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Oliveti da Guinness

I dieci consigli chiave per far sì che gli uliveti si possano adattare ai cambiamenti climatici in atto.  Una indagine sulle maggiori tenute olivicole del mondo svela che non si trovano in Spagna. Il Coi e la sua attività per avvicinare Cina e Australia. Il Coi e la produzione mondiale di olio di oliva. La rassegna stampa internazionale di questa settimana

Mariangela Molinari

Oliveti da Guinness

Negli ultimi giorni leggiamo su Mercacei che il COI, il Consiglio Oleicolo Internazionale, ha avviato due ambiziose campagne di promozione in Cina e in Australia, che puntano a un avvicinamento di questi Paesi, oltre che allo sviluppo, al loro interno, del settore oliandolo (QUI). Come segnale di partenza dell’iniziativa il Consiglio Oleicolo ha organizzato due prime visite a fine maggio, una in Cina e una in Australia, durante le quali saranno incontrate le autorità governative competenti, rappresentanti dell’industria oliandola e produttori locali, ma anche importatori e delegazioni commerciali dei Paesi che esportano in questi mercati. Il fine delle riunioni sarà da un lato far conoscere il lavoro del COI, il suo punto di vista e i suoi obiettivi, e, dall’altro, ottenere un riscontro positivo da questi Paesi, attraverso l’apertura di un proficuo dialogo.

Su Mercacei si parla ancora di COI, per renderne note le stime riguardo la produzione mondiale di olio di oliva (QUI), ritoccate verso l’alto rispetto alle previsioni espresse lo scorso novembre. Secondo le ultime cifre comunicate dai Paesi produttori, infatti, si passerebbe da 2.988.500 tonnellate a 3.271.000, frutto di un +27% (+697.000 tonnellate) rispetto alla campagna precedente. Inoltre, il COI prevede che in questa campagna il consumo mondiale di olio di oliva si aggiri attorno a 2.950.000 tonnellate, supponendo così una crescita dell’8% rispetto alla campagna 2016-17. Secondo l’ultimo bollettino, lo sviluppo sarebbe dovuto da un lato al +22% messo a segno complessivamente dai Paesi produttori europei, che dovrebbero superare quota 2.143.000 tonnellate, grazie a un incremento di 391.5000 tonnellate rispetto all’annata 2016-17. Dall’altro, però, la produzione dovrebbe comunque aumentare nella maggior parte dei Paesi membri del COI, che dovrebbero arrivare a 950mila tonnellate, complice una crescita del 49,8% rispetto alla campagna precedente. Alla testa di questo gruppo di Paesi troviamo la Turchia, con una produzione di 263mila tonnellate (+26%), seguita da Tunisia, con 280mila tonnellate (+180%), Marocco (140mila tonnellate, +27%), Algeria (80mila tonnellate, +27%), Argentina (37.500 tonnellate, +74%) e Giordania, con 25mila tonnellate (+25%). In Palestina, invece, si prevede un leggero decremento del 2,6%, per complessive 19mila tonnellate. Per gli altri Paesi membri del COI è atteso un sostanziale mantenimento del livello produttivo. Per quanto riguarda, invece, la produzione mondiale di olive da tavola, la campagna 2017-18 si presenta finora come una delle migliori, arrivando a 3.020.500 tonnellate, con un incremento intorno al 5% (+142mila tonnellate). I Paesi produttori europei metteranno a segno uno sviluppo complessivo del 4% e, scendendo nello specifico, la produzione dovrebbe segnare un -6% in Spagna, un +31% in Grecia, un +20% in Italia e un +18% in Portogallo.  I restanti Paesi membri del COI registreranno un aumento del 12%. I consumi a livello mondiale, infine, si lasciano stimare in 2.786.000 tonnellate (+1% rispetto alla campagna precedente).

 

Su Revista Almaceite leggiamo i dieci consigli chiave per far sì che gli uliveti si possano adattare ai cambiamenti climatici in atto (QUI). All’interno del programma InfoAdapta-Agri, infatti, UPA (l’Unione dei piccoli agricoltori), con l’appoggio del Ministero dell’agricoltura e la Fondazione per la biodiversità (Fundación Biodiversidad), ha sviluppato diversi manuali, uno dei quali specificamente dedicato alla coltivazione dell’ulivo. Ecco, dunque, il nuovo “decalogo”.

1. Scegliere le varietà di ulivo in funzione della loro ubicazione. I cambiamenti climatici, infatti, stanno influenzando non poco il periodo di fioritura, la vernalizzazione e lo stress da caldo eccessivo. Si rivela indispensabile, dunque, trovare di volta in volta la giusta combinazione tra varietà e luogo, selezionando i genotipi più resistenti. 

2. Cambiare gli orientamenti dei filari delle coltivazioni arboree. Viene consigliata, in particolare, un’esposizione grazie alla quale gli alberi siano più protetti nelle ore centrali del giorno. Temperature troppo elevate durante la maturazione, infatti, portano a una perdita di rendimento e qualità.

3. Ridurre le lavorazioni del terreno, in modo da diminuire le possibilità di erosione e la perdita di sostanza organica.

4. Coprire il suolo con mulching(cioè erba sminuzzata), per conservarne l’umidità, controllare le infestanti e accrescere la quantità di materia organica presente.

5. Prevedere una copertura vegetale tra i filari degli alberi, che porta benefici agronomici ed economici. Proteggere il suolo dall’impatto della pioggia, infatti, riduce l’erosione idrica ed eolica del terreno, aumenta la conservazione di acqua nel suolo e favorisce la ritenzione di CO2.

6. Seminare lungo i margini miscele di piante e fiori, in modo da favorire la biodiversità e la presenza di insetti impollinatori.

7. Analizzare il suolo, creando una sua mappatura, così da intervenire con i giusti quantitativi di acqua e fertilizzanti nelle varie parcelle, a seconda delle necessità.

8. Privilegiare una fertilizzazione organica che, tra le altre cose, previene l’erosione del suolo e migliora la sua struttura, rendendo più efficiente l’uso dell’acqua. 

9. Alternare prodotti solidi a fertirrigazione, applicando dosi differenti di fertilizzante in ogni zona, in base ai bisogni.

10. Prevedere una gestione razionale e sostenibile dell’acqua, che vada incontro alla maggiore necessità di irrigazione senza sprechi. 

 

Torniamo, infine, su Mercacei, per avere una risposta alla domanda: dove si trovano le maggiori tenute olivicole del mondo? Riprendendo un rapporto internazionale elaborato dal consulente strategico Juan Villar per il Libro dei Guinness dei primati (QUI), la testata svela, a sorpresa, che nessuna delle prime dieci si trova in Spagna, il maggiore Paese produttore a livello mondiale, ma sarebbero così distribuite: quattro in America, due in Asia, due in Oceania e una in Africa. Ognuna si estende su quasi 60mila ettari, per una superficie complessiva superiore a quella olivetata attualmente esibita da Paesi quali gli Usa, Israele, il Libano, il Cile o la Francia, mentre la prima azienda spagnola della classifica si è guadagnata solo il 13esimo posto. Secondo lo studio, oggi l’olivicoltura copre l’1% delle terre coltivabili del pianeta, pari a 11,5 milioni di ettari di uliveto, distribuiti su 58 Paesi, per un numero complessivo di 3,6 milioni di aziende agricole, con una superficie media di 3,2 ettari. L’evoluzione della superficie nelle ultime cinque campagne si è tradotta in un incremento di oltre un milione di ettari. L’85% di questa estensione è rappresentata da una coltivazione superintensiva. Il radicarsi di una nuova olivicoltura in nuovi luoghi ha portato con sé una decentralizzazione delle imprese di maggiori dimensioni al di fuori dell’abituale zona di influenza.

 

 

La foto di apertura (Olivi visti dall'alto, nel Nord Barese) è di Giuseppe Cortese

Mariangela Molinari - 15-05-2018 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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