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Cosa si legge in giro sull’olio

Cordova, il telerilevamento attraverso droni per individuare la Xylella, con scansioni delle coltivazioni per identificare la presenza dei batteri. Nel mercato spagnolo le vendite degli extra vergini biologici sono in costante aumento. Infine, secondo Marta Vázquez, con l’invecchiamento della popolazione, fondamentale prevedere formati ergonomici, facili da trasportare e utilizzare. Questo e altro nella rassegna stampa internazionale

Mariangela Molinari

Cosa si legge in giro sull’olio

Apriamo la rassegna stampa di questa settimana dalle pagine di agroinformacion.com, dove leggiamo (QUI) della nuova arma per individuare tempestivamente la Xylella fastidiosa: il telerilevamento aereo attraverso droni. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Plantse realizzato con la collaborazione dell’Istituto di Agricoltura sostenibile del CSIC di Cordova, infatti, propone questo metodo diagnostico che, localizzando tempestivamente i focolai, contribuirebbe a controllarne e contenerne la propagazione. Analisi aeree e scansioni delle coltivazioni realizzate con i droni riuscirebbero a identificare la presenza dei batteri, registrando i cambiamenti fisiologici e biochimici che avvengono nella pianta infetta prima che i sintomi siano effettivamente visibili. Nelle prime prove condotte dai ricercatori il successivo controllo sugli esemplari segnalati ha confermato la validità del metodo.

Passiamo dalle questioni relative alla produzione a quelle della commercializzazione con Revista Almaceite, dove si parla di biologico (QUI). Nel mercato spagnolo le vendite degli oli di oliva extra vergini biologici sono in costante aumento e, parallelamente, non può che crescere l’interesse per questo segmento di mercato da parte di frantoi e imbottigliatori. I dati più recenti resi noti dal Ministero dell’Agricoltura e riferiti al 2017 per il settore del biologico riservano, però, qualche sorpresa. A cominciare dal fatto che una provincia come Jaén, leader mondale nella produzione di olio evo, annovera un’estensione di ettari coltivati secondo i dettami dell’agricoltura biologica di tre volte inferiore rispetto a quella di Cordova o Toledo.  La Spagna conta attualmente 854 frantoi e/o imbottigliatori di olio evo bio, 374 dei quali in Andalusia, 152 a Castilla-La Mancha, 98 in Catalogna, 68 nella Comunità Valenzana e 44 in Estremadura. Spiccano, poi, in rapporto al numero complessivo di realtà produttrici, i 33 delle Baleari e i 28 della regione della Murcia. Nel Paese l’ulivo continua a essere la coltura permanente che occupa la superficie agricola più estesa, con 195.114 ettari coltivati a bio, 75.138 dei quali in Andalusia. Nella regione spicca la provincia di Cordova con 25.624 ettari, quella di Siviglia con 18.914 ettari e Jaén con 8.982 ettari: un numero molto basso, quest’ultimo, in rapporto all’estensione complessiva di uliveti. La seconda regione con l’area più elevata di uliveti bio è Castilla-La Mancha, con 64.445 ettari, seguita dall’Estremadura con 29.580 e dalla Comunità Valenzana e dalla Murcia, con poco più di 4mila ettari ciascuna. Secondo i dati del Ministero dell’Agricoltura, nel 2017 la superficie agricola destinata complessivamente al bio ha messo a segno un +3,1% rispetto al 2016, superando i 2.082.000 di ettari.

Restando su Revista Almaceite, un interessante intervento di Marta Vázquez, consulente di Nielsen, illustra lo stato dell’arte delle vendite di olio di oliva (QUI), un alimento che si conferma una componente fondamentale della cucina spagnola (e della dieta mediterranea in generale). Tuttavia, gli incrementi dei prezzi che si sono fatti sentire a partire dal 2015 non sono stati senza conseguenze, considerato che, complice la crisi, il consumatore spagnolo ha sviluppato un’estrema sensibilità per questo aspetto. Sono due, dunque, gli scenari che si sono andati delineando: da un lato il passaggio dall’acquisto di olio di oliva a quello di girasole, vale a dire da un prodotto che costa sui 4 euro al litro a uno che sta attorno all’euro. Un aspetto, questo, che dovrebbe servire da monito al comparto dell’olio di oliva: sarebbe importante, infatti, rendere il consumatore consapevole della differenza tra un olio e l’altro. D’altro canto, però, crescono pure le vendite di olio di oliva extra vergine, grazie a quei consumatori che, indifferenti al prezzo, hanno soprattutto a cuore la buona cucina e la qualità, tanto è vero che è proprio la fascia premium uno dei driver del mercato. Oltre a questo, un’altra grande opportunità, secondo Marta Vázquez, viene dal fronte della salute. Già oggi il 60% dei consumatori spagnoli cerca di acquistare prodotti salutari, e in questo senso l’olio evo si dimostra un vero e proprio super alimento.  Secondo la consulente di Nielsen, altre tendenze si vanno poi sviluppando, portando al settore qualche criticità. Con nuclei familiari sempre più piccoli e sempre meno tempo a disposizione per la preparazione dei pasti, la scelta cade non di rado su soluzioni veloci, che richiedono solo un veloce passaggio in microonde o in padella. In quest’ultimo caso, se si propende per la frittura, spesso è privilegiato l’olio di girasole. Non è un caso che proprio la crescita del segmento dei piatti pronti stia togliendo spazio all’olio. Senza dimenticare, poi, che le dimensioni più ridotte delle famiglie comportano una minore rotazione del prodotto. Un ultimo aspetto che, infine, Marta Vázquez ha preso in considerazione è l’invecchiamento della popolazione: un fenomeno che, tra l’altro, oltre alla Spagna, riguarda anche l’Italia e che non dovrà essere sottovalutato dai produttori. In un futuro molto vicino, infatti, si rivelerà fondamentale prevedere dei formati ergonomici, facili da trasportare e da utilizzare per questo target di consumatori sempre più ampio.

Terminiamo con Olive Oil Times, dove ancora una volta si pone l’accento sui benefici della dieta mediterranea (e, quindi anche dell’olio di oliva): questa volta anche da un punto di vista economico (QUI). Secondo uno studio presentato al meeting annuale dell’American Society for Nutrition tenutosi agli inizi di giugno, infatti, se il 20% della popolazione americana adulta sposasse la dieta mediterranea, gli Stati Uniti ne avrebbero un vantaggio economico annuo quantificabile dai 21 ai 26 miliardi di dollari in costi legati alla salute. Nell’indagine, infatti, sono stati analizzati i costi associati a malattie cardiovascolari, diabete, tumore e altre patologie croniche, calcolando, d’altro canto, le implicazioni economiche di una dieta più salutare. Il risparmio sarebbe addirittura di 112-135 miliardi di dollari se la quota di adesione a questo regime alimentare salisse all’80%. 

 

 

La foto di apertura è di Isabel Cabello

 

Mariangela Molinari - 03-07-2018 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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