Lunedì 22 Luglio 2019 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

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Sul produrre bio e biodinamico

Pensiero dialettico. Alcuni modi bislacchi di fare agricoltura hanno ormai permeato la politica, i mass media (perché il solo parlarne fa audience) e il comune cittadino. Non tutti conoscono tuttavia la realtà. Ecco perciò svelato tutto quel che serve sapere in merito al mondo bio, dalla questione antiossidati alla fisica esoterica che sta alla base della biodinamica. Per ciò che concerne invece l’agricoltura convenzionale, questa è molto più ecocompatibile di quanto si creda. Il grande errore commeso in Italia’ Il non aver mai voluto creare un’agricoltura veramente professionale

Alberto Guidorzi

Sul produrre bio e biodinamico

Dopo il mio primo articolo sulle lobby del biologico (QUI) e di riflesso sull’esoterismo del biodinamico, vorrei apportare un ulteriore contributo al fine di informare chi vuole veramente farsi un’idea propria di ciò che sta alla base di queste forme di agricoltura. Dobbiamo purtroppo anche registrare che queste forme bislacche di fare agricoltura ormai hanno permeato prima di tutto la politica, poi i mass media perché il solo parlarne fa audience ed infine il comune cittadino.

Ancora una volta le associazioni agricole sono mancate al loro compito perché non hanno fatto sapere all’opinione pubblica che negli ultimi trent'anni il fare agricoltura convenzionale, per chi l’ha a cuore, è profondamente cambiato. Essa è divenuta molto più ecocompatibile di quanto si creda e senza venir meno al suo compito istituzionale di produrre cibo. Il che non è un vantaggio da poco quando sappiamo che biologico e biodinamico diminuiscono la produzione potenziale di un’azienda agricola, facendo mancare cibo alla fascia di popolazione più povera e privilegiando, a causa dei prezzi elevati, solo consumatori snob e danarosi (QUI).

Si fa cattiva agricoltura convenzionale in Italia? Certissimamente! Ma la colpa sta nel fatto che non si è mai voluto creare un’agricoltura veramente professionale, fatta da imprenditori agricoli che campano esclusivamente del proprio lavoro, lasciando, invece, che chi possiede della terra automaticamente diventi agricoltore a tutti gli effetti (anche se campa da nababbo con altre professioni) e godendo degli aiuti economici pubblici che la collettività si sobbarca per assicurarsi cibo nazionale. Oppure dando spazio a microaziende (nelle microaziende includo anche tutte quelle rientranti nella superficie aziendale media nazionale che è di 8 ettari) la cui insufficiente superficie le obbliga a coltivare solo le piante a maggior reddito ed ad escludere le buone rotazioni, gli allevamenti e le piante foraggere.


Antiossidanti e agricoltura biologica (AB)

Per gli estimatori dell’AB, oltre alla preservazione dell’ambiente si vanta l’argomento nutrizionale e salutistico. Circa l’impatto ambientale è un falso l’affermarlo perché una nicchia non impatta nulla e risulterebbe devastante se questa raggiungesse certi livelli,. Circa l’aspetto nutrizionale e salutistico analizziamo allora cosa dice una metanalisi di studi su questi argomenti e realizzata da un panel di 18 autori tutti non prevenuti verso l’AB. L’indagine è stata svolta nell’ambito del progetto europeo Quality-LowlnputFood.

I risultati non si discostano da ciò che è ormai assodato: in questo contesto le differenze tra AB e agricoltura convenzionale (AC) sono minime, ossia hanno un assai piccolo impatto sul regime alimentare nel suo complesso. Infatti, per quanto riguarda: sostanza secca, fibre, sali minerali e oligoelementi (Mg e Fe), vitamine C ed E, i dati rivelano non esserci nessuno scarto significativo tra i prodotti delle due agricolture. Rimane da valutare il contenuto di polifenoli antiossidanti e il minor contenuto di residui di fitofarmaci. Che vi siano meno residui di prodotti di difesa di sintesi non ci piove, sarebbe strano che non distribuendone essi risultassero presenti, ma lo studio suddetto ammette, però, che sui prodotti bio vi sia la presenza di residui di pesticidi ammessi all’uso in AB.

Tra questi: il rame (metallo pesante che si accumula), il Rotenone (solo recentemente proibito per gli accertati effetti neurotossici), l’azadiractina (componente nell’olio di Neem e perturbatore endocrino), infine il PBO (piperonil butossido) che è un coformulante dei prodotti insetticidi bio a base di piretro, e non solo, al fine di aumentarne l’efficacia e la persistenza. Se ci preoccupiamo per la carne rossa allora c’è motivo di preoccuparsi anche di questo prodotto chimico perché da un punto di vista della classificazione circa la cancerogenicità sono pari. Comunque, la discussione sui residui di fitofarmaci rientranti nelle norme, sia rilevati sui prodotti da AC che sui prodotti da AB, che invece si vuol mantenere in atto a tutti i costi, non avrebbe nessun senso se si comprendesse il significato di cosa vuol dire che i sistemi analitici attuali permettono di rintracciare presenze di residui a livello di “parti per miliardo”. Infatti i cibi di una volta erano considerati più sani anche per il fatto che solo gli alti e anormali livelli di residui erano rivelati, mentre l’ordine di grandezza dei residui attuali, seppure rivelati in maggior numero, è tale che la loro velenosità non esiste in ambedue i casi. Ci si ricordi di Paracelso e della sua massima!
Ciò detto, ora rimane dunque da vedere solo la effettiva superiorità di AB in fatto di antiossidanti.

Dalla metanalisi compaiono differenze a favore dei frutti bio anche del 50-69%. ma riferite solo a qualche antiossidante specifico, come ad esempio i flavonoli (kempfenolo e quercetina) presenti in bacche rosse, mele e broccoli, i flavononi degli agrumi e le antocianine (catechine) sempre presenti nei frutti rossi. Questo si spiega facilmente se pensiamo che i prodotti suddetti prima di tutto per le piante svolgono azione di pesticidi naturali, quindi, se il bio si protegge poco significa che le piante reagiscono di più agli attacchi dei parassiti mettendo in atto delle autodifese, che, si badi bene, sono volte alla salvaguardia della specie e non a quella della produzione dell’agricoltore; è sufficiente che vi sia un frutto che si salvi che una singola pianta ha assolto il compito di conservazione della specie. Se guardiamo però il dato globale di tutti gli antiossidanti presenti, la differenza si riduce al 20% a favore di AB. Tuttavia, come il dato del 50/70% si è rivelato di scarso effetto per la salute, così anche il dato del 20% è da prendere con le pinze, infatti, è noto che il 50% dell’effetto antiossidante è dato dai polifenoli che, però, nella dieta normale sono apportati soprattutto dal caffè e dal the (70%), cioccolato (10%) e dal vino rosso (7%), come si ricava da uno studio francese di NutriNet-Santè. La parte apportata da frutti e legumi in ambito di una normale dieta si arresta al 10%; che detto in altre parole significa che un apporto del 20% di polifenoli attraverso la frutta contribuisce solo per circa l’1%, sempre a livello di una normale dieta ben s’intende. Altro aspetto è che questi antiossidanti ingeriti tramite una dieta appositamente indirizzata, non si traduce, dopo assorbimento intestinale, in un beneficio sul potere antiossidante misurato a livello nel sangue, il che è quello che conta, in quanto è quest’ultimo che va a contatto delle cellule e che può agire sui radicali liberi.

Conclusione: in fatto di antiossidanti i marcatori sanguigni non rivelano nulla sia che ci cibiamo di prodotti bio che convenzionali. In altri termini siamo di fronte ad una “bufala” che il bio ci fornisca antiossidanti a profusione (questa è la conclusione a cui è arrivato Leon Guéguen accademico dell’agricoltura e ex direttore del laboratorio della nutrizione e sicurezza alimentare dell’INRA francese).


La fisica esoterica che sta alla base dell’agricoltura biodinamica

La biodinamica poggia su astrologia (influenze lunari e cosmiche) e l’omeopatia (le famose sette preparazioni diluite, ma “dinamizzate”, ma come non si sa!). Inoltre uno dei settori agricoli dove si parla più di biodinamica è la viticoltura. Diciamo subito che il vino buono si ricava sia se si coltiva biodinamicamente che convenzionalmente, il discorso, però, vale anche per il vino cattivo. Quindi lungi da me dire che la viticoltura biodinamica produce solo vini cattivi e che non bisogna soddisfare la domanda fideistica dei consumatori che vogliono vini biodinamici, anzi i viticoltori farebbero bene ad inventarsi cose ancora più attrattive per vendere di più.
Qui si vuole solo informare circa i simbolismi e le analogie ingenue che solo gli adepti di questo modo di coltivare prendono come pratiche da cui non si può derogare ed il cui significato è proposto come verità e guai a dire solo che non è comprensibile o non si intravvedono basi scientifiche. Ne volete un esempio? Eccolo: “lavorare sul vino è come quando si sarchia la terra: la si apre a delle forze periferiche” e queste forze periferiche sono quelle cosmiche e dei pianeti.
Non ci credete che la pensino così? Eccone una prova laddove si parla dell’influenza della luna sul vino: “se il vino presenta un carattere molto ridotto, o troppo chiuso lo si deve travasare con la luna crescente perchè potrebbe avere un’influenza benefica, inoltre se si sceglie un “giorno frutto” (ndr: legato al passaggio della luna nei settori di certe costellazioni) si può aprire di più, mentre quando il vino è troppo aperto può essere travasato in un “giorno radice” per farlo rinserrare un po’ in se stesso. La luna calante ha infatti un effetto riduttore e rinserra il vino” .

Come si può evincere siamo di fronte a pseudoscienza, però dobbiamo dire che non sempre sono così staccati dalla realtà scientifica, come è nel caso della legge della gravitazione universale o la presenza delle maree. Solo che è la relativa l’interpretazione che poi se ne va per la tangente.
E’ evidente che la legge di Newton ha carattere universale e quindi come si attraggono reciprocamente due astri (secondo precisi rapporti) così la luna attrae anche la massa del vino nella botte da travasare. Solo che bisogna rendersi conto degli ordini di grandezza, che, trattandosi di leggi matematiche, sono calcolabili. Infatti, l’attrazione della luna su un oggetto situato sulla terra è 300.000 volte meno della forza di gravità che attira l’oggetto verso il centro della terra. Se poi guardiamo alla forza di marea, che dipende sia dalla legge di gravitazione che dalla forza centrifuga dovuta alla rotazione della terra, questa è 10.000.000 di volte meno della forza di gravità. Su questa base sarebbe bene che i biodinamici si esprimessero con una misura circa l’effetto che si esercita sulla massa di una botte piena di vino, oppure, come vogliono farci credere, sul far salire la linfa grezza nei vasi legnosi delle piante. Credo che le sole vibrazioni del camminare in cantina esercitino maggiori effetti sul vino, quindi consiglio i vinificatori biodinamici di dotarsi di ali, ma di sbatterle delicatamente negli spostamenti! Purtroppo, invece, il calendario delle maree è sempre più presente nelle cantine: “Con dei coefficienti bassi di maree (<60) i microrganismi sono in riposo”. Vi immaginate se esistesse anche una “chirurgia biodinamica” ed operasse solo quando i microrganismi sono in riposo? Quanti pazienti morirebbero perché non operati in attesa dell’evoluzione di questi coefficienti?
Credete voi che l’influenza della luna e dei pianeti sia finita qui? Infatti, si dice che: “i pianeti infrasolari (ndr: interni) hanno un’azione sul calcare del terreno e sulle forze di crescita, mentre i pianeti sopra-solari (ndr: esterni) hanno piuttosto più influenza sulla silice e le forze di strutturazione”. Ci sarà pure una ragione? No, dicono solo che è così e basta!

In agricoltura convenzionale dove si è usato da tempo il rame come antiperonosporico e lo zolfo come antiodico, ben si sa che essi man mano sono stati sostituiti da altri prodotti più efficaci, per contro in biologico li usano ancora in modo esclusivo, ma si sa che la frequenza media del trattamento è aumentata perché l’inoculo parassitario si è moltiplicato. Ebbene i viticultori biodinamici usano poltiglia bordolese e zolfo in diluizioni molto spinte, ossia omeopatiche. D’altronde questi sono i dettami dei “Corsi agli agricoltori” di Rudolf Steiner. Per quanto riguarda le diluizioni dello zolfo dicono che sono risultate più interessanti quelle a 4CH (1), 5CH, 37CH, 41CH e aggiungono: “ciascuna di queste diluizioni apporta caratteristiche proprie, le 4CH e 5CH permettono aspetti più estetici e opulenti al vino, la 27CH è vicino alla solfitazione classica (sic!), mentre la 41CH verticalizza e rafferma il vino”. Possibile che non vi sia nessuna diluizione che arrechi qualche effetto negativo? Affermare che il 27CH corrisponde alla solfitazione classica è un’offesa a tutta la fisica dei liquidi, oppure riuscire ad immaginare che un atomo di zolfo immerso in 10 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 000 solvente possa “verticalizzare e raffermare il vino è veramente un affronto all’intelligenza. (per questa parte ringrazio per gli spunti ricevuti leggendo Anton Suwalki)

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(1) CH rappresenta il rapporto tra soluto e soluzione, cioè 1 in volume di soluto (zolfo) e 99 di solvente, poi si deve prendere un’altra boccetta versarvi 1 in volume della soluzione appena ottenuta (nuovo soluto) e aggiungere 99 parti di solvente. In 4CH significa che questo lavoro di diluizioni successive lo si è fatto per 4 volte.

 

La foto di apertura è di Luigi Caricato

Alberto Guidorzi - 10-11-2015 - Tutti i diritti riservati

Alberto Guidorzi

Agronomo, ha studiato Scienze agrarie presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, e vive attualmente a Sermide, nel Mantovano. Scrive sui magazine "Agrarian Sciences", "Salmone" e "La Valle del Siele"

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