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Quando si dice piante officinali

Riformata la vecchia legge, il nuovo testo che disciplina il settore delle erbe officinali è stato perfezionato dal governo, in attesa della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Il consumo di queste piante in Italia ha superato le 25mila tonnellate annue, ma il 75% è ancora rappresentato dalle importazioni. Si rende necessario incoraggiare la crescita della produzione

Alessio Ortenzi

Quando si dice piante officinali

Uno degli ultimi decreti legislativi del Governo Gentiloni è stato quello per la nuova disciplina della coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali (in attuazione dell’articolo cinque della legge 28 luglio 2016, n. 154, la legge delega in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare).

Coldiretti afferma che sono 7,8 milioni di italiani che utilizzano piante o estratti di piante per la cure o per il mantenimento del benessere psicofisico, utilizzando i dati Eurispes. Le "erbe e le piante officinali" sono quelle impiegate tali e quali in cucina, come spezie per aromatizzare alimenti; nella preparazione di tisane; oppure lavorate con procedure chimiche, nella produzione di liquori, integratori alimentari, cosmetici, farmaci e altri prodotti per la casa. Con la riforma della vecchia Legge 6 gennaio 1931, n. 99 si sono innovate molte disposizioni del settore.

Il testo del decreto fa proprie le conclusioni del Tavolo di filiera delle piante officinali, istituito nel 2013, e, tenendo conto delle normative europee, adegua la disciplina vigente dando un nuovo assetto al settore, in modo da favorirne la crescita e lo sviluppo e da valorizzare le produzioni nazionali, garantendo al contempo una maggiore trasparenza e conoscenza al consumatore finale.

Tra le novità:

  • fornisce una nuova definizione di piante officinali, prevedendo inoltre l’istituzione dei registri varietali delle specie di piante officinali, nei quali sono elencate le piante officinali ammesse alla commercializzazione e sono stabilite le modalità e le condizioni per la certificazione delle sementi;
  • chiarisce in maniera inequivoca che la coltivazione, la raccolta e la prima trasformazione delle piante officinali sono considerate a tutti gli effetti attività agricole, disposizione molto attesa dai coltivatori;
  • disciplina la raccolta spontanea, in modo da evitare il depauperamento delle aree a questa destinate e da favorire una maggiore conoscenza delle stesse zone, delle piante e dell’ambiente in cui si sviluppano;
  • stabilisce che, con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, deve essere adottato il Piano di settore della filiera delle piante officinali, che sarà lo strumento programmatico strategico diretto a individuare gli interventi prioritari per migliorare le condizioni di produzione e di prima trasformazione delle piante officinali. Dovrebbe il piano favorire lo sviluppo di una filiera integrata dal punto di vista ambientale, di definire forme di aggregazione professionale e interprofessionale capaci di creare condizioni di redditività per l’impresa agricola e di realizzare un coordinamento della ricerca nel settore;
  • prevede, per le Regioni, la possibilità di istituire, nel rispetto della normativa dell’Unione europea, marchi finalizzati a certificare il rispetto di standard di qualità nella filiera delle piante officinali.

“La nuova legge – sottolinea la Coldiretti – risponde alle esigenze di regolazione del settore delle piante officinali che ha registrato un notevole aumento della domanda di prodotti legate alla sfera della salute e del benessere. Il consumo di piante officinali in Italia ha superato le 25mila tonnellate all’anno ma il 75% è rappresentato dalle importazioni dall’estero ed è quindi necessario sostenere la crescita della produzione Made in Italy”. Secondo i dati riportati nel Piano di settore delle piante officinali, sono 2.938 le aziende agricole italiane con una superficie investita a “piante aromatiche, medicinali e da condimento” per un totale complessivo di 7.191 ettari. Sono quasi 300 le piante officiali coltivate in Italia e tra quelle più diffuse ci sono, vite rossa, ginkgo biloba, passiflora, camomilla, genziana, valeriana, cardo mariano, finocchio, camomilla, origano, rosmarino, liquirizia, assenzio, aglio, coriandolo, anice, meliloto, carciofo e rabarbaro, mirtillo nero e zafferano.

Gli integratori alimentari attualmente in commercio e molto utilizzati dagli italiani sono in notevole parte a base vegetale con gli infusi che mostrano un valore al dettaglio di 130 milioni di euro con un aumento del 7,9% in un anno secondo i dati Iri 2017. Mentre si attende l’entrata in vigore con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale la norma appare positiva a detta dei diversi operatori interessati ma si dovrà completare con un successivo intervento da parte del nuovo governo per rendere obbligatoria l’etichettatura di origine dei prodotti officinali, in coerenza con la direzione presa nel settore agro-alimentare, al fine di dare la massima trasparenza, una direzione chiesta dalla maggioranza dei consumatori.

 

Alessio Ortenzi - 21-05-2018 - Tutti i diritti riservati

Alessio Ortenzi

Nato a Roma l’8 aprile 1985, si è laureato nel 2012 in Agraria presso l’Università della Tuscia, con una tesi sulle macchine di raccolta della frutta a guscio. Ha frequentato il corso di Sicurezza e qualità delle filiere agroalimentari presso l'Università della Tuscia nel 2005. Qualificato "Tecnico per la conduzione di impianti agroenergetici" dopo corso FSE della Cia dell'Umbria Umbria nel 2014 e esplicata esperienza di gestione di un impianto a biogas per un anno e mezzo in azienda zootecnica in provincia di Viterbo. Maturata esperienza di tre anni (gennaio 2014 - dicembre 2017) in un'azienda alimentare biologica produttrice di semilavorati di nocciole (paste di cioccolata) in provincia di Viterbo.

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