18 Agosto 2019 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

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La finanza schiaccia l’olio

Ha rivoluzionato la categoria dell’olio extra vergine, privilegiando la qualità, ma ora Pierluigi Tosato non è più al vertice del gruppo Deoleo, di cui è stato ceo e presidente. La sua linea, tesa a valorizzare l’alta qualità e il rapporto di fiducia con gli olivicoltori, è ora a rischio. È stato sacrificato il core business dell’azienda, l’olio, privilegiando l’ambito finanziario. Un duro colpo basso per l’Italia. Ora la rivoluzione nel nome della qualità potrebbe subire forti contraccolpi

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La finanza schiaccia l’olio

Il Gruppo Deoleo, il cui fondo inglese CVC Partners controlla il pacchetto di maggioranza di una holding quotata alla Borsa di Madrid, è una multinazionale che ha in pugno il settore degli oli da olive nel mondo. 

Con la conduzione spagnola, l’Italia non poteva trarre alcun vantaggio. Disponendo della titolarità di celebri marchi storici come Carapelli, Sasso e Bertolli, la valorizzazione degli oli italiani non era tra i propositi principali dell’azienda.

Quando invece nel 2016 arrivò al timone di Deoleo Pierluigi Tosato, si è cercato di ripianare i 600 milioni di euro di debito in cui era precipitato il gruppo. I seri problemi finanziari che hanno afflitto per anni Deoleo andavano risanati, tanti gli errori commessi e puntare a ricavare utili senza sacrificare l’olio è stata la grande scommessa da portare avanti. La riorganizzazione aziendale è sempre un processo lento ma inevitabile, e così in una situazione di grande crisi, sono stati necessari dolorosi tagli a personale e stabilimenti produttivi.

L’arrivo di Tosato in questa riorganizzazione è stato per certi versi rivoluzionario, proprio per la centralità che ha voluto assegnare all’olio, puntando su scelte di qualità, anche per ciò che concerne i grandi volumi. 

In Spagna, la sua presenza dette luogo a una reazione di stupore misto a indignazione. Per loro era un po’ come perdere lo scettro. I giornali spagnoli uscirono con titoli allarmistici: gli italiani si sono ripresi Bertolli e Carapelli.

Il cambiamento c’è stato e ha funzionato, ma ora di fronte alla scelta tra soddisfare le esigenze della finanza e puntare sul prodotto, si è deciso di sterzare e sostituire Tosato con Miguel Lopez Ibarrola alla ricerca di nuovi investitori.

Tosato resta nel consiglio di amministrazione di Deoleo e si occuperà di relazioni esterne e, in particolare, dei rapporti con l’Italia. Per quanto sarà possibile, dopo aver rivoluzionato con successo il mercato degli oli da olive, assegnando valore ai produttori olivicoli su più fronti, l’ultimo dei quali con il progetto “le Origini”, ora la scommessa è riuscire a tenere fede all’impegno senza che vi siano rischi di appiattimento sul prodotto, svilendolo a pura commodity. 

La seduta del consiglio di amministrazione di ieri, 27 febbraio, ha dato un forte scossone all’Italia, e da subito la priorità è favorire gli acquisti dalle cooperative iberiche, cui le banche spagnole insistono nell'indirizzare maggiori attenzioni.

Vedremo gli sviluppi futuri, intanto c’è grande preoccupazione in Italia.  Il marchio Carapelli ha dato una svolta importante al settore oleario in Italia, tant’è che aveva aderito alla Filiera Olivicola Olearia Italiana attraverso l’olio extra vergine di oliva premium “Il Nobile” 100% italiano e, proprio di recente, presentato in esclusiva a Milano nel corso della ottava edizione di Olio Officina Festival, lo ha fatto attraverso gli extra vergini del territorio con il progetto “le Origini”.

Il passaggio da prodotto commodity a prodotto cui assegnare valore sembra non interessare più gli azionisti della nota multinazionale, perché evidentemente implica scelte coraggiose ma che il nuovo corso di Deoleo non intende intraprendere preferendo soddisfare gli interessi della finanza a quelli agricoli. 

 

 

 

OO M - 28-02-2019 - Tutti i diritti riservati

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