17 Dicembre 2017 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

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Siccità, uliveti in sofferenza: la preoccupazione dell'industria olearia

“Le nostre imprese sono abituate ad affrontare il deficit strutturale di materia prima che, storicamente, riguarda l’Italia"A sostenerlo è Angelo Cremonini, presidente del gruppo olio da olive di Assitol. Quanto si sta verificando nel corso degli ultimi mesi "aggrava il quadro produttivo nazionale, già compromesso dalla precedente campagna"

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Siccità, uliveti in sofferenza: la preoccupazione dell'industria olearia

Nota stampa di Silvia Cerioli. Gli imprenditori temono l’impatto dell’emergenza idrica sulle coltivazioni già in essere, come il girasole, e sulla prossima campagna olivicola. Uliveti in sofferenza e girasole in difficoltà. E’ l’allarme di Assitol, l’Associazione italiana dell’industria olearia, che teme gli effetti della siccità sull’attività delle aziende del settore.

Gli uliveti hanno subìto seri danni dalla mancanza di piogge e, per alcune zone di eccellenza come il Garda e la Toscana meridionale, si parla già di produzione al 50%. “Le nostre imprese sono abituate ad affrontare il deficit strutturale di materia prima che, storicamente, riguarda l’Italia – afferma Angelo Cremonini, presidente del Gruppo Olio d’oliva di Assitol - . Tuttavia la siccità degli ultimi mesi aggrava il quadro produttivo nazionale, già compromesso dalla precedente campagna”. Le piante, infatti, alla ricerca di acqua, cercano di nutrirsi “prelevando” anche quella delle olive, la cui resa potrebbe essere molto bassa se non inizia a piovere.

L’Italia, in tempi normali, può contare su una produzione nazionale di circa 350mila tonnellate d’olio d’oliva, a fronte di un fabbisogno interno di 600mila tonnellate e di un export pari a 400mila tonnellate. “Il rischio è di assistere al ripetersi di una campagna negativa come quella del 2014, annus horribilis del nostro olio”, avverte Cremonini. Nel resto del Mediterraneo, anche produttori storici come Spagna e Grecia lamentano i danni dell’emergenza climatica.

Situazione delicata anche per il girasole. La sua coltura si effettua nel Centro-Italia, su terreni non irrigui e soffre la mancanza di acqua. “Per il girasole, il rischio è di una riduzione delle rese di almeno il 20% – precisa Enrico Zavaglia, presidente del Gruppo Oli da semi – mentre la domanda di mercato, sia in Italia che all’estero, è in crescita. Non dimentichiamo che quello di girasole è l’olio di semi più consumato in Italia, prediletto dall’industria alimentare per la produzione di sughi, salse e prodotti da forno”.

La siccità non sembra più un’eccezione anche alle latitudini italiane. “Le statistiche ci parlano di estati sempre più calde e di fenomeni metereologici estremi – osserva Andrea Carrassi, direttore generale di ASSITOL - occorre attrezzarci di conseguenza”.
Basti pensare che soltanto il 20% degli uliveti italiani può contare su un’irrigazione artificiale, fondamentale in caso di siccità. “Una soluzione in tal senso – sottolinea Cremonini - consiste nel destinare da subito parte dei fondi del Piano Olivicolo Nazionale alla lotta contro l’emergenza idrica negli uliveti”.

Il cambiamento climatico influenzerà sempre di più la nostra agricoltura. “E’ ormai necessario rilanciare la ricerca e l’innovazione – conclude Carrassi -, con l’obiettivo di rafforzare e incrementare il nostro patrimonio agricolo, costretto ad affrontare ciclicamente situazioni climatiche estreme”.

 

La foto di apertura è di Luigi Caricato

OO M - 05-08-2017 - Tutti i diritti riservati

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