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Tutte le news olearie

In Argentina il comparto oleario cresce e sta seguendo la scia di quello del vino, ma il consumo interno è bassissimo. Si produce per gli altri, tanto che l’export cresce del 193%. Ciò che è certo è che l’olio da olive non manca, visto che si registra una crescita complessiva a livello mondiale rispetto alla raccolta precedente. Questo e altro nella rassegna stampa internazionale di questa settimana

Mariangela Molinari

Tutte le news olearie

Spulciando tra le principali testate (specializzate e non) apparse nell’ultima settimana, sulle pagine del quotidiano argentino La Nacion leggiamo (QUI) che nel Paese l’olio di oliva sta seguendo la stessa via tracciata dal vino. Dopo il boom conosciuto negli anni ’90, infatti, pare ormai destinato soprattutto all’esportazione più che al mercato interno. In effetti, se si paragona il consumo pro capite annuo di olio di oliva (300 ml) con quello di altri Paesi, non si può che constatare la lunga strada ancora da percorrere. In Grecia, per esempio, si consumano 16 litri pro capite l’anno, in Spagna 13, 10 in Italia e 7 in Portogallo. Volendo poi tracciare confronti con altri mercati sudamericani, in Cile i consumi arrivano a 750 ml, in Brasile a 300 ml e in Uruguay a 500 ml.
Il consistente sviluppo vissuto dal settore negli anni ’90 fu determinato sia dall’introduzione di una legislazione favorevole, sia da importanti miglioramenti delle tecniche colturali e dall’introduzione di nuove varietà. A beneficiarne furono in particolare le province di Catamarca, La Rioja e San Juan, che si aggiunsero alle storiche aree produttrici di Córdoba, Mendoza e Buenos Aires.
Un report elaborato sulla base dei dati forniti dal Ministero dell’Agroindustria segnala che le esportazioni di olio di oliva argentino hanno registrato un aumento del 193% tra gennaio e ottobre 2017, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una commercializzazione complessiva di 33.900 tonnellate, per un valore corrispondente di 137,7 milioni di dollari. La destinazione principale dell’export è rappresentata dagli Stati Uniti, che si sono accaparrati il 41,5% delle vendite e hanno fatto registrare un incremento annuo del 220% a volume, seguiti da Spagna e Brasile.

Mercacei dedica anche nella sua versione inglese un ampio reportage (QUI) sulla settima edizione di WOOE, la World Olive Oil Exhibition, che gli scorsi 21 e 22 marzo ha riunito a Madrid circa 700 produttori, attirando 4mila professionisti del settore da più di 30 nazioni.
Novità di quest’anno, in particolare, è stata la presenza di produttori provenienti da Paesi quali il Sud Africa e la Turchia. Nutrita è stata pure la partecipazione di aziende tunisine, con l’obiettivo di promuovere l’oliva di varietà Chtoui.
La fiera, inoltre, ha ospitato la prima edizione dei premi WOOE: un riconoscimento a carriere professionali, modelli corporate e prodotti realizzati con olio di oliva. In questo ambito la denominazione di origine protetta Baena ha ricevuto una speciale menzione per la qualità dei suoi oli, la sua presenza nazionale e internazionale e il suo prestigio anche nei mercati più esigenti.
Se da un lato WOOE ha consolidato il suo prestigio quale punto d’incontro per il business, dall’altro non ha mancato di dedicare spazio a dibattiti e conferenze, alle quali hanno partecipato alcuni dei maggiori esperti a livello internazionale, come David Neuman (di evooguy.com), María Reyes (direttrice della categoria oli presso KeHe Distribuitors); il nostro direttore Luigi Caricato e Abdellatif Ghedira, direttore generale del COI. Ad essi si sono affiancati gli spagnoli Rafael Jiménez Díaz, esperto in fitopatologia e agricoltura sostenibile, Javier Perona, ricercatore del Consiglio superiore per la ricerca scientifica e Teresa Lajo, responsabile del dipartimento di endocrinologia dell’Ospedale universitario Moncloa.
Uno dei momenti clou della manifestazione si è confermato la proclamazione degli EVOOLEUM Top 100: i 100 migliori Evo da sei Paesi (Spagna, Italia, Portogallo, Croazia, Marocco e Israele) che saranno menzionati nella prossima Guida EVOOLEUM Top 100. Grande è stato il successo riscosso dall’Italia, visto che la giuria ha ritenuto il Monini Monocultivar Coratina il miglior olio extra vergine di oliva al mondo. Nella lista, tuttavia, resta predominante la presenza della Spagna con 76 oli (erano 73 nella scorsa edizione), mentre l’Italia ne ha visti inseriti 14 (11 nel 2017) e il Portogallo è sceso da 12 a 5; Israele ne ha contati 3 e la Croazia e il Marocco uno a testa.

Sempre su Mercacei si riportano i dati del COI riguardanti la campagna oliandola 2017-2018, che indicano (QUI) una crescita complessiva a livello mondiale rispetto alla raccolta precedente, mentre le stime dello stesso COI relative a novembre 2017 si aggirano sui 2,9 milioni di tonnellate.
Per quanto i numeri non siano ancora definitivi, il Consiglio Oleicolo Internazionale ritiene che l’Europa assumerà un ruolo guida, con una produzione congiunta di Spagna, Italia, Grecia e Portogallo che dovrebbe raggiungere approssimativamente gli 1,8 milioni di tonnellate. A questi Paesi fanno seguito Algeria, Argentina, Giordania, Marocco, Palestina, Tunisi e Turchia, con oltre 800mila tonnellate complessive di olio di oliva, e Paesi non membri del COI, quali Siria, Australia e Cile, con 177mila tonnellate.
Secondo il COI le abbondanti precipitazioni che si sono verificate in molti Paesi lo scorso inverno potrebbero portare a un aggiornamento di questi dati, con un incremento produttivo che dovrebbe garantire una maggiore stabilità dei prezzi a livello internazionale.
Gli Stati Uniti continuano a essere il principale importatore di olio di oliva, accaparrandosi una quota del 37% del mercato mondiale, seguiti dall’Unione Europea (16%).
Tra i membri attuali del COI figurano Algeria, Argentina, Egitto, l’Unione Europea (con i suoi 28 stati), Iran, Israele, Giordania, Libia, Montenegro, Marocco, Palestina, Tunisi, Turchia e Uruguay, che rappresentano il 94% della produzione mondiale di olio di oliva, il 96% del mercato delle esportazioni e il 72% del consumo.

Sul sito di The Weekly Observer, infine, si parla ancora delle straordinarie proprietà dell’olio di oliva (QUI). Un recente studio sull’acido oleico pubblicato sul Journal of Molecular Biology, infatti, ha dimostrato come possa contribuire a prevenire l’espressione di geni cancerogeni. Il team di ricercatori sottolinea che è troppo presto per dire se l’utilizzo di olio di oliva nella dieta quotidiana aiuti a prevenire il tumore al cervello, ma i risultati mostrano le potenzialità di trattamenti basati su questo prezioso alimento. I ricercatori hanno analizzato gli effetti dell’acido oleico su una molecola denominata miR-7, attiva nel cervello e nota per la sua capacità di sopprimere la formazione di tumori. Il meccanismo che è stato messo in luce è l’azione di inibizione dell’acido oleico sulla proteina nota come MSI2 che blocca la produzione di miR-7, la quale, in questo modo, ha libertà di espressione.

 

 

La foto di apertura è di Olio Officina

Mariangela Molinari - 03-04-2018 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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