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Come Spagna insegna

Saper comunicare l'olio. Un complotto storico contro l’olio di oliva spagnolo negli Usa? Si tratta di Oliveleaks, un documentario di Olive Oils from Spain, parte di una campagna promozionale incentrata sull’origine spagnola dell’olio quale garanzia di qualità.  E poi c’è Taste the truth, attraverso cui, con dati e fatti alla mano, si dimostra come gli oli spagnoli siano leader in qualità, sostenibilità, versatilità e anche in quanto a effetti benefici per la salute. Questo e altro nella rassegna stampa internazionale di questa settimana

Mariangela Molinari

Come Spagna insegna

Apriamo la rassegna stampa di questa settimana da Mercacei, dove la nostra attenzione è stata attratta da un titolo promettente: “Oliveleaks, un complotto storico contro l’olio di oliva spagnolo negli Usa?” (QUI). È questa, in effetti, la traccia di un documentario che Olive Oils from Spain ha presentato negli Stati Uniti, parte di una campagna promozionale incentrata sull’origine spagnola dell’olio quale garanzia di qualità. L’obiettivo? Continuare a guadagnare terreno (e quote) in questo grande mercato che risulta già essere il terzo al mondo per consumi di olio di oliva, dopo Italia e Spagna. Ciononostante, se si pensa che il consumo pro capite non arriva ancora al chilo all’anno, si comprende come le sue potenzialità siano ancora notevoli. Per questo la Spagna è partita all’attacco con una campagna online in due fasi. La prima, che promette di non lasciare insensibile il pubblico americano, si basa su un documentario fiction intitolato, per l’appunto, “Oliveleaks”: attraverso una trama pensata per catturare l’attenzione e la curiosità del consumatore, intende, infatti, svelare quella “cospirazione” che finora avrebbe reso impossibile agli americani conoscere la verità sull’olio di oliva spagnolo. La seconda fase, invece, sotto il generico titolo “Taste the truth”, “Assapora la verità”, mostra, dati e fatti alla mano, perché gli oli spagnoli sono leader in qualità, sostenibilità, versatilità e in quanto a effetti benefici per la salute, con il supporto di testimonial di spessore, quali noti cardiologi, nutrizionisti, chef e assaggiatori. Attiva per cinque mesi e totalmente finanziata dalla Interprofesional del Aceite de Oliva Español, la campagna dimostra il notevole impegno del settore nel mercato statunitense, dove negli ultimi 20 anni le importazioni di olio di oliva sono triplicate, fino ad arrivare alle 306mila tonnellate. Nello stesso periodo, quelle dalla Spagna sono cresciute di sei volte tanto, raggiungendo nel 2017 le 124mila tonnellate. Il che le consegna la leadership in questo Paese, con una market share superiore al 40% e vendite pari a 500 milioni di euro.

Cambiamo argomento sfogliando il sito di Juan Villar, dove si puntano i riflettori sull’olivo di Vouves (QUI), che con i suoi 4mila anni datati dall’Università di Creta è il più antico dell’isola e ancora produce olive molto apprezzate. Appartenente alla varietà tsounati, esibisce un tronco con un diametro di 4,6 metri, mentre la sua chioma ha un perimetro di 12,5 metri. Questo albero, che alcuni considerano un vero e proprio monumento naturale, si trova nel villaggio di Ano Vouves, nel comune di Kolymbari, ed è uno dei sette olivi che nel Mediterraneo contano almeno 2mila anni di vita. Una curiosità: durante i giochi olimpici di Atene 2004, un ramo dell’albero venne prelevato per realizzare la corna del vincitore della maratona.

Passiamo al Diario de Sevilla, dove apprendiamo che, secondo i dati di AICA (QUI), l’Agencia de Información y Control Alimentarios, l’Andalusia ha chiuso la campagna con una produzione di 952.433 tonnellate di olio di oliva, pari al 76% dell’intera produzione nazionale: un dato che accresce di un 7,6% le prime stime presentate lo scorso ottobre dalla Consejería de Agricultura, Pesca y Desarrollo Rural. In particolare, la provincia di Jaén ha prodotto in questo periodo 389.220 tonnellate di olio di oliva, il 40,9 % del totale andaluso; la segue Cordoba, con 252.886 tonnellate (26,6 %), Siviglia, con 107.248 tonnellate (11,3 %) e Granada con 90.651 tonnellate (9,5 %). Queste quattro provincie hanno concentrato il 90% della produzione oleicola dell’Andalusia, mentre il resto è suddiviso tra Malaga (75.500 tonnellate), Almería (18.158), Cadice (10.511) e Huelva (8.259). La produzione andalusa è seguita da quella di Castilla-La Mancha, pari all’8,4% di quella nazionale, con 105.454 tonnellate, e da quella dell’Extremadura con 73.038 tonnellate (5,8%).

Dalle pagine di agroinformacion.com, infine, apprendiamo (QUI) che nei primi cinque mesi dell’anno le vendite di olio di oliva vergine sono calate del 25,9%, per assestarsi sui 10,1 milioni di litri, in contrasto con il trend di stabilità che caratterizza più in generale il mercato dell’olio. Secondo i dati pubblicati da Anierac, infatti, il consumo di tutti i tipi di olio in Spagna si è mantenuto sui 271 milioni di litri: in pratica la stessa cifra del medesimo periodo dello scorso anno. In tutto questo, però, la buona notizia è che l’extra vergine, in controtendenza, ha messo a segno un +1,7% nelle vendite, con 45 milioni di litri. L’olio di sansa, invece, è calato del 18%, per arrivare a 6,4 milioni di litri.

 

Mariangela Molinari - 26-06-2018 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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