22 Ottobre 2017 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

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Assitol: annata olearia difficile, necessario impegno di tutta la filiera

Secondo le statistiche del Consiglio oleicolo internazionale, la produzione mondiale di olio è in sofferenza, in particolare nei Paesi con una storica tradizione olivicola. “I dati sul settore rappresentano un campanello d’allarme che non possiamo ignorare", ha osservato Angelo Cremonini, presidente del Gruppo olio d’oliva dell'Associazione dell'industria olearia

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Assitol: annata olearia difficile, necessario impegno di tutta la filiera

Nota stampa Silvia Cerioli. L’Associazione dell’industria olearia commenta gli ultimi dati del Coi sulla campagna 2016-2017 e ritiene opportuno un maggiore impegno dell’Interprofessione per rivitalizzare il settore. In tal senso, Assitol spera in un rapido riconoscimento dell’organismo.

Un’annata difficile per l’olio d’oliva, che chiama ad un maggiore impegno tutta la filiera nell’Interprofessione. E’ l’auspicio di Assitol, l’Associazione italiana dell’industria olearia aderente a Confindustria, che guarda con preoccupazione agli ultimi dati del Coi, il Consiglio Oleicolo internazionale, sulla campagna 2016-2017.

Secondo le statistiche del Coi, la produzione mondiale di olio è in sofferenza, in particolare nei Paesi con una storica tradizione olivicola. Negativo il bilancio dell’Italia, che ha perso quasi il 60% rispetto al 2015 e si è si attestata sulle 190mila tonnellate. Anche la Grecia con 180mila tonnellate (-43%) e Portogallo con 76mila tonnellate (-32%), hanno visto diminuire la produzione. Decisamente meno drastico il caso della Spagna, che conta su quasi un milione e 300mila tonnellate, ma ha registrato un calo dell’8,5%.

Non va meglio nel Mediterraneo, dove la Tunisia e Marocco, rispettivamente con 100mila e 110mila tonnellate, hanno assistito ad una netta riduzione delle loro produzioni.
Il ridimensionamento della quantità di materia prima ha provocato un generale aumento dei prezzi, deprimendo così anche i consumi (- 4,3%). I dati analizzati nel convegno Assitol dello scorso dicembre mostravano già una contrazione, con una perdita di circa 50.000 tonnellate, legata anche alle nuove tendenze salutiste.

“I dati del Coi sul settore rappresentano un campanello d’allarme che non possiamo ignorare - osserva Angelo Cremonini, presidente del Gruppo olio d’oliva di Assitol -. In Italia, si è acuito lo storico deficit di produzione, mentre stenta a decollare il Piano olivicolo, nelle sue diverse articolazioni regionali, che dovrebbe portare ad un incremento della nostra capacità produttiva nei prossimi anni”.

Per gli industriali, l’intera filiera è chiamata ad un maggiore impegno per rivitalizzare il settore. “La nuova Interprofessione – ricorda Cremonini – sta puntando sulla costruzione di una strategia comune, capace di dare finalmente voce alle proposte e alle esigenze del mondo olivicolo-oleario. Assitol intende fare la sua parte e si augura che il Ministero delle Politiche Agricole dia il via al riconoscimento della struttura”.

L’Associazione confida in un rapido ed oculato utilizzo dei fondi del Piano olivicolo nazionale, la cui operatività è frenata dalle complesse procedure burocratiche. “Ci appelliamo alla buona volontà della pubblica amministrazione e degli enti locali per un’accelerazione – afferma il presidente del Gruppo olio d’oliva – in modo da sbloccare fondi essenziali per far ripartire il settore. Per la compagnia di bandiera, si va ipotizzando un contributo di 600 milioni, mentre purtroppo si fa fatica a svincolare 30 milioni, peraltro già stanziati, a favore di tutta l’olivicoltura italiana”.

 

La foto di apertura è di Olio Officina 

OO M - 09-06-2017 - Tutti i diritti riservati

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