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L’olio conquista i mercati

Ora la Cina produce con orgoglio i suoi oli da olive, oltre 6 mila tonnellate che si intendono raddoppiare entro il 2022. Un settore in crescita che valorizza anche gli assaggiatori. In Israele, intanto, si sta punta sull'ampliamento della quota di import in esenzione di dazio, con vantaggio soprattutto per la Spagna. Non mancano le note positive sul fronte salutistico: l’extra vergine può ridurre del 30% il rischio di sviluppare il diabete gestazionale

Mariangela Molinari

L’olio conquista i mercati

Iniziamo la rassegna stampa di questa settimana dalla Cina, aggiuntasi di recente all’elenco dei Paesi produttori di olio di oliva, di cui al momento è in grado di garantire un volume di 6.500 tonnellate annue, che entro il 2022 dovrebbero addirittura raddoppiare, fino a raggiungere le 13mila tonnellate. Sono queste, almeno, le previsioni riportate da La Vanguardia ed espresse da GEA Iberia, azienda spagnola con sede a Úbeda (Jaén) che presta supporto tecnico alla produzione di olio di oliva.
Le coordinate del mercato cinese si lasciano tracciare velocemente: l’olio d’oliva viene distribuito a livello locale a prezzi che oscillano tra i 3,50 e gli 8 euro al litro, a seconda della confezione; il settore dà lavoro a 3mila famiglie, mentre i consumi si aggirano sulle 60mila tonnellate annue (che dovrebbero diventare 70mila entro il 2022): la produzione interna, dunque, al momento può soddisfare soltanto il 12% della domanda e, nonostante lo sforzo del Paese per aumentare la propria capacità produttiva grazie soprattutto all’impianto di nuove coltivazioni, la Cina si troverà a lungo nelle condizioni di dover importare ingenti quantitativi di olio d’oliva. Attualmente i frantoi presenti sull’intero territorio sono 35, la maggior parte dei quali di dimensioni contenute e situati nelle province di Gansu, Sichuan, Chongqing, Yunnan e Zheijamg. Secondo Jordi Arqué, responsabile vendite del settore tecnologico per oli e grassi di GEA Iberia, il settore ha senza dubbio buone prospettive di crescita.

Restiamo ancora in Cina, passando, però, alle pagine di Mercacei, dove viene confermato l’interesse che il comparto oleicolo del Paese asiatico riscuote per i produttori ed esportatori storici, a cominciare dalla Spagna. Nel 2016, infatti, l’olio di oliva ha occupato il terzo posto nella classifica dei prodotti alimentari spagnoli esportati in Cina, dopo la carne di maiale e il vino.
La crescita del mercato, però, sta portando con sé anche nuove professionalità. Come, per esempio, quella dell’assaggiatore di olio di oliva. Se al momento i corsi sono ancora tenuti prevalentemente in Italia e in Spagna, una volta avviati in Cina potrebbero facilmente attrarre l’attenzione di un pubblico quanto mai vasto ed eterogeneo, comprensivo di produttori e distributori, ristoratori e consumatori. Il governo cinese, così come le associazioni e i produttori locali, hanno ben presente l’importanza di questa figura per garantire oli di qualità e l’oil tasting è, in effetti, ritenuto fondamentale per l’espansione del settore.
Due aspetti, però, vanno considerati. In primo luogo la market share dell’olio di oliva in Cina è ancora contenuta rispetto ad altri oli, più utilizzati nella cucina locale, e lo sviluppo delle capacità di assaggio non può prescindere da quello della domanda. Inoltre, è ancora difficile trovare in questo mercato oli evo senza difetti. È indubbio, però, che la domanda non potrà che aumentare e con essa la richiesta di qualità, garantita solo da valide valutazioni organolettiche.

Dalla Cina passiamo a Israele. Sempre Mercacei rende noto che i ministri dell’economia e dell’agricoltura del Paese si sono accordati su un ampliamento della quota delle importazioni di olio di oliva esente da dazi per un periodo di tre anni. Secondo il dipartimento economico e commerciale dell’ambasciata spagnola, in Israele il consumo di olio di oliva si aggira sulle 20mila tonnellate annue, 15mila delle quali prodotte localmente e 5mila di importazione. Di questa decisione governativa pare si potrà avvantaggiare in particolare la Spagna, il principale Paese esportatore di olio di oliva in Israele, seguita da Turchia, Giordania e Tunisia. Tenuto conto che i dazi da pagare per questo tipo di prodotto rappresentano fino a un terzo del costo dell’olio acquistato all’estero, a seguito del provvedimento è attesa pure una diminuzione dei prezzi e, di conseguenza, un incremento dei consumi di olio di oliva, a scapito di altri prodotti di qualità inferiore.

E allora trasferiamoci proprio in Spagna, dove ideal.es punta i riflettori sulle vendite di olio di sansa. Come ha sottolineato Oriva (Interprofesional del Aceite de Orujo de Oliva), la marca che raggruppa i produttori di olio di sansa di oliva, presentando nell’ultimo Forum le linee guida per il futuro del segmento, nella campagna 2015-16 le vendite di olio di sansa hanno conosciuto una crescita del 15,7% rispetto a quella precedente, tracciando un trend decisamente positivo, sia nel mercato domestico sia a livello internazionale (le esportazioni contano per l’85% delle vendite). Inoltre, in base ai dati pubblicati da datacomex.com, il portale del Ministero dell’economia ripresi da ideal.es, il segmento dell’olio di sansa fattura ogni anno 150 milioni di euro. Alleanze con soci strategici e una maggiore attenzione alla comunicazione saranno i cardini sui quali si svilupperà il lavoro di Oriva nei prossimi mesi, in modo da dare una consistente spinta a quest’olio sul mercato interno, considerato che al momento viene consumato solo dal 4,5% degli spagnoli.

Non può mancare, come ogni settimana, una notizia relativa ai benefici dell’olio di oliva emersi dalle ultime ricerche scientifiche. Su Mercacei leggiamo che uno studio condotto dall’equipe del Estudio San Carlos e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Plos One conferma che una dieta salutare comprensiva di olio extra vergine di oliva riduce del 30% il rischio di sviluppare il diabete gestazionale. Lo studio ha contemporaneamente costatato anche una significativa riduzione dei tassi di prematurità, della necessità di cesarei urgenti e di infezioni urinali e traumi perineali per la puerpera.

Terminiamo, infine, con Olimerca, dove si dà conto della produzione di olive da tavola al termine del primo mese della campagna di raccolta delle olive verdi, ancora caratterizzato dalla mancanza di piogge. Secondo i dati elaborati dall’Agenzia di informazione e controllo alimentare (AICA), nei primi 30 giorni la produzione è stata di 135.450 tonnellate, con un aumento del 31% rispetto alla campagna precedente.
D’altro canto, la campagna 2017-18 è stata avviata con uno stock che al primo settembre ammontava a 368.230 tonnellate (+8%). In quanto alla commercializzazione (diminuita del 9% rispetto allo scorso anno), i dati di AICA riflettono un volume di 39.230 tonnellate. Di queste, 26.750 tonnellate hanno preso la via dell’export e 12.480 tonnellate sono rimaste invece nel mercato interno.
Al 30 settembre lo stock era pari a 455.200 tonnellate, con una crescita del 14% rispetto alla campagna 2016-17.

 

 

La foto di apertura è di Lorenzo Cerretani

Mariangela Molinari - 31-10-2017 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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