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Olio alimento di tendenza

In Australia e Nuova Zelanda sono i benefici degli oli da olive a trainare la crescita dei consumi. Altrettanto importanti gli evo di qualità con un packaging accattivante. Non tutte le notizie sono positive, la Xylella si affaccia nella zona meridionale della Comunità autonoma di Madrid, ma in compenso sono stati previsti indennizzi pari a 2 milioni di euro per quanti si troveranno costretti ad abbattere i propri ulivi. Questo e altro nella rassegna stampa della settimana

Mariangela Molinari

Olio alimento di tendenza

La rassegna stampa di questa settimana ci porta in Australia e Nuova Zelanda, dove, come leggiamo (QUI) sulle pagine di Mercacei, i benefici ormai ben noti dell’olio di oliva trainano la crescita dei suoi consumi. In base agli ultimi dati di ICEX, infatti, negli ultimi anni in Australia l’olio di oliva ha visto addirittura raddoppiare i consumi pro capite, mentre in Nuova Zelanda è diventato un alimento di tendenza, tanto che in entrambi i mercati ad avere notevoli possibilità di incrementare diffusione e market share sono soprattutto gli evo di qualità e con un packaging accattivante.
Come riporta anche l’ultimo rapporto di ICEX sull’Australia, nonostante il Paese non annoveri una tradizione olearia, negli ultimi 20 anni le tonnellate prodotte hanno conosciuto un aumento del 4.200%, raggiungendo le 21.000 tonnellate nella campagna 2016-17. Tuttavia, i consumi (45.000 tonnellate nella stessa campagna) obbligano il Paese a importare olio da altri mercati, Spagna e Italia in testa.
In confronto alle importazioni, le esportazioni (in particolare di evo verso Paesi asiatici) continuano a essere contenute: un trend che dovrebbe protrarsi anche nei prossimi anni.
In quanto ai consumi annui pro capite di olio di oliva, in Australia la media si aggira sui 2 litri. Il consumatore tipo? In genere è attento a ciò che mette nel piatto e alla salute, ed è un amante della cucina mediterranea. I suoi criteri di scelta? Restano l’origine e il prezzo.
Anche la Nuova Zelanda dipende in misura preponderante dalle importazioni da Paesi quali l’Italia e la Spagna, dal momento che la produzione nazionale può arrivare a soddisfare solo il 10% dei consumi. Ciononostante, negli ultimi tempi il prodotto locale ha iniziato a essere percepito come migliore e di qualità superiore.
Sul fronte dei prezzi, negli ultimi cinque anni in entrambi i mercati gli oli di oliva hanno conosciuto una crescita costante, complici gli incrementi nei Paesi di origine causati dal calo produttivo.
In Nuova Zelanda persiste una notevole differenza tra i prezzi delle private label, in genere di origine mediterranea, e quelli dei prodotti locali, distribuiti in negozi di specialità e delikatessen. Inoltre, è notevole la differenza di prezzo tra le referenze vendute nei supermercati e quelle veicolate attraverso i negozi specializzati. Da ICEX, dunque, si suggerisce a quanti fossero interessati a presidiare questo mercato di approfittare delle opportunità per gli EVO premium, bio o proposti in formati particolari.
In Australia l’olio di oliva è percepito come un prodotto gourmet e la Spagna è riconosciuta come il produttore che assicura il miglior rapporto qualità-prezzo. Un’immagine quest’ultima, che, però, ultimamente sta cambiando a causa dell’attività promozionale sul prodotto locale da parte delle istituzioni pubbliche.
Il trend stimato da ICEX per i prossimi anni è positivo per entrambi i Paesi: vi si prevede l’ingresso di nuovi competitor che si sfideranno a colpi di prodotti innovativi, packaging originali, prezzi competitivi e ricerca di canali di vendita alternativi, legati a salute, bellezza e divertimento.

Restiamo sulle pagine di Mercacei tornando però in Spagna, dove dalle scorse settimane sale la preoccupazione, dopo la comparsa dei primi casi di Xylella nella zona meridionale della Comunità Autonoma di Madrid (QUI). Le organizzazioni rurali e le associazioni agrarie richiamano comunque alla calma e alla collaborazione tra gli agricoltori. Secondo Juan Luis Ávila, segretario generale di COAG-Jaén, la lotta contro questa fitopatologia più che agli alberi infetti è da rivolgere ai possibili vettori, che vanno individuati e combattuti utilizzando ogni strumento a disposizione. È sulla stessa linea anche Pedro Barato, presidente di Asaja, l’associazione agraria dei giovani agricoltori, che ha invitato a un coordinamento di ogni azione tra le diverse amministrazioni e i rappresentanti dei produttori: un richiamo espresso anche da UPA Madrid, l’organizzazione degli agricoltori, che ha richiamato alla massima cooperazione.

Come si apprende anche su agroinfomación.com, restando in tema di Xylella, la Comunità di Madrid ha previsto indennizzi pari a 2 milioni di euro per quanti si troveranno costretti ad abbattere i propri ulivi (QUI). Contemporaneamente sarà prevista una zona tampone che sarà trattata con erbicidi e fungicidi in un raggio di 500 metri. E, ancora, in un raggio di 5 chilometri sarà istituita una zona di vigilanza estrema.

Passando su agrodigital.com, apprendiamo che lo scorso marzo l’Andalusia ha chiuso la campagna 2017-18 con una produzione di olio di oliva pari a 931.654 tonnellate e, dunque, inferiore a quella dell’annata precedente, a causa della forte siccità patita in campo (QUI). Secondo i dati di Aica, Agencia de Información y Control Alimentarios, Jaén si conferma il principale produttore con 385.815 tonnellate di olio di oliva, vale a dire il 41,4% del totale prodotto in Andalusia, seguito da Siviglia, con 107.229 tonnellate e Granata, con 87.722 tonnellate.

Terminiamo con Revista Almaceite, dove si riporta un recente studio condotto da iAhorro sul carrello dei prodotti salutari (QUI): su 32 referenze di consumo abituale l’olio di oliva è una delle poche categorie in cui non esistono differenze di prezzo tra le private label delle varie insegne, che differiscono solo per pochi centesimi.
Un fenomeno, questo, che interessa solo altre due merceologie: il latte e il riso. Di contro, in prodotti quali il pane integrale, le uova e soprattutto le verdure, le differenze possono essere piuttosto elevate.

 

Mariangela Molinari - 17-04-2018 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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