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Cresce l’interesse per gli olivi

Previsioni di crescita della superficie coltivata a ulivo in California, con oltre 100 cultivar presenti e uno straordinario incremento della domanda di extra vergine. In Giordania gli uliveti rappresentano il 77% di tutta la superficie coperta da alberi e il 24% del totale delle aree coltivate. A Jaén un progetto di agricoltura di precisione negli uliveti grazie all’utilizzo di droni. Questo e altro nella rassegna stampa internazionale di questa settimana

Mariangela Molinari

Cresce l’interesse per gli olivi

Nell’ultima settimana la lettura di testate specializzate e non ci ha portati sulle pagine di Mercacei, che dà conto dell’annuale riunione del COOC, il Consiglio dell’olio di oliva della California, tenutosi alla fine di aprile a Monterrey, alla presenza di oltre 190 produttori ed elargitori di servizi (QUI). A emergere, in questa occasione, sono state in particolare le previsioni di crescita della superficie coltivata a ulivo in questo Stato, trainata dallo straordinario incremento della domanda di olio di oliva extra vergine. Si stima, infatti, che gli uliveti possano aumentare la loro estensione di circa 8mila ettari entro il 2020, partendo dai 16mila attuali. L’evento è stato anche l’occasione per tirare le somme sulle performance dello scorso anno, in cui sono stati quasi 500 gli evo californiani certificati. Il direttore esecutivo del COOC, Patricia Darragh, ha inoltre sottolineato che esattamente come il settore vitivinicolo, anche quello oliandolo californiano sta scoprendo un gran numero di varietà di olive, adatte a climi e territori differenti. Con le oltre 100 cultivar qui coltivate, per esempio, si stanno sperimentando nuovi blend esclusivi.

Passiamo alle pagine di Oleo Revista, dove leggiamo che l’Associazione spagnola dei comuni dell’olivo (Asociación Española de Municipios del Olivo, AEMO) ha attribuito il XII premio al miglior ulivo monumentale di Spagna al maestoso ulivo di Sinfo, della varietà Farga, innestata su un olivastro (QUI). Lo straordinario esemplare possiede un tronco con un diametro di 10,2 metri e si trova nel comune di Traiguera, nella comunità autonoma valenciana, proprio accanto alla Via Augusta tracciata dagli antichi romani, “scortato” da altri esemplari non meno monumentali. Nonostante la datazione di questi ulivi sia piuttosto ardua, secondo Antonio Prieto della Universidad Politécnica di Madrid, che ha attribuito ad altri ulivi del territorio del Sénia 1.704, 1.491 e 1.449 anni, non è possibile datare con precisione questo ulivo, anche per la mancanza di una parte importante del tronco, però potrebbe tranquillamente superare i 2mila anni di vita.

Sempre Oleo Revista dà notizia (QUI) del laboratorio denominato Diverfarming, tenutosi di recente a Geolit, il parco scientifico-tecnologico di Jaén. Si tratta di un progetto dell’Unione europea, che sta investigando su quali specie possano essere coltivate insieme agli ulivi e siano con essi compatibili da un punto di vista agronomico, oltre a essere profittevoli economicamente. Durante l’incontro sono state prese in esame miscele di leguminose per il bestiame, aromatiche quali timo, lavanda, salvia o rosmarino, avena e leguminose per il consumo umano. Attraverso queste consociazioni, si renderebbero più redditizi gli uliveti, soprattutto quelli che in una congiuntura di prezzi bassi corrono il rischio di essere abbandonati per gli elevati costi di gestione e produzione.

Su agroinformacion.com si parla di agricoltura di precisione negli uliveti grazie all’utilizzo di droni (QUI). Asaja-Jaén, infatti, l’associazione agraria dei giovani agricoltori di Jaén, coordina il gruppo operativo “Proyecto I+D+i Agricultura de precisión en el olivar usando Sistemas Aéreos No Tripulados” (Progetto I+D+i Agricoltura di precisione nell’uliveto con droni), che per due anni condurrà delle ricerche in campo per sperimentare le potenzialità di questi mezzi. I droni sorvoleranno uliveti di Jaén, Cordova, Almería, Granada e Malaga, per analizzare lo stato di maturazione delle olive, il grado di umidità del suolo, l’eventuale comparsa di fitopatologie e diversi altri parametri. Al progetto partecipano anche la Fondazione andalusa per lo sviluppo aereospaziale (FADA), l’Università di Jaén e la Fondazione Caja Rural, attraverso il suo laboratorio Olivarum; con esso collaborano pure Ifapa, l’istituto di ricerca e formazione agraria, e le associazioni dei giovani agricoltori di Malaga, Cordova, Almería e Granada. L’obiettivo del gruppo operativo, uno dei più ambiziosi e innovativi di tutta l’Andalusia, è rendere le tenute più efficienti e sostenibili, oltre a migliorare la redditività degli agricoltori e rafforzare il legame tra il mondo rurale e quello della ricerca. Il progetto, finanziato dal Piano di sviluppo rurale dell’Andalusia 2014-2020, conta su un budget di 300mila euro.

Passiamo al sito del COI, il Consiglio Oleicolo Internazionale, sempre ricco di aggiornamenti. Tra gli ultimi, figura un focus sulla Giordania (QUI). In base alle statistiche rese note al 51esimo meeting del suo comitato consultivo, tenutosi di recente ad Amman, l’ulivo genererebbe all’incirca 100 milioni di dinari per l’economia giordana, tanto che secondo il ministro giordano Khalid Hanifat sarebbe il simbolo stesso dell’agricoltura di questo paese. Qui, infatti, gli uliveti rappresentano il 77% di tutta la superficie coperta da alberi e il 24% del totale delle aree coltivate. Negli ultimi anni, però, lo sviluppo del settore oliandolo si è avvantaggiato non solo dell’incremento della superficie coltivata a ulivi, ma anche dell’adozione di metodi più moderni, sia nella produzione sia nella gestione, che hanno portato a un consistente miglioramento della produttività e della qualità degli oli giordani.

Terminiamo tornando su Mercacei, dove viene ripreso un articolo (QUI) pubblicato dalla dottoressa Rayda Ben Ayed su Jus d’Olive, nel quale fa il punto sul suo lavoro di ricerca teso a sviluppare un processo attraverso il quale codificare il DNA dei campioni di olio di oliva e, quindi, rivelarne le origini. I risultati ottenuti permetteranno di tracciare l’identità genetica del prodotto con rapidità, precisione e a costi contenuti. Secondo Rayda Ben Ayed, la possibilità di aggiungere in etichetta queste informazioni, che garantiscono l’autenticazione del prodotto, darà un indubbio valore aggiunto (anche economico) agli oli di oliva.

 

Foto di Olio Officina

Mariangela Molinari - 08-05-2018 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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