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L’olio preserva la memoria

Tante novità, nella rassegna stampa internazionale. Secondo uno studio della Temple University di Philadelphia, il consumo di extra vergine riduce la formazione di placche amiloidi e grovigli neurofibrillari, i due tipici marcatori del morbo di Alzeihmer. Dalla Francia, invece, l’allarme sull’arretramento dell’olivicoltura d’Oltralpe. Fari accesi inoltre sui noccioli delle olive quale biomassa per la produzione di energia, e sull’intelligenza artificiale applicata alla gestione integrata delle malattie dell'olivo

Mariangela Molinari

L’olio preserva la memoria

L’olio extra vergine di oliva ha occupato nei giorni scorsi le pagine di magazine e quotidiani, da Olive Oil Times al britannico Express, fino al Corriere della Sera, con una particolare notizia: i risultati di uno studio realizzato su animali e pubblicato su Annals of Clinical and Translational Neurology, che proverebbe che l’olio evo protegge dall’Alzeihmer. L’esperimento, infatti, condotto da alcuni ricercatori della Temple University di Philadelphia guidati dall’italiano Domenico Praticò (in collaborazione con Luigi Iuliano dell’Università La Sapienza di Roma), ha dimostrato che l’olio extra vergine di oliva preserva la memoria e riduce la formazione di placche amiloidi e grovigli neurofibrillari, i due tipici marcatori del morbo di Alzeihmer. Non solo. Pare che la ricerca sia riuscita a individuare lo stesso meccanismo protettivo messo in atto dall’olio evo che, riducendo l’infiammazione cerebrale, attiva un processo di “autofagia”, vale a dire un meccanismo di sopravvivenza, utilizzato dalle cellule per eliminare o riciclare parti danneggiate.
L’esperimento è stato condotto su due gruppi di topi: uno nutrito con una dieta arricchita con olio extra vergine di oliva, l’altro sottoposto a un regime alimentare normale. Il primo ha mostrato più alti livelli di autofagia e minori placche amiloidi, oltre a integrità delle sinapsi.
Considerato il diffondersi di questa malattia, uno spiraglio di speranza parrebbe dunque giungere da questo ingrediente fondamentale della dieta mediterranea e dalle già mille virtù comprovate.

Sempre su Olive Oil Times leggiamo che AFIDOL, l’Associazione interprofessionale francese dell’olivo, ha definito “catastrofica” l’ultima stagione, tanto che, se cambiamenti appropriati non saranno tempestivamente apportati, il settore dell’olivicoltura Oltralpe pare destinato a fine certa. Si stima, infatti, che l’ultimo raccolto di olive si aggiri tra le 3.200 e le 3.400 tonnellate, contro le 5.600 dello scorso anno. Secondo l’annual report dell’associazione, inoltre, in Francia su un’area stimata di 20mila ettari di ulivi la produzione di olio è di circa 200 litri per ettaro: una quantità ben distante dagli 800-1.000 litri prodotti per ettaro in Spagna o Marocco. Secondo il presidente dell’associazione Olivier Nasles sono da ripensare in primo luogo i metodo produttivi: “Il mondo e il clima stanno cambiando – ha dichiarato – e noi non siamo preparati. Non è sufficiente impiantare nuovi uliveti: è indispensabile sapere come coltivare, e questo know how in parte è andato perso. Perché negli ultimi tre anni nessun tecnico francese ha saputo proporre cambiamenti concreti ed efficaci riguardo potatura, irrigazione e concimazione?”. Il quadro pare chiaro: se la Francia non saprà migliorare la propria produttività è destinata a scomparire dallo scenario, considerata, per di più, la perdita di competitività rispetto ad altri Paesi dove, invece, l’industria olearia sta crescendo, come Spagna, Portogallo, Marocco e Tunisia.

Il magazine online Renovables Verdes riporta la possibilità di utilizzare i noccioli delle olive come biomassa per la produzione di energia, in particolare per il settore alberghiero. Le strutture che intendono offrire un’elevata qualità a 360 gradi, infatti, oggi devono puntare non solo su una buona accoglienza e un’adeguata offerta gastronomica, meglio se con prodotti locali, ma anche sulla riduzione della propria impronta ecologica, minimizzando le emissioni di CO2 e diminuendo la quantità di residui generati.
I noccioli di olive parrebbero avere numerose caratteristiche favorevoli al loro utilizzo come combustibile, prime tra tutte l’umidità intorno al 15% e l’alto potere calorifico. La rivista ha calcolato che questa fonte di energia rinnovabile potrebbe contribuire a ridurre dell’80% le emissioni di CO2 e del 45% i costi energetici, se utilizzata in sostituzione al gas per l’acqua sanitaria, il riscaldamento e la climatizzazione delle piscine.

Sulle pagine online di Mercacei si dà conto di un interessante progetto condotto dai ricercatori dell’Università Pablo de Olavide di Siviglia, sotto il coordinamento del prof. Francisco Martínez Álvarez e con il contributo dell’azienda ec2ce, specializzata nella creazione di modelli predittivi per l’agricoltura. L’obiettivo è la messa a punto di un modello per il controllo della mosca dell’ulivo (Bactrocera Oleae), che secondo l’ateneo coinvolto nella ricerca è la malattia principale con cui i produttori di olio devono fare i conti, in grado com’è di generare perdite fino all’80% del valore della raccolta. Il progetto, denominato “IA2GIP: Intelligenza artificiale applicata alla gestione integrata delle malattie” conta sul finanziamento da parte del Ministero dell’Economia, Industria e Competitività, nel contesto del piano statale di ricerca scientifica e tecnica e di innovazione 2013-2016, e sulla partecipazione dell’Università di Siviglia e dell’Istituto Andaluso di Tecnologia.
La sua principale innovazione consiste nell’integrazione di modelli matematici, intelligenza artificiale e sensori, e nell’utilizzo di big data oltre che di immagini forniti da droni, per creare uno strumento capace di supportare e indicare gli interventi necessari, consentendo un’applicazione controllata e limitata dei prodotti fitosanitari. Il tutto dovrebbe permettere di anticipare l’evoluzione della malattia persino di quattro settimane, migliorando così la produzione e la qualità dell’olio ottenuto e diminuendo sensibilmente l’utilizzo di pesticidi. A tutto vantaggio di un’agricoltura più sostenibile.

 

La foto di apertura è di Gianfranco Maggio per Olio Officina Festival

Mariangela Molinari - 27-06-2017 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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