che tu abbia mai visto una azienda agricola biologica seria. Certamente è più facile condurre un pascolo o anche un oliveto in biologico, ma sono presenti anche centinaia di aziende specializzate in ortofrutta, che richiede competenze notevoli, e che ricevono controlli non solo dall'ente di certificazione ma anche dalle catene distributive clienti di tutto il mondo. Spesso quelle ad elevata specializzazione sono proprio le aziende "miste" che non ricevono contributi, perché preferiscono produrre in bio le colture a più alto valore aggiunto richieste dal mercato, e in convenzionale le altre, anche se più semplici, evitandosi così molti oneri burocratici. Prova poi a fare un esempio concreto di cosa intendi per "salvano a tutti i costi le loro produzioni chiedendo deroghe al protocollo", fornendo i riferimenti esatti di legge, magari ne spari un'altra che fa ancora più ridere delle precedenti. Capacità del biologico di produrre a sufficienza per tutti: prima di tutto, va ricordato che la produzione alimentare mondiale è circa il doppio di quanto servirebbe a sfamare la popolazione. Ogni giorno nei nostri supermercati tonnellate di prodotti vengono distrutte perché prossime alla scadenza. I paesi ricchi spendono miliardi per distruggere o ritirare dal mercato le eccedenze e sostenere i prezzi. Tutti i regimi di quote produttive introdotti nel tempo dall'UE avevano questo scopo (cereali, proteoleaginose, latte, vigneti, ecc.). Quindi se anche le rese mondiali si dimezzassero, ci sarebbe da mangiare per tutti. La fame è dovuta a una iniqua distribuzione delle risorse, non a carenze produttive. Inoltre, nel mondo enormi superfici sono destinate a colture non alimentari o non certo di prima necessità, ad esempio colture energetiche, fibre tessili, tè, caffè, vino e birra, ecc. Se anche solo una parte di queste superfici fosse convertita a colture per l' alimentazione umana, la resa alimentare basterebbe a sfamare anche popolazioni superiori a quella odierna, come viene previsto per i prossimi anni. Quindi non c'è affatto bisogno di aumentare le superfici coltivate, ma di utilizzarle in maniera diversa sì. Che il biologico possa produrre a sufficienza per sfamare la popolazione mondiale, con importanti ricadute positive anche a livello ambientale, di salute dei consumatori, e di occupazione, lo sostiene anche la FAO almeno dal 2007, puoi informarti un pochetto a questo link, dove vengono citati vari studi a livello mondiale http://www.fao.org/organicag/oa-faq/oa-faq7/en/. Ma sicuramente anche la FAO è vittima della lobby del biologico. In conclusione: gli agricoltori biologici sono i più controllati, producono alimenti con meno residui di fitofarmaci, inquinano meno l'ambiente e incidono meno sul cambiamento climatico in atto, conducono in genere imprese più grandi e moderne delle analoghe imprese agricole convenzionali, consumano meno risorse non rinnovabili. Comprendo che se vendi fitofarmaci e fertilizzanti la cosa ti infastidisca. Purtroppo il tuo problema non è la lobby del biologico, ma il voler apparire scientifico e razionale quando da ogni tua frase traspare un pregiudizio. Addio. Valerio Steccanella

GUIDORZI ALBERTO

12:25 | 01 novembre 2015

Salvatore ecco perchè lo fanno (leggiti se ne hai voglia il link che allego). Lucrano soldi pubblici e poi anche loro salvano a tutti i costi le loro produzioni chiedendo deroghe al protocollo.

http://www.salmone.org/le-stranezze-dei-dati-della-produzione-biologica-italiana/

SALVATORE MALCANGI

12:51 | 31 ottobre 2015

Nell'articolo ho trovato tanti spunti interessanti in quanto ho sempre pensato al biologico come una trovata geniale per ridurre la produzione di prodotti agricoli nell'area comunitaria diventata eccedente a causa delle politiche di incentivi per migliorare la competitività nel dopoguerra.
Aggiungerei un altro aspetto a quelli elencati: nella maggioranza dei casi il surplus di prezzo spuntato dal produttore bio non copre in modo proporzionale la "mancata produzione" che il metodo comporta. Quindi mi chiedo, perché lo fanno?

GUIDORZI ALBERTO

12:26 | 25 ottobre 2015

Guarda che non hai contestato nulla di quanto ho detto in quanto le buone regole di agronomia sono valide sia in agricoltura convenzionale che in biologico e chi non le osserva è un cattivo agricoltore in ambedue gli ambiti.

Guarda che so bene cosa fanno gli acidi umici del letame (ho studiato prima di te e quando ci insegnavano molto di più di adesso): essi liberano degli ioni fissati ai componenti del terreno e inaccessibili alle radici. Che ioni sono secondo te? Sono quelli che in precedenza si è messo nel terreno con la concimazione da voi tanto vituperata, allora dato che ti sei presentato come perito agrario mi sai sire che differenza vi è tra uno ione che persiste nel terreno da anni proveniente da concimi di sintesi ed uno che immettiamo oggi? La chimica non è un'opinione come la fate divenire voi.

Dimmi la vostra certificazione certifica le qualità finali del prodotto (organoletticità, fragranza, gusto superiori) come credono di trovare i consumatori di biologico? NO in assoluto dite solo che avete fatto seguire un itinerario tecnico perchè sfruttate l'illusione di consumatori fideistici e vi confrontato con un mercato non concorrenziale. Quando certificherete anche con dati analitici le qualità superiori delle derrate biologico allora l'agricoltura biologica sarà credibile.

Dov'è la vostra credibilità quando mi certificate essere biologica il 67% della superficie totale in Italia? Se sei un perito agrario che ha studiato colture erbacee sai bene che coltivare un prato pascolo o un coltura foraggera quasi niente si concima e meno che meno si tratta. Ma dove sta la serietà dei dati dell'11% di biologico che dite esistere in Italia. Esiste nella misura in cui si può accedere ad un contributo, altrimenti si coltiverevbbe alla stessa maniera ma senza sperpero di soldi pubblici.

Ma dove sta la superiorità da un punto di vista dei residui di fitofarmaci quando il Ministero della salute certifica che nella frutta il 47,1% dei campioni sono senza residui, il 52,3 sono regolari e solo lo 0,6 sono irregolari, negli ortaggi le cose vanno ancora meglio con rispettivamente il 75,4%, il 23,4% e l' 1,2 %.

Perchè non dite che in Germania il biologico ha fatto più morti di Chernobyl nei primi giorni? I 53 morti e le 800 persone affette da disfunzioni renali permanenti del 2011le avete collocate nell'armadio come scheletri, eppure sono la colpa del metodo biologico per acer impedito che i semi prima di germinare venissero lavati con acqua clorata,

Per fortuna che rimanete e lo rimarrete anche in futuro una nicchia, checchè ne dica l'ineffabile ministro Martina ("ministro l'ho scritto minuscolo appositamente perchè come ministro dell'agricoltura non merita rispetto per gli obiettivi che persegue) riflettete cosa capiterebbe se il 100% divenisse agricoltura biologica. Questa riflessione l'ha fatto uno studio californiano. Ecco le conclusioni:

La comparazione tra i dati USA dell’inchiesta del 2014 sul biologico con le rese agricole globali e relative allo stesso anno, alla stessa coltivazione e Stato per Stato ci dice che se nel 2014 si fossero convertite tutte le produzioni degli USA a biologico, per ottenere la stessa produzione del convenzionale si sarebbe dovuto mettere in coltivazione 44 milioni di ettari in più, che è una superficie equivalente a tutte le aree dei parchi e delle foreste dei 48 Stati continentali dell’Unione o, se si vuole un altro confronto, la superficie sarebbe pari a 1,8 volte più di tutta la superficie urbana della nazione. I terreni coltivati a biologico negli USA sono solo lo 0,44% di tutta la superficie e questo dato ci conferma la non propensione a coltivare biologico perché la valorizzazione economica da parte di un imprenditore agricolo della coltivazione di un terreno sarebbe troppo scarsa.
La considerazione finale, e valida universalmente, che ne discende è la seguente: “se avvenisse la totale conversione a biologico, ma anche se parziale le cose non cambiano, come si può affermare impunemente che “l’agricoltura biologica ha un impatto ambientale migliore” se ci tocca stravolgere l’ambiente attuale e non c’è più posto per l’uomo?

Capisco che tu debba difendere il tuo posto di lavoro, come ho detto per gli agricoltori nel mio articolo, ma non non tirate fuori delle motivazioni obiettive, perchè non ne avete nessuna, sfruttate solo una credenza che è ormai anacronistica perchè in agricoltura convenzionale non si coltiva più come negli anni 70/80.

VALERIO STECCANELLA

01:12 | 24 ottobre 2015

Buongiorno, sono un perito agrario liberi professionista, mi occupo da quasi 20 anni di agricoltura biologica come ispettore per enti di certificazione e come consulente. Ho esperienze professionali anche nell'agroalimentare convenzionale e in altri sistemi di certificazione (GlobalGAP, BRC, IFS, rintracciabilità di filiera, produzioni integrate, ecc.), quindi ho termini concreti di paragone a cui riferirmi. Mi sembra proprio il caso di ribattere a una serie di affermazioni palesemente false dell'articolo. Premetto doverosamente che la normativa del biologico, a partire dal Reg. CEE 2092/91 che è stato storicamente il primo regolamento pubblico a livello mondiale in materia, è frutto come tutte le legislazioni di compromessi e interessi contrapposti tra i vari paesi europei e tra i vari gruppi di interesse, ben più che di astratti preconcetti ideologici. Ha quindi sicuramente molti difetti, a cominciare dagli oneri burocratici a carico degli operatori, ed è sicuramente migliorabile, ma ha poco a che vedere con le illazioni sollevate nell'articolo.
Vantaggi ambientali del biologico: l'Unione Europea, a partire dal Reg. 2078/1992, riconosce al metodo biologico una serie di vantaggi ambientali nella tutela del suolo, dell'aria, delle acque, della biodiversità. Per questo consente agli stati membri di riconoscere incentivi economici a chi adotta questo sistema, per le ricadute positive sull'ambiente per l'intera collettività. L'Italia distribuisce questi incentivi attraverso i Piani di Sviluppo Rurale regionali (PSR). Nei PSR, che vengono approvati dall'Unione Europea, gli incentivi devono essere giustificati e commisurati alle ricadute ambientali positive, e correlati agli effettivi maggiori costi sostenuti dagli operatori. Le valutazioni e il monitoraggio sono solitamente affidati ad enti pubblici di ricerca e università, quindi non alla "lobby del biologico". I PSR e le relazioni scientifiche di accompagnamento ex ante ed ex post sono pubblicati e facilmente reperibili, vedere ad esempio il sito www.reterurale.it.
Fertilizzazione: qualsiasi tecnico di settore sa che la sostanza organica apporta benefici al terreno e alle colture in misura maggiore rispetto al semplice apporto dei macroelementi contenuti. Uno dei pilastri dell'agricoltura biologica è l'obbligo di mantenere e incrementare la fertilità e la sostanza organica del suolo, attraverso una serie di buone pratiche. In agricoltura convenzionale si hanno al contempo rischi di inquinamento da nitrati nelle aree con zootecnia intensiva, e progressiva sterilizzazione dei terreni nelle aree senza zootecnia, con valori di sostanza organica prossimi allo zero, che obbligano a distribuire fertilizzanti minerali ottenuti consumando risorse non rinnovabili in quantità sempre crescenti per continuare a produrre. Come viene ricordato, tutti sanno che le rotazioni colturali sono utili, però gli unici obbligati a farle e che possono essere sanzionati se non le rispettano sono gli agricoltori biologici. Chi conosce un minimo di agricoltura italiana sa che in Pianura Padana ci sono aree dove è stata attuata monosuccessione per oltre 10 anni di mais (Emilia, Veneto, Lombardia), di riso (Lombardia, Piemonte), la stessa cosa è avvenuta nel Sud Italia per il grano duro, per seguire convenienze di mercato, specializzazione aziendale e massimizzare i contributi PAC. Tutti sanno che i nitrati in eccesso possono inquinare, però gli unici che hanno un limite di azoto da effluenti di allevamento di 170 Kg per ettaro all'anno anche in zone non delimitate come vulnerabili ai nitrati sono gli agricoltori biologici.
I 3 anni di conversione hanno soprattutto la funzione di scoraggiare che crede di improvvisarsi agricoltore bio e di aumentare i ricavi dall'oggi al domani, perché in quei 3 anni va rispettato completamente il metodo, sostenendo i maggiori costi e le minori rese, senza poter vendere il prodotto come biologico.
Fitofarmaci: i fitofarmaci ammessi in biologico sono solitamente meno efficaci, tossici e persistenti di quelli ammessi in convenzionale, per questo motivo la difesa delle colture deve essere basata su un insieme di buone pratiche. Ricordiamoci che tutto quello che andiamo a distribuire sui campi ce lo ritroviamo poi nel cibo, nell'acqua, nell'aria e nel suolo, ad esempio è noto che nelle fonti di acque potabili italiane si ritrovano comunemente molecole di diserbanti (non ammessi in biologico). Per questo il rame, che resta uno dei principi attivi più efficaci ed utilizzati in biologico, essendo un metallo pesante con rischio di accumulo a lungo termine nel terreno, è limitato, si badi bene solo per gli agricoltori biologici, a 6 Kg per ettaro all'anno.
Qualità organolettiche degli alimenti biologici: ci sono molti studi controversi e contraddittori, la realtà è che non si può generalizzare e mettere a confronto alimenti prodotti in annate diverse, in diverse parti del mondo, in climi diversi, ecc. Per questo non è corretto dichiarare a priori qualità organolettiche o nutrizionali superiori degli alimenti biologici. E' invece corretto sostenere che nell'intera filiera produttiva bio si possono utilizzare molti meno inquinanti, quindi grazie all'agricoltura bio troviamo meno inquinanti nell'ambiente e nei cibi.
Residui di fitofarmaci negli alimenti: nella mia carriera lavorativa ho prelevato centinaia di campioni di alimenti per analisi di laboratorio, e visionato i risultati di migliaia di analisi, eseguite dagli operatori stessi in autocontrollo, dalle autorità pubbliche, dalla grande distribuzione e dai clienti in filiera, dagli enti di certificazione. Mi riferisco ad alimenti sia bio che convenzionali. Posso assicurare che gli alimenti biologici hanno un numero di principi attivi rilevabili e valori di residui nettamente inferiori rispetto a quelli convenzionali. Ma non occorre che mi crediate sulla parola, i dati dei controlli svolti dalle autorità pubbliche (NAS, Repressione Frodi, AUSL), e dagli enti di certificazione autorizzati sono pubblicati annualmente. Da questi dati emerge che gli operatori biologici subiscono un numero di controlli superiore agli altri operatori agroalimentari, e vi vengono rilevate un numero inferiore di irregolarità. Questo ci porta all'ultimo argomento: il sistema di certificazione. Il sistema di certificazione volontario per qualsiasi settore economico si basa su organismi di certificazione prevalentemente privati, che operano in base a norme di riferimento riconosciute a livello internazionale, e devono garantire il rispetto di determinati requisiti, in particolare imparzialità, indipendenza, competenza professionale. Come dicevo si applica a tutti i settori, ad esempio nell'agroalimentare italiano funzionano allo stesso modo le denominazioni DOP, IGP, le DOCG e DOC dei vini, ecc. e l'ente di certificazione è pagato dall'operatore controllato. In Italia in particolare nell'agroalimentare gli enti di certificazione autorizzati operano sotto la sorveglianza dell'ICQRF, Istituto Centrale Controllo Qualità e Repressione Frodi (dipendente dal Ministero Politiche Agricole). Stranamente, non trovo quotidianamente articolisti denunciare che la certificazione DOP del Parmigiano Reggiano o la DOCG del Chianti sono una buffonata. Evidentemente la lobby del Parmigiano e del Chianti sono più forti di quella del biologico. Per non parlare delle certificazioni in altri settori, dove per una impresa edile o metalmeccanica la certificazione ISO 9001 o ISO 14001 può fare punteggio per vincere un appalto milionario, senza nessuna autorità pubblica che rompe le scatole all'ente di certificazione. Sì perché io sfortunatamente, solo operando nel biologico mi sono trovato le verifiche in affiancamento della Repressione Frodi, degli ispettori statunitensi dell'USDA (Dipartimento Agricoltura degli USA), di quelli giapponesi del MAFF (Ministero Agricoltura giapponese) per aziende che esportano prodotti bio, e mi sono trovato a collaborare e fornire informazioni ad AUSL e Guardia di Finanza. Forse all'agronomo estensore dell'articolo va spiegato che in un'azienda che fa biologico entrano per verifiche proprio tutte le autorità pubbliche, anzi ci vanno più spesso proprio perché fa biologico, ho incrociato in 20 anni controllori di province, regioni, comunità montane, Corpo Forestale, NAS, Agenzia delle Dogane, ICQRF, Finanza, e sicuramente mi dimentico qualcuno. Ah, dimenticavo, gli enti di certificazione pagati dall'azienda certificata (come quando vai a fare la revisione della macchina o il rinnovo della patente, li paghi o no? e quando vai dal medico e chiedi un certificato? e lo sa il caro agronomo che le AUSL i controlli sulle aziende agroalimentari se li fanno pagare in base al D.Lgs 194/2008?), sono obbligati per legge a fare un 10% di visite non annunciate e a prelevare campioni per analisi almeno sul 5% delle aziende controllate. Quale ente pubblico sarebbe in grado di garantire da una a 3 ispezioni all'anno su tutte le aziende di competenza? e pensare che gli ispettori degli enti di certificazione privati sono circa un migliaio, il personale di tutte le autorità pubbliche elencate quanto sarà?
In definitiva: gli operatori biologici sono gli unici ad essere controllati e sanzionati se non fanno le rotazioni, se utilizzano più di 170 Kg di azoto ad ettaro da reflui zootecnici in area non vulnerabile, se utilizzano troppo rame, possono impiegare meno sostanze inquinanti lungo tutta la filiera (compresi additivi e conservanti in fase di trasformazione alimenti e antibiotici negli allevamenti), subiscono più controlli e analisi degli analoghi operatori convenzionali, le pratiche di coltivazione bio hanno riconosciuti effetti positivi sull'ambiente, documentate dagli studi di enti di ricerca in tutto il mondo.
A questo punto, se un agronomo continua a sostenere e a raccontare: "è credibile che la certificazione verta solo sulla testimonianza che l’agricoltore ha seguito un itinerario tecnico e, date le aspettative qualitative del consumatore bio, non si certifichi, sulla base di dati analitici verificabili, l’esistenza reale di queste qualità, invece di affermare apoditticamente solo che vi è più di questo o più di quest’altro?" manifesta o grande ignoranza in materia, ma allora sarebbe meglio che evitasse di pontificare, o grande malafede, ma qui "la lobby del biologico" c'entra poco, forse va ricercata qualche altra lobby. Saluti a tutti. Valerio Steccanella

Alberto Guidorzi

Agronomo, ha studiato Scienze agrarie presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, e vive attualmente a Sermide, nel Mantovano. Scrive sui magazine "Agrarian Sciences", "Salmone" e "La Valle del Siele"

ULTIMI
Alfonso Pascale
L'INCURSIONE

ALFONSO PASCALE

DIXIT
SAGGI ASSAGGI
Il vino della settimana: Falanghina del Sannio 2017, di Mastrobernardino

Il vino della settimana: Falanghina del Sannio 2017, di Mastrobernardino

Da una cantina di riferimento della Campania, un vino non pienamente espresso a livello olfattivo, ma decisamente più convincente al gusto, per acidità e corpo, sapidità e rotondità > Enrico Rana

RICETTE OLIOCENTRICHE
Felafel con hummus ai tre oli

Felafel con hummus ai tre oli

Un piatto tipico della cucina libanese, egiziana, greca, siriana, turca e israeliana, che unisce i popoli e le tradizioni alimentari del Mediterraneo e del Medio Oriente, riproposto per l’autunno che verrà da Oleificio Zucchi. Cosa ha di speciale questa ricetta oliocentrica? Una perfetta combinazione tra olio di semi di sesamo, olio di semi di arachide e, immancabile, l’olio extra vergine di oliva

EXTRA MOENIA
Le colture no food?

Le colture no food?

L'altra via dell'agricoltura. Esiste ORA un network internazionale, denominato Panacea, nato per diffondere la conoscenza delle colture non alimentari tra gli agricoltori e favorire di conseguenza i principi della bioeconomia. C'è spazio per bioplastiche ottenute da scarti agricoli, lubrificanti, materiali da costruzione, prodotti farmaceutici, bioenergia, biocarburanti. Il tutto derivante da piante oleaginose (camelina, ricino), lignocellulosiche (canapa, canna comune), carboidrati (sorgo, barbabietola da zucchero) e tante altre colture > Marcello Ortenzi

GIRO WEB
Nuovo sito web per la Cia Agricoltori Italiani

Nuovo sito web per la Cia Agricoltori Italiani

Una veste grafica rinnovata, accessibilità da mobile, integrazione con i social media e contenuti interattivi sempre aggiornati: ecco le principali caratteristiche del nuovo portale che offre news sulla Confederazione, ma anche su agroalimentare, ambiente, consumi e ricette degli Agrichef

OO VIDEO

Le ricette evo. L'olio buono in cucina

OOF 2019. A Olio Officina Festival 2019 grande risalto all'olio extra vergine di oliva come ingrediente. La scelta di una buona materia prima e l'attenzione a utilizzare al meglio l'olio da olive va incentivata sin da subito. La formazione è un buon punto di partenza. Cinzia Boschiero intervista Cristina Santagata

BIBLIOTECA OLEARIA
L’assaggio delle olive da tavola

L’assaggio delle olive da tavola

Un libro che ci introduce alla degustazione delle olive da mensa, scritto da Roberto De Andreis, noto esperto di analisi sensoriale, fa parte del gruppo olive da tavola del Consiglio oleicolo internazionale. È inoltre presidente del Comitato Promotore Taggiasca Dop, nonché capo panel presso il Laboratorio chimico merceologico della Camera di Commercio Riviere di Liguria