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Notizie dal mondo oleario

Una importante iniziativa in Spagna, Olivos Solidarios, finalizzata alla conservazione degli ulivi centenari attraverso una formula di sponsorizzazione che, al contempo, porterà a una raccolta fondi. È molto ricca la rassegna stampa internazionale di questa settimana, dove si legge anche di un recente studio condotto dall’University College di Londra su come gli oli da olive contribuiscano a ridurre il rischio di fragilità negli anziani

Mariangela Molinari

Notizie dal mondo oleario

Nella rassegna stampa internazionale di questa settimana iniziamo da Mercacei, che dà conto del nuovo progetto teso a promuovere la cultura dell’ulivo, la conservazione di esemplari centenari, ma anche la certificazione degli oli e delle denominazioni di origine.
Si chiama Olivos Solidarios e si tratta di un’iniziativa sostenuta dal Ministero dell’Agricoltura, Pesca, Alimentazione e Ambiente, e avviata dalla Fundación Lumière insieme a quattro Ong: Mensajeros de la Paz, Asociación Deporte, Cultura y Desarrollo, Comisión Española de Ayuda al Refugiado (CEAR) e Asociación Alba. Ne avevamo fatto cenno nelle settimane passate, ma ora il progetto entra finalmente nel vivo, dopo la sua presentazione ufficiale.
Olivos Solidarios lavora per la conservazione degli ulivi centenari spagnoli attraverso una formula di sponsorizzazione che, al contempo, porterà alla raccolta di fondi per i diversi programmi sociali e culturali degli enti coinvolti.
Gli esemplari che si potranno “adottare” (rinnovando il sostegno di anno in anno) appartengono tutti a denominazioni di origine protetta. I “benefattori” si vedranno inviate 12 bottiglie (nella formula “Oro”) oppure sei bottiglie (nella formula “Argento”) di olio extra vergine di oliva della varietà Picual, con un’etichetta personalizzata a scelta. Inoltre, accompagnati dal personale della Dop, potranno recarsi a toccare con mano le cure che, grazie al loro contributo, vengono garantite all’albero adottato.

Cambiamo pagina restando, però, su Mercacei, dove si sottolinea come, stando ai dati diffusi da Agroseguro, in Spagna gli indennizzi per la siccità registrata lo scorso anno a partire dal mese di aprile e aggravata dalle alte temperature estive, siano sensibilmente saliti rispetto agli anni precedenti, fino a raggiungere i 16,7 milioni di euro per la sola olivicoltura.

Passando su agroinformacion.com leggiamo che la Spagna sta affrontando una campagna produttiva “breve” e in uno scenario di scarsità nelle quantità e con aumenti dei prezzi che stanno penalizzando il consumo nazionale di olio di oliva a favore di quello di girasole. Le cooperative e le organizzazioni agrarie tornano, così, a riaprire il vecchio dibattito sull’autoregolamentazione di settore. Il meccanismo, che necessiterebbe di accordi interprofessionali per essere effettivo, permetterebbe di ritirare olio dal mercato in particolari momenti, per assicurare la stabilità dei produttori e, allo stesso tempo, consentirebbe di mantenere delle riserve negli anni di sovrapproduzione, da distribuire poi in tempi di magra come questo.
Pare che l’Unione europea, da parte sua, sia disposta ad accettare delle limitazioni, per aiutare i produttori a difendersi dagli alti e bassi del mercato. Il segretario generale di UPA-Jaén, Cristóbal Cano, ritiene “assolutamente necessario” passare a un sistema di autoregolamentazione, che, tra l’altro, la stessa legislazione comunitaria permetterebbe, dal momento che il settore possiede un livello di maturità sufficiente per poterlo avviare. Secondo Cano il meccanismo avrebbe ripercussioni positive sulla stabilità dei produttori e andrebbe pure a tutto vantaggio della fidelizzazione dei consumatori, che, inoltre, beneficerebbero di una maggiore tenuta dei prezzi. L’autoregolazione potrebbe essere fattibile attraverso accordi tra le organizzazioni dei produttori, con la vigilanza dell’autorità di competenza.
Intanto, i dati di AICA (Agencia de Información y Control Alimentarios) riguardanti le cooperative agroalimentari dell’Andalusia mostrano che nel primo trimestre della campagna (ottobre-dicembre 2017) sono state ottenute solamente 430.423 tonnellate di olio di oliva: meno del 50% delle 884.900 tonnellate che erano state stimate per la comunità autonoma, tra l’altro prima produttrice nazionale. In questo caso l’autoregolamentazione sarebbe particolarmente auspicabile, in modo da accomodare offerta e domanda tra le diverse campagne, attraverso le organizzazioni dei produttori e le loro associazioni. Secondo le cooperative andaluse il sistema ridurrebbe le incertezze di un settore strettamente dipendente dalle condizioni meteorologiche.

Ancora su agroinformacion.com si ricorda che lo scorso 19 gennaio l’Unione europea ha adottato le misure preliminari per imporre un nuovo dazio addizionale del 17,13% alle olive da tavola nere spagnole. Per quanto provvisorio, il dazio trova applicazione immediata e ha origine dalle indagini anti-dumping in atto dallo scorso luglio sulle olive nere spagnole, a seguito della vicenda che le ha viste protagoniste sul mercato statunitense.
Secondo Antonio de Mora, segretario di ASEMESA, l’associazione spagnola degli esportatori e industriali delle olive da tavola, i nuovi dazi addizionali avranno un importante effetto diretto su tutto il settore spagnolo delle olive da tavola, che vede minacciata una parte importante delle sue esportazioni a vantaggio dell’industria californiana, ma anche di altri Paesi competitor, come il Portogallo, la Grecia, l’Egitto, il Marocco o la Turchia, ai quali non vengono applicati. Sempre il segretario generale ha espresso la sua speranza che le autorità spagnole ed europee intensifichino gli sforzi per convincere quelle americane dell’ingiustificato equivoco. Ogni giorno che passa il danno per il settore spagnolo sarebbe, infatti, sempre maggiore e le conseguenze a livello europeo imprevedibili.

Passiamo oltreoceano su Diario Jornada, il quotidiano argentino che riporta come la crescita delle esportazioni di olio di oliva nel Paese sudamericano abbia segnato un nuovo record. Rispetto agli oltre 8 milioni di dollari che il settore aveva fatturato nel 2012, nel 2017 è arrivato, infatti, a 37.395.879 dollari. Il che, tradotto in volume, significa passare da 2.851 a 9.674 tonnellate. Nonostante il trend si sia mantenuto sostanzialmente positivo, nell’ultimo quinquennio si sono comunque registrati anni negativi, come il 2014 e il 2016.
Una delle principali province produttrici si conferma Mendoza, che ha raggiunto risultati soddisfacenti grazie ai miglioramenti apportati in campo, nei processi produttivi e nella commercializzazione.
L’Argentina si posiziona, così, al quinto posto nella classifica mondiale degli esportatori, dopo l’Unione europea, Tunisi, la Siria, e la Turchia, e al primo posto nel continente americano.

Terminiamo con Olive Oil Times, dal quale apprendiamo che l’Egitto si prepara a rientrare a tutti gli effetti nell’International Olive Council grazie a un decreto presidenziale firmato nei giorni scorsi a Il Cairo. In effetti, il Paese era stato membro del COI dal 1964 fino al 2017, quando la sua adesione è stata revocata a seguito della mancata firma di un accordo sui cambiamenti di standard nella coltivazione, produzione e commercializzazione delle olive.
Ora l’Egitto si appresta a beneficiare delle garanzie finanziarie che supporteranno la coltivazione, compresa una nuova iniziativa che punta a mettere a dimora un milione di ulivi, quale parte di una progetto per la coltivazione di 1,5 milioni di alberi nel deserto occidentale.

Sulla stessa testata troviamo, infine, i risultati di un recente studio condotto dall’University College di Londra, che conferma come una dieta mediterranea ricca di olio di oliva contribuisca a ridurre il rischio di fragilità negli anziani (che può condurre a cadute, fratture e demenza), e aiuti a mantenere forza muscolare, peso e buoni livelli di energia. La ricerca ha preso in esame gli stili di vita di 5.789 persone ultrasessantenni, in Francia, Spagna, Italia e Cina.

 

La foto di apertura è di Olio Officina

Mariangela Molinari - 23-01-2018 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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