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L’olio muove il mondo

La Spagna, attraverso l’Icex, dà il via a una campagna di promozione in Messico, per consolidarne la presenza con grandi e corali iniziative. Il Perù crede nell’olivicoltura, con i suoi 30 mila ettari e produce circa 80 mila tonnellate d’olio. L’Argentina si confronta invece con la pressione dei costi e il deterioramento delle strutture produttive primarie. Mentre la Turchia rafforza il proprio mercato dell’olio da olive, commercializzando in ben 80 Paesi, per un valore di 124,6 milioni di dollari

Mariangela Molinari

L’olio muove il mondo

Sono soprattutto di taglio economico le notizie che troviamo questa settimana sulle testate internazionali prese in considerazione per la nostra rassegna stampa.

Secondo quanto leggiamo su Mercacei, ICEX España Exportación e Inversiones, in collaborazione con Oficina Económica y Comercial de España en México, sta avviando una campagna di promozione dell’olio di oliva spagnolo nel Paese centroamericano, con l’obiettivo di diffonderne la conoscenza e l’apprezzamento.
L’iniziativa, rivolta esclusivamente alle imprese produttrici spagnole presenti sul mercato messicano con una propria società o un importatore/distributore, intende da un lato promuovere l’olio di oliva spagnolo come uno dei migliori e, dall’altro, dare visibilità alle marche presenti in Messico, consolidandone la presenza.
Rivolta principalmente al consumatore finale, agli opinion leader e ai professionisti della ristorazione, la campagna prenderà il via il prossimo settembre per terminare a metà dicembre. Sono previsti un Festival dell’olio di oliva spagnolo nei punti vendita della nota catena City Market, seminari, degustazioni e iniziative sui social media.

Restiamo oltreoceano, dove El Comercio fa il punto sul mercato peruviano dell’olio di oliva. Nel Paese sono circa 30mila gli ettari impiantati a ulivo, principalmente in regioni quali Ica, Moquegua, Arequipa e Tacna, ed è soprattutto quest’ultima a contare oltre il 66% di tenute specializzate in olive e olio di oliva. “La produzione complessiva annuale ammonta a circa 80mila tonnellate – spiega al giornale peruviano Luciana Biondi, presidente della Asociación Pro Olivo –, che per il 70% diventano olive da tavola e il restante 30% olio”.
Nel caso delle olive, si stima che per il 70% circa prendano la via dell’export e solo il 30% sia indirizzato al consumo interno: una proporzione simile a quella riscontrabile anche nel segmento dell’olio, dove il 60% circa è destinato alle esportazioni e il 40% al mercato domestico.
Secondo quanto riportato dal sito SIICEX, il Brasile si conferma la prima destinazione per l’olio peruviano. Lo scorso anno, infatti, ha importato 10.237.645 kg di olive, assorbendo, così, il 76% delle esportazioni peruviane, che nel 2016 hanno raggiunto quota 13.336.000 kg. Si stanno comunque aprendo anche altri mercati, quali l’Inghilterra, l’Australia e persino l’Italia.
In quanto alle prospettive future pare si possa essere ottimisti, tanto che per il 2018 è attesa una produzione di 90mila tonnellate.

Dal Perù passiamo all’Argentina. Un articolo apparso su Los Andes smorza i toni pessimistici che aleggiano nel Paese, osservando come, con una maggiore quantità di olive disponibili, per la maggior parte di buona qualità, e uno scenario internazionale relativamente propizio, i produttori di olio di oliva sperino di riuscire a superare, almeno per un’altra stagione, la pressione dei costi e il deterioramento delle strutture produttive primarie, che ogni anno minacciano di ridurre la disponibilità di materia prima.
Sebbene, infatti, il settore non sia stato esente da preoccupazioni, come la scarsità di mano d’opera per la raccolta e i bassi rendimenti, la stabilità dei consumi nel mercato interno e l’incremento, lento ma costante, della domanda a livello internazionale rinfocolano le speranze.
Il titolare dell’azienda Olivares de Don Ignacio, per esempio, ha precisato che nelle province del Nord la raccolta è stata molto soddisfacente. Si calcola che siano state prodotte 30mila tonnellate di olio a livello nazionale (6mila delle quali nella regione di Mendoza): una cifra che pone l’attuale campagna molto vicina ai record raggiunti nel Paese nelle annate in cui sono state sfiorate le 32mila tonnellate.
Anche Marcos López, produttore di olio a Lavalle, Maipú y San Juan, conferma volumi in crescita rispetto allo scorso anno, a fronte, però di bassi rendimenti. Varietà che normalmente rendono dal 13 al 14%, infatti, sono arrivate a stento al 10-11%.
In quanto allo scenario commerciale, la domanda si mantiene buona ma non poche incertezze permangono su questo fronte per i prossimi mesi, dal momento che l’export copre il 70% e più della produzione e che i prezzi sono dettati dall’andamento internazionale.
Non dimentichiamo, infine, che pure in Argentina sono stati individuati casi di Xylella fastidiosa, in Catamarca, La Rioja e nel sud della provincia di Buenos Aires.

Torniamo più vicini a noi. Sulla testata trt.net.tr troviamo un servizio che traccia le coordinate del mercato dell’olio di oliva turco, le cui esportazioni nel 2016 hanno raggiunto le 33mila tonnellate, commercializzate in ben 80 Paesi, per un valore di 124,6 milioni di dollari.
Più in particolare, 12.293 tonnellate sono andate al mercato spagnolo, mentre 8.692 tonnellate agli altri Paesi dell’Ue. Il che, insieme, conta per il 64% dell’export di olio turco.

Su diverse testate, tra cui anche marketwatch.com, da ormai diversi giorni trovano spazio le tensioni tra Spagna e Stati Uniti, dopo che l’amministrazione americana ha annunciato l’apertura di un’indagine contro la presunta concorrenza sleale da parte dei produttori iberici di olive nere sul mercato Usa, in seguito al reclamo delle aziende americane Bell-Carter Foods Inc. e Musco Family Olive Co al Dipartimento del commercio americano contro i produttori spagnoli. Ma Spagna e Ue si preparano a dimostrare che i prezzi competitivi non sono frutto di intenti sleali ma motivati dal fatto che il Paese è il primo produttore ed esportatore mondiale di questo prodotto.

Su Agroinformación, infine, si osservano i lineari dei supermercati spagnoli dove, con la complicità dei prezzi, le vendite di olio di oliva sono state superate da quelle di olio di girasole. Secondo i dati di Anierac, l’Associazione nazionale degli industriali imbottigliatori e raffinatori di oli commestibili, le vendite di tutti gli oli di oliva imbottigliati da gennaio a giugno nel mercato spagnolo sono scese a 145,93 milioni di litri, con un calo del 17,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Per contro, l’olio di girasole ha messo a segno un +25,66%, raggiungendo i 147,48 milioni di litri.
Tra le categorie con le performance meno soddisfacenti figurano gli oli vergini (-28,65%), i “soavi” (-24,26 %) e gli intensi (-20,42 %). Va meglio per gli extra vergini, comunque in discesa di un abbondante 4%.

 

 

La foto di apertura è di Luigi Caricato

Mariangela Molinari - 25-07-2017 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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