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Il predominio spagnolo

L’Icex non manca di evidenziare lo strapotere commerciale delle aziende olearie spagnole nel mondo. L'Andalusia festeggia il record nell’export, raggiungendo, a valore, i 2.564 milioni di euro nei primi dieci mesi del 2017. In India, intanto, si fanno largo gli oli da olive, ma è soprattutto l’olio di sansa di oliva a totalizzare un +65%. Questo e altro ancora nella rassegna stampa internazionale

Mariangela Molinari

Il predominio spagnolo

Cominciamo la prima rassegna stampa del nuovo anno spulciando sulla stampa estera le notizie apparse negli ultimi giorni del 2017. Leggiamo su Mercacei che, in base ai dati resi noti lo scorso dicembre da ICEX España Exportación e Inversiones, la Spagna domina il mercato indiano dell’olio di oliva, seguita a notevole distanza da Italia, Grecia, Turchia e Tunisia.
Il trend degli ultimi cinque anni ha conosciuto una crescita costante, considerato che le importazioni dal Paese iberico sono passate dai 1.179.075 kg del 2012 ai 1.278.632 kg del 2016. Sono di gran lunga inferiori i quantitativi provenienti dai diretti concorrenti: 404.196 kg dall’Italia (erano 544.702 nel 2012), 40.117 kg dalla Grecia (33.244 nel 2012), 22.470 kg dalla Turchia (7.542 nel 2012) e, infine, 6.398 kg dalla Tunisia.
Numeri a parte, ICEX sottolinea le notevoli prospettive del mercato indiano, evidenziando le percentuali di crescita registrate nel corso degli ultimi cinque anni in tutte le categorie: l’import di olio vergine di oliva ha messo a segno un +24% e quello di olio di oliva addirittura un +58%. Ma è stato soprattutto l’olio di sansa di oliva ad aumentare maggiormente, tanto da totalizzare un +65%, probabilmente grazie al suo prezzo inferiore.
L’analisi di ICEX identifica il Nord del subcontinente indiano come un’area chiave per il settore dell’olio di oliva, seguito a sud da Hyderabad, Bangalore e Chennai, mentre a ovest spicca per i consumi Mumbai. Il prezzo, comunque, resta il principale driver d’acquisto, tanto da essere riconosciuto da diversi importatori quale unico elemento sul quale giocare la competitività, visto che il consumatore indiano non è in grado di distinguere tra le diverse categorie di olio di oliva.
Per quanto riguarda le prospettive future, a frenare un possibile ulteriore sviluppo potrebbero essere i dazi, passati di recente dal 12,8% al 18,5% per alcune partite e dal 20,6% al 26,6% per altre. Ciononostante, secondo ICEX l’India rappresenta per l’olio di oliva una straordinaria opportunità: la sfida è la diffusione del suo consumo, fino a farne una consuetudine.

Restiamo sulle pagine di Mercacei, per apprendere che, secondo i dati di Extenda-Agencia Andaluza de Promoción Exterior, in Andalusia l’export di olio di oliva ha festeggiato lo scorso anno un vero e proprio record, raggiungendo a valore i 2.564 milioni di euro nei primi dieci mesi del 2017, grazie a un incremento del 22,1% rispetto allo stesso periodo del 2016. La regione, però, ha guidato anche l’export complessivo dei prodotti agroalimentari spagnoli, totalizzando un valore di 9.166 milioni di euro (+12,4%).

Punta i riflettori sull’Andalusia anche Olimerca, per dare conto del fatto che il Consiglio di agricoltura, pesca e sviluppo rurale della regione destinerà oltre 2 milioni di euro a progetti di innovazione negli uliveti: una sovvenzione compresa negli incentivi per la creazione dei Gruppi Operativi previsti dall’Asociación Europea de Innovación, che supereranno i 200mila euro per 46 beneficiari in tutta la regione.

Sempre su Olimerca si riporta quanto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Ue (GUUE) riguardo la decisione di esecuzione 2017/2352 della Commissione europea del 14 dicembre 2017, che modifica la decisione di esecuzione 2015/789 relativa alle misure per impedire l’introduzione e la diffusione della Xylella fastidiosa nei Paesi dell’Unione europea. Per aumentare le prospettive di successo dell’eradicazione del batterio, ogni Stato dovrà assicurare ispezioni annuali più approfondite ed estese, in modo da individuarne quanto prima la presenza in ogni territorio e procedere alla sua eliminazione. Si procederà con esami visivi, affiancati poi, al minimo sospetto, da analisi di laboratorio, registrando ogni test in una banca dati consultabile da tutti gli Stati. Nel caso sia riscontrata la presenza del batterio, l’area dovrà essere delimitata, prevedendo una zona cuscinetto di 5 km e la rimozione di tutte le piante ospiti, indipendentemente dal loro stato di salute, situate in un raggio di 100 metri dalle piante infette.

Torniamo su Mercacei, dove viene ripreso il report dell’Unione europea sulle prospettive di medio termine per i principali mercati agricoli. Per l’olio di oliva da qui al 2030 le performance migliori sono stimate per Spagna e Portogallo, dove ci si attende una crescita della produzione a un tasso annuo del 2,3%.
In quanto ai consumi, invece, si prevede un incremento della domanda a livello mondiale e dei consumi in Unione europea, a eccezione dei maggiori Paesi produttori, quali, per l’appunto, Spagna, Italia, Grecia e Portogallo, dove, invece, è atteso un ulteriore calo. In ogni caso l’Ue rafforzerà ancora la sua posizione di maggiore produttore ed esportatore a livello mondiale di olio di oliva.
Entro il 2030, inoltre, sono in cantiere importanti miglioramenti strutturali, grazie all’adozione di sistemi produttivi più efficienti, all’aumento delle aree irrigue e all’ampliamento dell’estensione degli uliveti, in sostituzione ad altre colture.
Tutto ciò dovrebbe portare a una crescita produttiva di circa un terzo rispetto al biennio 2014-2016, con quantitativi pari al +5% rispetto ai livelli del 2015.

Dalla produzione passiamo alla distribuzione su Revista Almaceite, che osserva il rapporto tra l’olio di oliva e il canale Horeca. Il suo prezzo, superiore a quello di altri oli, come quello di girasole e di prodotti speciali per frittura, ha spesso contribuito a tenerlo lontano dalle cucine di bar, ristoranti e collettività: una distanza che si è ulteriormente acuita, considerato che, sul lineare, una bottiglia di olio extra vergine di oliva di marca costa quanto una confezione da cinque litri di olio di girasole di una sottomarca. Gran parte della responsabilità della disaffezione del canale verso l’olio di oliva sarebbe dunque da attribuire secondo la testata alle stesse catene della grande distribuzione, più interessate a puntare su prezzi bassi e offerte promozionali, soprattutto negli ultimi anni segnati dalla crisi, piuttosto che a evidenziare i benefici dell’olio di oliva, non solo per la salute, ma anche, per esempio, dal punto di vista del rendimento in frittura.
Analizzando il catalogo di uno dei maggiori cash & carry spagnoli, si osserva che la sezione degli oli dedicati al fuori casa annovera l’olio alto oleico (1,45 euro/litro), quello di girasole di marca a quasi un euro al litro, quello di girasole di marche private (0,91 euro/litro), una speciale miscela di oli per cucinare a 2,48 euro/litro e olio di sansa di oliva a 2,58 euro al litro. Non si fa la minima menzione di olio di oliva raffinato, vergine o extra vergine.

E concludiamo - è proprio il caso di dirlo - “in bellezza”, dal momento l’olio evo, è appezzabile non solo in cucina ma, grazie alle sue proprietà antiossidanti e idratanti, come base per la creazione di creme e saponi. Come riporta La Vanguardia, alla Escuela Superior Agraria de Castelo Branco, in Portogallo, da quattro anni vengono sviluppate iniziative per promuovere l’utilizzo di olio extra vergine di oliva nella formulazione di prodotti per la cura della persona, nella convinzione che, grazie agli antiossidanti in esso contenuti, si possano realizzare prodotti idratanti e in grado di contrastare l’invecchiamento cutaneo. La finalità del centro è proprio dimostrare alle aziende della cosmetica l’utilizzo dell’olio evo, creando diverse formulazioni per il suo impiego in creme e saponi, alle quali le case produttrici possano poi aggiungere fragranze naturali o altri principi.

Mariangela Molinari - 02-01-2018 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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