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La moda del vino biodinamico

“Corno letame” e “corno silice”. Si riempiono le cavità di corna di vacca con del letame o con polvere di quarzo, per poi interrarle. Oggi in molti ne parlano, ma senza conoscere la realtà, con le sue molteplici contraddizioni. La ciliegina sulla torta viene dal Politecnico di Milano: una istituzione scientifica altamente qualificata fa carta straccia del proprio blasone dando voce e legittimazione a una pseudoscienza con derive eugeniste e razziste

Alberto Guidorzi

La moda del vino biodinamico

Io già non comprendo il vino biologico, ma il vino biodinamico è ancora di più difficile catalogazione: il primo perché dice di non usare pesticidi invece usa in abbondanza il rame e lo zolfo e tanti altri veri e propri pesticidi, il secondo perché anche lui usa il rame e dice di non usare prodotti di sintesi (i formulati di rame invece lo sono eccome) ed inoltre per la strana ed esoterica pseudo-concimazione che praticano.

La lobby del biologico fa credere che non usano pesticidi e poi irrorano per 15 volte in un anno con solfato di rame, che è un metallo pesante che si accumula nel terreno e interferisce con la florofauna ivi presente (Hendgen M et al. 2018, Döring J et al. 2015, Chalker-Scott L 2013). 

Nei terreni da tempo a vigna vi sono dei quantitativi di rame che il consumatore di vino bio, che bevendolo crede di preservare l’ambiente, neppure immagina. Ci si lamenta per delle tracce di glifosate e poi si sottace la presenza, quando va bene, di 100 mg di rame per kg di terreno. Se ne sono accorte anche le autorità preposte, infatti dai quasi 40 kg ammessi come usabili nel quinquennio 2002/2007 si è passati agli attuali 20 kg per quinquennio. Se si dice che è un prodotto naturale perché se ne sono dimezzate le quantità in 15 anni?

Analizziamo come funziona il meccanismo senza ricadere nella frode? Significa, o meglio dovrebbe significare, che se ad esempio nei quattro anni precedenti il 2019 ho già consumato i 20 kg ammessi, nel 2019 il vigneto dovrebbe restare indifeso, ma non preoccupatevi arriva sempre puntuale la deroga che farà carta straccia dei limiti fissati dalla legge. La pratica del soprassedere è già stata applicata, infatti, il rame era stato messo nella lista dei fitofarmaci da proibire in agricoltura per i dimostrati impatti ambientali negativi, ma, arrivata la scadenza, si è soprasseduto, eppure le evidenze scientifiche erano lì a dimostrarne la immutata pericolosità.

Ancora il confronto con il gliphosate è meritevole di essere citato in quanto è dimostrato che esso non è cancerogeno e non ha sostituti attualmente disponibili (il CIRC ha scelto i pochissimi studi dubbiosi e dimenticato i tanti altri che negavano la cancerogenicità) eppure c’è un’azione delle lobby dell’ambientalismo radicale che spingono per la non riapprovazione, anzi addirittura per una scelta nazionale e non più europea. Per il rame invece vi è in atto da tempo un’azione opposta, cioè se ne pretende la riapprovazione a motivo che non vi sono sostituti oggi disponibili. In questa azione sembra proprio di intravvedere la seguente strategia: “non proibitemi il rame in assoluto e fissatene pure dei limiti poco realistici, tanto poi chiediamo sempre deroghe e noi li aggiriamo”. 

La lobby del biodinamico, in perfetta combutta con quella del biologico, dice che anche lei non usa pesticidi ed invece il rame lo usa, anche se si è posta il limite di 15 kg, aggiungendovi, però, la postilla “da usarsi solo in caso di necessità”, come se la peronospora della vite fosse un’araba fenice con anni di scomparsa. Tuttavia, la pratica che contraddistingue questo tipo di agricoltura è quella dei preparati 500 e che si basa su una pseudoscienza che fa carta straccia della fisica e della chimica che sta alla base dell’agronomia. Essi sono di due tipi: da spruzzo (500 e 501) e da cumulo (i restanti fino al 507).

Analizziamo i primi due, meglio conosciuti come “corno letame” e “corno silice”: nel primo si prendono 300-500 g di letame “speciale” (ma sempre escrementi sono) e si riempiono le cavità di corna di vacca e le si interra (in estate attenzione!); nel secondo invece si prende della polvere di quarzo, si riempiono delle corna di vacca e le si interra in inverno. Nell’anno successivo si dissotterrano e i contenuti dei due tipi di corna sono conservati in vasi di vetro. Al bisogno, se ne versano 2/4 grammi in 40/50 l di acqua e la sospensione (che definirla omeopatica è già un’esagerazione) dovrà subire un mescolamento adeguato in quanto in questo modo si “dinamizza”. Lo stesso si fa per la silice. Questo mezzo quintale di liquido serve per spruzzare 10.000 m². La preparazione siffatta ha acquisito capacità tali da poter captare particolari forze cosmiche provenienti dagli astri del cielo che hanno la capacità di  favorire i processi di maturazione, di equilibrio vegetativo e ad aumentare la qualità dei frutti.

Primo interrogativo che sorge: ma allora è proprio un fesso un agricoltore normale a spargere dei quintali di concime per portare a maturazione più frutti, quando con 2/4 grammi avrebbe raggiunto lo scopo.  I preparati da cumulo servono per operare trasformazioni nel letame e nel compost. Esse sono in realtà delle erbe e alcune di queste erbe sono indotte a fare quello che poi faranno perché sono conservate in crani di animali o addirittura negli stomaci ricavati dalla macellazione degli animali (che ne dicono gli animalisti circa l’uccidere un animale per impossessarsi dello stomaco per riempirlo di erbe?). Esse, dopo aver acquisito proprietà magico/esoteriche, sono immesse inpiccolissime quantità nei cumuli di letame o compost perché la loro attività è simile ad uno starter che attiva particolari processi vitali-enzimatici, capaci di liberare sostanze utili per le piante dal processo di trasformazione della sostanza organica.

Il secondo interrogativo che sorge è questo: una volta che non diserbavano e quindi distribuivano ad esempio del letame sulle stoppie piene di erbe cresciute insieme al frumento, ci saranno state tutte le erbe della preparazione dal 502 a 507, non solo, ma in quantità maggiore. Pertanto, se ne deduce che si dovevano liberare molte più sostanze utili che nel biodinamico moderno. Perché allora mio nonno non aveva spesso abbastanza da mangiare?  

A questo punto però sorge un’altra considerazione: ma se in biodinamica hanno bisogno di corna di vacca e di letame, come fanno a procurarseli se non hanno l’obbligo di detenere una stalla aziendale? Non sarebbe meglio che il protocollo prevedesse l’obbligo di avere un allevamento? Avrebbero corna e letame a “chilometro zero” non vi pare?

A questo punto però mi sovviene un detto, sempre di mio nonno, che diceva che le vacche avevano una grave difetto mangiavano e defecavano tutti i giorni dell’anno e l’uomo che le accudiva diveniva un loro schiavo. Ora capisco quindi perché non esiste nei protocolli di coltivazione del biologico e del biodinamico l’obbligo di dotarsi di una stalla con dentro gli animali: PERCHE’ GLI AGRICOLOTORI BIOLOGICI E BIODINAMICI (obbligati a fare i lavoranti di stalla) AVREBBERO DISERTATO.

Ma chi ha dato le regole del biodinamico? È stato un certo Rudolf Steiner (1861-1925) fondatore dell’Antroposofia che nel 1924 gettò le basi dell’agricoltura biodinamica con il suo "Corso di agricoltura". Durante il corso ha voluto dimostrare come i risultati della ricerca spirituale possano condurre ad una concezione della natura completamente nuova. Egli, come è riportato da Agriculture & Environnement” dell’ottobre 2018, citando anche le fonti bibliografiche, si occupò di discettare circa le questioni della salute umana scrivendo un’opera dal titolo “Santé et maladie” pubblicato nel 1922.  

Qui vi si può leggere che: 1° se scomparissero i biondi con gli occhi blu (tanto cari a Hitler) il mondo sarebbe abitato da gente più stupida; 2° che se una donna bianca incinta leggesse un libro scritto da un “negro” partorirebbe un mulatto (idee queste tanto care al KKK).

La ciliegina sulla torta però ci viene data dal Politecnico di Milano che il prossimo 16 e 17 novembre organizza il “Convegno internazionale di biodinamica”, vale a dire, una istituzione scientifica altamente qualificata fa carta straccia del suo blasone dando voce e legittimazione ad una pseudoscienza che come abbiamo visto ha pure delle derive eugeniste e razziste, almeno nel pensiero del fondatore.

 

Alberto Guidorzi - 13-11-2018 - Tutti i diritti riservati

Alberto Guidorzi

Agronomo, ha studiato Scienze agrarie presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, e vive attualmente a Sermide, nel Mantovano. Scrive sui magazine "Agrarian Sciences", "Salmone" e "La Valle del Siele"

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