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Nuove prospettive per l’olio

È davvero possibile condurre una piantagione superintensiva come se fosse un uliveto ecologico? Parrebbe di sì, stando a quanto dichiara Alfonso Gómez, di Todolivo. Su altri fornti, le luci si accendono su Olive Predictor, un dispositivo che aiuta a determinare il momento migliore per la raccolta delle olive. Questo e altro nella rassegna stampa internazionale di questa settimana

Mariangela Molinari

Nuove prospettive per l’olio

Da un veloce sguardo alla stampa dell’ultima settimana, abbiamo raccolto alcune notizie che ci danno il polso di nodi critici e nuove prospettive per l’olio extra vergine di oliva.

Revista Almaceite scatta un’istantanea del settore oliandolo (QUI), mettendo in evidenza due approcci che fino a non molto tempo fa procedevano parallelamente e che oggi, invece, sempre più tendono a un punto d’incontro: l’aumento della produzione secondo i dettami di un’agricoltura più sostenibile, capace di adattarsi alle nuove tendenze di consumo che si vanno delineando nei Paesi più sviluppati, e il diffondersi di uliveti superintensivi, che stanno cambiando il volume produttivo in molti territori. Ma è davvero possibile condurre una piantagione superintensiva come se fosse un uliveto ecologico? Parrebbe di sì, stando a quanto dichiara Alfonso Gómez, direttore marketing di Todolivo, azienda pioniera sul mercato spagnolo nella conduzione superintensiva degli uliveti. “Ciò che raccomandiamo ai nostri clienti – afferma – sono i trattamenti necessari nei primi due anni dell’impianto, fondamentali affinché la pianta acquisti il vigore necessario per un buon radicamento e una crescita soddisfacente. In seguito, invece, ci si può limitare a semplici misure preventive contro possibili patologie, o a interventi solo quando sia veramente necessario”. Un uliveto superintensivo può, dunque, essere ecologico e, anzi, gran parte del futuro pare si giocherà proprio in questa direzione. Va anche tenuto conto, secondo quanto sottolineato dal direttore marketing di Todolivo, che la densità raccomandata, in base all’esperienza dell’azienda, sarebbe tra le 800 e le 1.200 piante per ettaro. Accanto alle varietà classiche utilizzate negli ultimi anni, come Arbequina, Arbosana, Koroneiki o Sikitita e Oliana, si stanno sperimentando nuove cultivar per questo tipo di conduzione, come la Picual e la Manzanilla Cacereña. E così continuano le ricerche di Todolivo, che già  nel 2008 ha avviato un programma di miglioramento genetico in collaborazione con l’Università di Cordova, per ottenere nuove varietà per uliveti in forma di siepe, che consentano da un lato di ottenere oli diversi e, dall’altro, assicurino caratteristiche, quali precocità, rendimento in sostanza oleosa, produttività e resistenza alle fitopatologie.

 

Passiamo alle pagine di agroinformacion.com per apprendere del drastico calo delle esportazioni di olive da tavola nere dalla Spagna agli Stati Uniti (QUI). Solo nel primo trimestre dell’anno, infatti, si è registrato un -42,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, passando da 6,9 milioni di chili a 4, secondo quanto reso noto dal dipartimento delle dogane statunitensi. A fronte del decremento conosciuto dalla Spagna, le esportazioni da parte di altri Paesi verso gli Usa sono invece cresciute di un 16,3%, passando dai 7 agli 8,2 milioni di chili. Spiccano, in particolare, le performance del Marocco, con 3 milioni di chili esportati (+33%), dell’Egitto, con 1,2 milioni di chili (+50%) e della Turchia, con 400mila tonnellate (+82,3%). Davanti a questi numeri Antonio de Mora, segretario generale di ASEMESA, l’associazione degli esportatori delle olive da tavola, ha ancora una volta sottolineato la sua preoccupazione, chiedendo a tutte le amministrazioni, e in particolare alla commissione Ue, che il settore venga difeso anche a livello politico con la stessa fermezza messa in campo nel caso dell’acciaio e dell’alluminio. 

Cambiamo argomento su Mercacei, dove si parla di Olive Predictor (QUI), un dispositivo che aiuta gli agricoltori a determinare il momento migliore per la raccolta delle olive, massimizzando così i benefici per l’olio di oliva. La sua carica innovativa gli ha valso il punteggio più alto alla Olive Challenge, una competizione organizzata dalla greca Filaios Olive Oil Society in collaborazione con organizzazioni e istituzioni governative e private del Paese. Secondo quanto scritto dal giornale Greek Reporter, l’invenzione riunirebbe in sé una serie di dispositivi sviluppati e brevettati nella Facoltà di Farmacia dell’Università di Atene dal professor Prokopios Magiatis ed Eleni Melliou, insieme alla loro equipe di ricerca, in collaborazione con George Stavropoulos del Centro di Ricerca scientifica Democritos. In poco tempo e utilizzando solo una piccola parte del frutto, Olive Predictor consente ai produttori di prevedere la quantità e qualità dell’olio che deriverà dalle proprie olive. Come ha affermato Magiatis, infatti, l’invenzione permette di individuare il momento migliore della raccolta, e di trovare il rapporto ideale tra quantità e qualità. Il dispositivo è costituito da due parti principali. La prima è una sorta di mulino in miniatura con un sistema centrifugo in grado di estrarre una quantità sufficiente di olio anche partendo da 200 grammi di olive. La seconda è l’Aristometro, tanto piccolo da poter essere tenuto in una mano. In appena 15 minuti e con soli sette grammi di olio stima il contenuto di olio e oleocantale dell’olio che sarà prodotto.

 

Infine, sfogliando Olive Oil Timesleggiamo (QUI) che un gruppo di ricercatori australiani ha sfatato uno dei miti più comuni, comparando gli effetti del calore intenso in cottura sull’olio extra vergine di oliva e su altri oli comunemente utilizzati per cucinare, compreso quello di cocco, avocado, girasole, riso, vinacciolo ecc. Dallo studio, infatti, pubblicato su Acta Scientific Nutritional Health, è emerso che l’evo è il più sano e stabile anche alle temperature più elevate, avendo prodotto la minor quantità di sostanze nocive, definite composti polari, collegati, tra l’altro, allo sviluppo di malattie neurodegenerative, come l’Alzeihmer e il Parkinson. Anche in cottura, dunque, l’evo è l’olio migliore.

 

 La foto di apertura è di Luigi Caricato

Mariangela Molinari - 22-05-2018 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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