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Etichette olio sotto mira

Con il Reg. Ue 2018/1096, già in vigore, si autorizzano gli Stati membri a rendere obbligatoria l’indicazione della campagna di raccolta, così da fornire ai consumatori un dato più preciso sul periodo in cui l’olio è stato prodotto. Inoltre, si evidenzia come il consumo di acidi grassi polinsaturi, presenti in abbondanza nelle olive, aumenti i livelli di fattori neurotrofici che stimolano il funzionamento cognitivo. Questo e altro nella consueta rassegna stampa internazionale

Mariangela Molinari

Etichette olio sotto mira

Dopo la pausa estiva ricominciamo la nostra rassegna stampa settimanale, che ci dà l’opportunità di cogliere notizie e spunti dall’estero. Iniziamo dalle pagine di Mercacei, in cui si riporta (QUI) che dallo scorso 3 agosto con il nuovo regolamento Ue 2018/1096, ora già in vigore, l’Unione Europea ha modificato il precedente regolamento 29/2012 in fatto di etichette dell’olio di oliva, autorizzando gli Stati membri a rendere obbligatoria l’indicazione della campagna di raccolta, così da fornire ai consumatori un dato più preciso sul periodo in cui l’olio è stato prodotto. L’obbligo si limita, comunque, alla produzione interna di ogni Stato, ottenuta dalle olive raccolte nel proprio territorio e destinata solo al mercato nazionale. In base al nuovo regolamento è possibile indicare la campagna di commercializzazione corrispondente o il mese di estrazione dell’olio dalle olive e l’anno di raccolta. Gli oli di oliva già etichettati secondo il regolamento precedente potranno comunque essere commercializzati fino all’esaurimento degli stock.

Restiamo sulle pagine della versione inglese di Mercacei, dove vengono riportati i risultati di uno studio condotto dall’Università spagnola Jaume I di Castellón (QUI), secondo i quali gli adolescenti che seguono una dieta mediterranea hanno migliori performance scolastiche. La ricerca, infatti, che ha coinvolto 269 teenager, ha dimostrato che quanti hanno seguito questo tipo di regime alimentare, in cui la maggior parte dei grassi è rappresentato dall’olio di oliva, hanno migliorato la qualità del sonno e le proprietà di linguaggio, a beneficio del rendimento nello studio. Grazie alle diverse analisi, i ricercatori hanno concluso che il consumo di acidi grassi polinsaturi, presenti in abbondanza nelle olive, nelle noci e nel pesce, aumenta i livelli di fattori neurotrofici che stimolano il funzionamento cognitivo.

Passiamo Oltreoceano grazie a Olive Oil Times, approdando, in particolare, in California, dove il produttore California Olive Ranch ha annunciato l’avvio di un massiccio piano di espansione (QUI), con investimenti pari a 35 milioni di dollari, che saranno impiegati per aggiungere entro la fine di quest’anno 2.200 acri di terreni coltivati a ulivo (impiantando anche nuove varietà), creare ulteriori infrastrutture e impiegare nuovo personale nel campo della ricerca e sviluppo. Il piano, varato in un momento particolare, in cui i trend di mercato sono in crescita come mai prima, porterà a un incremento della produzione che dovrebbe consentire al colosso statunitense di rispondere in modo più puntuale alle esigenze dei consumatori. 

L’incremento di superficie olivetata è un fenomeno globale. Tanto che, come leggiamo su agroinformacion.com, persino negli Emirati Arabi è stato impiantato un uliveto nella regione del Paese posta alla maggiore altitudine, sul monte Jabal Yibir. Qui, a 1.400 metri sul livello del mare, dove l’escursione termica va dai -5°C ai +50 °C, è stata avviata una produzione che, secondo Juan Vilar (QUI), consulente strategico specializzato nel settore, è assolutamente accettabile. Si tratta di un impianto intensivo di varietà Picual, esteso complessivamente su 8 ettari, orientato da nord a sud, dotato di un sistema irriguo e completato da un frantoio con una capacità molitoria di 6mila chili al giorno. L’ultima produzione di olive ha raggiunto i 60mila kg e quella di olio di oliva gli 11mila kg, desinati esclusivamente al mercato interno.

Torniamo in Spagna (QUI), dove, come leggiamo ancora su agroinformacion.com, la Consejería de Agricultura, Ganadería y Medio Ambiente continua ad ampliare la banca di varietà autoctone di ulivo di La Rioja, situata a La Grajera. Per il quarto anno consecutivo, infatti, con la collaborazione degli olivicoltori della comunità autonoma è stata avviata una campagna per la raccolta di materiale vegetale da esemplari che presentino alcune peculiarità, quali l’età, la produttività, la varietà… L’obiettivo della banca, che già conta 141 diversi campioni, raccolti e piantati dal 2007 a oggi, è conservare la diversità del materiale genetico degli ulivi di La Rioja per successivi studi e selezioni: un passo fondamentale al fine di ottenere piante migliori, di cui il settore oleicolo della regione potrà beneficiare, grazie a produzioni più redditizie e di maggiore qualità. Del lavoro svolto finora la Consejería de Agricultura è particolarmente soddisfatta. Nelle ultime tre campagne, infatti, sono stati individuati 140 esemplari: da 74 di questi è stato raccolto materiale vegetale, e sono state identificate cinque varietà minori, finora non catalogate: Picudillo, Negral, Picalaceña/Cirujal, Aceitunero e Picudo. Il materiale è stato quindi moltiplicato e inserito nella banca del germoplasma di La Grajera. La prossima campagna si focalizzerà in particolare su due aspetti: da un lato, ancora, la localizzazione di varietà sconosciute e minori, che presentano caratteristiche rilevanti (produttività, qualità dell’olio, resistenza alle malattie…); dall’altro l’individuazione di esemplari antichi di Redondilla/Redondal e Royuela/Arróniz, provenienti da diversi punti geografici con l’obiettivo di realizzare una futura selezione genetica.

Infine, apprendiamo da ANSAmed che la Tunisia si colloca tra i Paesi leader nella produzione di olio di oliva. Lo ha affermato il Ministero dell’Agricoltura, delle Risorse idriche e della Pesca del Paese (QUI), che ha reso noti i dati relativi alla stagione 2017-18: con una raccolta di 1,6 milioni di tonnellate di olive, la produzione di olio di oliva ha raggiunto le 325mila tonnellate, contro le 100mila tonnellate dell’annata 2016-17. Grazie alle condizioni climatiche favorevoli e ai trattamenti contro le fitopatologie, l’ultima campagna si è rivelata elevata anche dal punto di vista qualitativo. Secondo il ministero, le esportazioni totali supereranno le 200mila tonnellate, per un fatturato di oltre 2mila milioni di dinari tunisini. Buone anche le performance del biologico, con una produzione di olio di oliva bio pari a 170mila tonnellate.

 

La foto di apertura riporta una illustrazione di Angelo Ruta, tratta dal volume di Luigi Caricato, Il racconto dell'olio, una edizione fuori commercio del 2002, pubblicata per conto dell'Unione europea

 

Mariangela Molinari - 10-09-2018 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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