20 Agosto 2017 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

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L’industria dell’olio d’oliva

Oltre dieci mila, tra occupati diretti e indotto, con un fatturato che supera i 2,5 miliardi di euro. Vi presentiamo una fotografia aggiornata con i dati del settore nel quadro prospettato da Assitol per Olio Officina

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L’industria dell’olio d’oliva

Quello dell’olio d’oliva rappresenta uno dei comparti del settore agroalimentare più importanti della nostra economia. Un comparto la cui industria ha saputo conquistare nel corso degli anni la fiducia dei consumatori, sia italiani che stranieri, diventando una realtà dell’economia nazionale che conta oltre 10mila tra occupati diretti ed indotto, con un fatturato che supera i 2,5 miliardi di Euro.

Allo scopo di reperire la materia prima, garantendo la stessa qualità del prodotto inalterata nel tempo, le nostre aziende, da decenni, hanno sviluppato un know how tutto italiano nella selezione degli oli, sulla base delle qualità organolettiche e dei gusti degli consumatori. In pratica, è avvenuto nell'olio quel che è accaduto nel caffè: la capacità di fare “blend”, che consiste nel selezionare e accostare oli diversi per creare prodotti amati dai consumatori, è diventato il vero marchio distintivo di un comparto all'eterna ricerca dell'olio buono.

La produzione nazionale è, infatti, fortemente deficitaria per coprire il fabbisogno interno e quello necessario alle attività di export, pari complessivamente a 1 milione di tonnellate. Negli anni migliori, copre solo il 35% del fabbisogno nazionale. 

Per la campagna olearia 2016-2017, praticamente già chiusa a causa delle anomalie climatiche registrate in autunno (temperature troppo alte) e del fenomeno della mosca dell'oliva, si stima una produzione oleicola pari a 243mila tonnellate.

Nel complesso, il consumo interno di oli da olive si attesta intorno alle 600 mila tonnellate, mentre circa 400 mila sono le tonnellate di cui le nostre aziende hanno bisogno per quell’attività di export che fa dell’Italia il primo Paese esportatore di olio da olive confezionato, per un valore di quasi 2 miliardi di euro della nostra bilancia commerciale italiana, e con la realizzazione di un surplus di circa 120 milioni di euro. 

Più in dettaglio, secondo i dati Istat del periodo gennaio-settembre 2016, gli scambi con l’Unione Europea dimostrano, rispetto allo stesso periodo di due anni fa, la debolezza economica dell’area comunitaria: l’export è infatti diminuito del 2,5%.

Gli Stati Uniti, primo acquirente mondiale di extravergine, hanno visto incrementare l’import del 13,7. Ottime le performance di Canada (+40,4), Giappone (+7,7) e Australia (+39,7).

Queste cifre spiegano come sia da sempre indispensabile cercare e selezionare anche in mercati esteri l’olio che la produzione nazionale non è in grado di fornire, sia per soddisfare i consumatori italiani sia per quelli esteri. 

Con l’approvazione del Piano Olivicolo Nazionale, voluto dall’intera filiera produttiva (industria compresa), che tra i suoi obiettivi ha proprio la modernizzazione del settore, e la nascita, pochi mesi fa, dell’Organizzazione Interprofessionale dell’olio d’oliva, il comparto ha finalmente a disposizione gli strumenti per rilanciare la produzione e per rendere più competitivo l’intero settore.

I controlli sull’olio d’oliva

L'indicazione in etichetta dell'origine delle materie prime utilizzate è stata introdotta, in via facoltativa, (alla fine degli anni '90) prima che la UE obbligasse a farlo nel 2002 e bene in vista in etichetta a partire dal 2013. 

L’extravergine è un prodotto sottoposto a regole stringenti e a forti controlli. Le aziende olearie hanno protocolli interni che dispongono alti standard qualitativi per offrire un prodotto buono e sicuro. Controlli severi in tutte le fasi: dall’approvvigionamento delle materie prime, all’imbottigliamento, fino al prodotto finito. Ad esempio, nella fase di selezione della materia prima sono analizzate decine di migliaia di campioni d’olio, con controlli non limitati alle analisi chimico-fisico-sensoriali previste dalla legge, ma che prevedono anche analisi ulteriori per controllare gli indici di qualità e di purezza di ogni campione. 

A questi si aggiungono i controlli esterni delle Autorità e/o dagli organismi di controllo competenti. Sull’olio ne operano ben 9 diversi – citare solo alcuni tra ICQRF (Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentare) e Corpo Forestale dello Stato, legati al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, NAS (Nucleo Anti Sofisticazioni) e NAC (Nucleo Antifrodi) dell’Arma dei Carabinieri, nonché Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane e le ASL, a cui vanno aggiunte le Agenzie Regionali per la Protezione Ambientale (ARPA) e i Laboratori di Sanità Pubblica (LSP) - che effettuano controlli periodici in azienda, spesso senza preavviso e in qualsiasi fase della filiera, in modo da assicurare il più elevato livello di controllo.

Per la sua importanza nell’economia nazionale, all’industria olearia gli organi di controllo riservano particolare attenzione. Se si vuole citare qualche numero: con oltre 6.500 controlli effettuati nel solo 2014 da parte dell’ICQRF, che hanno permesso di verificare l’attività di 4.190 operatori del settore per un totale di oltre 8.180 prodotti sottoposti ad analisi e valutazioni. Il Ministero della Salute nel suo rapporto sulla vigilanza e controllo su alimenti e bevande in Italia ha censito 20.456 controlli da parte di ARPA e LSP nel corso del 2013 con una percentuale di campioni irregolari per l’olio di oliva extravergine 3 volte inferiore alla media per tutti i prodotti alimentari.

Va ricordato infine che, a livello industriale, i sistemi di tracciabilità sono stati introdotti volontariamente da decenni, ben prima che il legislatore decidesse di renderli obbligatori, per meglio garantire il proprio lavoro e controllare le materie prime. Inoltre al sistema di tracciabilità comunitario, previsto per la prima volta nel 2002 come obbligo per tutti i produttori di alimenti si è aggiunto, per gli oli d’oliva, un sistema nazionale che prevede che tutti gli operatori della filiera segnalino ogni movimento di olio prodotto o commercializzato in Italia sul sistema informatico nazionale gestito da Agea, in modo da agevolare i controlli pubblici sulla veridicità delle indicazioni.

 

Si ringrazia, per la preziosa collaborazione, Silvia Cerioli.

OO M - 21-02-2017 - Tutti i diritti riservati

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