Giovedì 14 Dicembre 2017 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

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L’olio protagonista

La Xylella in uno studio del Centre for Ecology and Hydrology. L’acido oleico quale inibitore delle cellule tumorali, così come emerge da una ricerca condotta presso l’Università di Edimburgo. Le ultime analisi del Coi sul confronto tra i prezzi degli extra vergini registrati nei principali Paesi produttori, e tanto altro ancora nella rassegna stampa internazionale

Mariangela Molinari

L’olio protagonista

Notizie economiche, studi medici e ricerche scientifiche: anche questa settimana l’olio da olive occupa le pagine dei giornali in tutte le sue sfaccettature.

Su Olive Oil Times, per esempio, si parla di uno studio messo a punto da un team di ricercatori del Centre for Ecology and Hydrology (CEH) in Gran Bretagna, che fornisce un modello scientifico in grado di predire modalità e luoghi di diffusione della Xylella fastidiosa, consentendo, così, ai coltivatori di creare adeguate zone tampone preventive.

Uno degli autori, Steven White, ha sottolineato che la difficoltà di predire dove e come il pericoloso patogeno si diffonderà è dovuto in gran parte alle differenze biologiche e ambientali tra i luoghi da esso invasi e quelli in cui ha origine. Un altro punto critico è, poi, il lasso di tempo spesso non esiguo tra quando un ulivo viene infettato e quando iniziano a comparire i primi sintomi. A tutto vantaggio della diffusione del batterio.

Il team che ha condotto lo studio ha osservato, poi, come nella stessa Puglia le zone tampone possano sì diminuire il rischio di infezione, ma non risultino del tutto efficaci nell’arrestare la diffusione della Xylella, dal momento che alcuni insetti vettori riescono tranquillamente a passare da un luogo all’altro. Inoltre, mentre alcune misure preventive, come l’uso di insetticidi e la rimozione di infestanti che potrebbero ospitare il patogeno, sono semplici da attuare, è ben più complicato evitare la diffusione del batterio attraverso le macchine agricole. Senza contare, poi, la grande quantità di specie ospiti, dal mirto al rosmarino, dal mandorlo all’oleandro.

Il modello elaborato dal CEH suggerisce a tal proposito che il rischio di infezione potrebbe crescere fino a otto volte, se le piante ospiti non sono prontamente eliminate. Proprio per questo, risulta fondamentale individuare altre eventuali essenze ospiti nelle aree critiche, attraverso l’intensificazione degli esperimenti in campo e in laboratorio.
Partendo dalle modalità di diffusione del patogeno, dunque, è stato creato e testato un nuovo programma di controllo delle zone tampone, dimostrando che la loro ampiezza è di importanza cruciale.

Sempre su Olive Oil Times viene ripresa una ricerca condotta, invece, in ambito medico da The School of Biological Sciences dell’Università di Edimburgo (e pubblicata sul Journal of Molecular Biology), i cui risultati proverebbero i benefici dell’olio di oliva nella prevenzione di tumori cerebrali. In particolare, i ricercatori hanno osservato che l’acido oleico impedisce alla proteina nota come MSI2 di bloccare la produzione di microRNA miR-7, inibitore delle cellule tumorali. Stimolando il MiR-7, dunque, l’acido oleico non solo potrebbe prevenire l’insorgere di tumori, ma aiuterebbe anche a combattere quelli già esistenti.

Passando al versante economico, su Olimerca sono riportate le ultime analisi del Consiglio Oleicolo Internazionale, che mettono a confronto i prezzi dell’olio di oliva extra vergine registrati a fine maggio nei principali Paesi produttori. In Spagna il prezzo medio è stato di 3,98 euro al kg, frutto di un aumento del 36% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre in Italia sono stati raggiunti i 5,91 euro al kg, con un incremento del 66% anno su anno. In Grecia, invece, dopo essersi stabilizzati negli ultimi mesi, i prezzi sono tornati a salire a partire dalla metà di marzo, arrivando a 3,76 euro al kg, e registrando un +30% rispetto allo stesso periodo del 2016. In Tunisia, infine, dopo alcune settimane di relativa stabilità, i prezzi hanno ripreso la corsa da metà gennaio, fino ad arrivare a 4,25 euro al kg (+28%).

Olimerca si sposta poi in Argentina, dove le stime della campagna in corso sono più che positive. Secondo il giornale locale El Cronista, infatti, si può già prevedere una raccolta di 85mila tonnellate di olive, pari a un +25% rispetto al 2016. In quanto, invece, alle olive da tavola, la raccolta terminata lo scorso aprile si è assestata su 15mila tonnellate. Una più precisa valutazione finale, comunque, potrà essere stilata solo il prossimo mese di luglio, al termine della raccolta.

Tornando in Europa, Mercacei dà notizia del fatto che Sierra Mágina e Priego de Córdoba sono state incluse tra le 100 indicazioni geografiche europee protette in Cina. Lo scorso 2 giugno l’Unione Europea e la Cina hanno, infatti, pubblicato una lista formale di 200 indicazioni (100 europee e 100 cinesi), che saranno protette attraverso un accordo bilaterale.

Sullo stesso magazine apprendiamo poi che quello dell’olio di oliva è uno dei principali settori in cui operano le cooperative agroalimentari spagnole. Secondo quanto riportato dal rapporto “El cooperativismo agroalimentario. Macromagnitudes del Cooperativismo Agroalimentario Español”, il 34% delle cooperative è attivo in questo comparto.

Ancora su Mercacei i riflettori sono puntati sul mercato russo dell’olio di oliva, che, come si sottolinea, è in via di consolidamento. I due principali player, Spagna e Italia, si vanno infatti accaparrando crescenti fette di mercato, sia a volume sia a valore. Attualmente è senza dubbio la prima a dominare, con una share del 56%, sebbene anche l’olio italiano abbia ormai raggiunto il 30%, secondo uno studio di ICEX España Exportación y Inversiones.

Dallo stesso studio si evidenzia come l’olio più consumato nel Paese resti quello di girasole, di cui la Russia è diventata uno dei maggiori produttori, affrancandosi progressivamente dalle importazioni. Resta invece totalmente dipendente dall’import per quanto riguarda l’olio di oliva, un prodotto di cui sono ben note le straordinarie caratteristiche e proprietà, anche grazie alle sempre più frequenti vacanze nel Mediterraneo. Lontano dall’essere una commodity, però, l’olio di oliva è percepito come prodotto premium e acquistabile solo dalle famiglie più abbienti. Non per niente il suo prezzo è fino a otto volte superiore a quello dell’olio di girasole e, secondo lo studio di ICEX, è cresciuto del 60% rispetto al 2014. Per questo non è raro trovare in vendita delle miscele di oli in cui la presenza di quello di oliva è veramente esigua.

Il profilo del consumatore russo di olio di oliva è dunque quello di un benestante, con una certa cultura alimentare e la consapevolezza dell’importanza di un’alimentazione sana e bilanciata.
In quanto alla distribuzione, gli oli spagnoli dominano i lineari delle grandi catene e la fascia più popolare dell’Horeca. Quelli italiani e greci, invece, prevalgono nei negozi gourmet e nella ristorazione di fascia alta.
A tal proposito, lo studio osserva, infine, che le referenze premium costituiscono una nicchia e che spesso non sono di facile collocazione. Certo nei gourmet shop, ai quali sono principalmente destinati, un packaging attraente può fare la differenza.

 

In apertura foto di Luigi Caricato

Mariangela Molinari - 06-06-2017 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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