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Cosa si scrive sull’olio

La Tunisia dell’olio ha grandi obiettivi e intanto si annuncia un incremento della produzione. In Andalusia una app per lanciare allerte sul rischio Xylella. Sempre dalla Spagna un’interessante modalità per individuare i predatori naturali della mosca dell’olivo. E ancora tanto spazio all’ennesimo beneficio per la salute derivanti dall’olio da olive

Mariangela Molinari

Cosa si scrive sull’olio

Cominciamo la rassegna stampa di questa settimana dalle pagine di menafn.com, che puntano i riflettori sulla Tunisia, dove, nella campagna 2017-2018 è previsto un incremento nella produzione di olio di oliva tra il 20 e il 30% rispetto alla scorsa stagione. Questo, almeno, stando alle previsioni di Chokri Bayoudh, Ceo di ONH (Office National de l’Huile), espresse durante la conferenza stampa di apertura del primo meeting della Commissione nazionale per organizzare e monitorare la raccolta. Secondo Bayoudh i livelli di produzione registrati negli ultimi cinque anni, e assestatisi intorno alle 190mila tonnellate, saranno ampiamente superati e nella prossima stagione le esportazioni supereranno le 200mila tonnellate, consentendo così alla Tunisia di entrare in nuovi mercati di buone promesse, quali il Canada, gli Usa, la Cina, la Russia e l’India. Allo stesso tempo, come ha dichiarato Bayoudh, la Tunisia sta cercando di allontanarsi progressivamente dai mercati europei più tradizionali, Spagna e Italia comprese.
Va ricordato che il Paese occupa il secondo posto a livello mondiale, dopo la Spagna, in termini di area coltivata a ulivo, per un totale di 1,8 milioni di ettari e oltre 86 milioni di ulivi. Secondo i dati del Ministero dell’Agricoltura, l’olivicoltura vi rappresenta la principale attività agricola, con 309mila imprese, pari al 60% del numero totale delle aziende agrarie tunisine.

Passiamo alle pagine di Mercacei, dove viene segnalato l’avvio di un’app, messa a punto dalla Rete di allerta di informazione fitosanitaria, grazie alla quale gli agricoltori andalusi potranno avvisare del rischio di presenza di Xylella fastidiosa nelle proprie tenute, con la possibilità di inviare anche immagini, per facilitare un’immediata analisi dei casi sospetti.

Si tratta certamente di una misura aggiuntiva nella lotta contro il terribile batterio che ha preso le mosse non a caso dall’Andalusia, considerato che in questa regione, come leggiamo su www.noticiasdealmeria.com, si produce il 37% dell’olio di oliva a livello mondiale.
Rodrigo Sánchez Haro, consigliere all’agricoltura e allo sviluppo rurale, ha ribadito il fermo sostegno del governo andaluso al settore olivicolo, che qui dà da vivere direttamente o indirettamente a 250mila famiglie, conta 170mila aziende e assicura il 40% dell’impiego in agricoltura. Si tratta, per di più, di un settore in continua espansione (come mostrano i risultati dell’inchiesta che abbiamo riportato anche nella rassegna stampa della scorsa settimana), che ha superato il milione e mezzo di ettari coltivati e che negli ultimi dieci anni ha visto raddoppiare le proprie esportazioni, nell’ultima campagna superiori a valore ai 2 miliardi di euro.
Tutto questo, però, è possibile anche grazie al sostegno permanente del Governo andaluso, come dimostrano anche le ultime sovvenzioni pari a 29 milioni di euro a 43 imprese olivicole, da utilizzare per lo sviluppo e commercializzazione di nuovi prodotti: un investimento che dovrebbe contribuire alla creazione di 730 nuovi posti di lavoro e al consolidamento di 4.800 già esistenti, aumentando competitività e valore aggiunto.

Sia su El Olivar sia su Mercacei troviamo i risultati di una ricerca condotta dall’Università Complutense di Madrid (UCM), che indicano un’interessante modalità per individuare i predatori naturali della mosca dell’olivo (Bactrocera oleae). Si tratta di una tecnica molecolare in grado di rilevare la presenza di DNA della mosca nell’apparato digerente di altri insetti suoi presunti o potenziali predatori. L’unico limite è costituito dal fatto che la traccia scompare dopo tre giorni dall’ingestione: dopo tale lasso di tempo, infatti, non è più possibile riscontrare alcuna prova.
Si tratta comunque di un importante risultato, che consentirà di ampliare gli studi sui predatori della mosca delle olive, sperimentando, attraverso questi, metodi più naturali di lotta, in modo da ridurre l’utilizzo dei fitofarmaci, che portano comunque con sé effetti collaterali indesiderati su ambiente e fauna.

Terminiamo restando sulle pagine di Mercacei, dove si rendono noti i risultati di uno studio condotto da un team di ricercatori della Virginia Tech e pubblicato sulla rivista Biochemistry, che mette in un luce l’ennesimo beneficio per la salute dell’olio di oliva. Gli studiosi, infatti, hanno riscontrato come la oleuropeina, un composto presente nelle olive e nei loro derivati, aiuti l’organismo a secernere più insulina, una delle molecole fondamentali nel controllo del metabolismo, e permetta di disintossicare un’altra molecola chiamata amilina, responsabile della sovrapproduzione degli aggregati pericolosi nel diabete di tipo 2, aiutando così in entrambi i casi a prevenire l’insorgere della malattia.
La scoperta, dunque, permetterà di individuare nuovi meccanismi utili a spiegare perché l’olio e in generale i prodotti derivati dalle olive possano contribuire a combattere il diabete.

 

 

 

La foto di apertura è di Luigi Caricato

Mariangela Molinari - 19-09-2017 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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