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Un concentrato di polifenoli

Interessante quanto emerge circa gli effetti sulla salute in seguito al consumo di cioccolato fondente, extra vergine e mela Panaia. Allo stesso tempo è da evidenziaee l’indagine sui meccanismi biologici e fisiologici che stanno dietro ai benefici dell’olio extra vergine di oliva per la salute. Questo e altro nell'intensa rassega stampa internazionale di questa settimana, da Mercacei, Medical Press, Agro Informacion, El Correo de Andalucía e Olimerca

Mariangela Molinari

Un concentrato di polifenoli

Cominciamo la rassegna stampa di questa settimana con una notizia “golosa” riportata da Mercacei, che rende noti i risultati di una ricerca coordinata da Rossella Di Stefano, cardiologa dell’Università di Pisa, e presentata al Congresso della European Society of Cardiology tenuto a Barcellona alla fine di agosto. Lo studio ha testato gli effetti dell’associazione tra il consumo di cioccolato fondente e quello di olio extra vergine di oliva e di mela Panaia, tutti particolarmente ricchi di polifenoli, e ha coinvolto anche 26 volontari (14 uomini e 12 donne), con almeno tre fattori di rischio cardiovascolare: fumatori, ipertesi o con familiarità con questo tipo di patologie. Per 28 giorni i soggetti hanno consumato quotidianamente 40 grammi di cioccolato fondente, che per 14 giorni consecutivi conteneva un 10% di olio extra vergine di oliva e per altrettanti giorni il 2,5% di mela Panaia.
Osservando gli effetti su specifiche cellule coinvolte nella riparazione del sistema cardiovascolare (le cellule EPC, endothelial progenitor cells), si è notato che il consumo di cioccolato arricchito con olio di oliva era associato a un loro aumento significativo, oltre che a un incremento del colesterolo “buono” e una diminuzione della pressione sanguigna. Nel caso del cioccolato arricchito con la mela Panaia, invece, è stato riscontrato solo un decremento non significativo nei trigliceridi. «Dalla ricerca è emerso che l’assunzione moderata e quotidiana di cioccolato fondente con l’aggiunta dei polifenoli naturali dell’olio extra vergine di oliva è associata a un inferiore rischio cardiovascolare – ha commentato la dottoressa Di Stefano –. L’olio evo potrebbe perciò essere aggiunto ad altri alimenti, a tutto vantaggio delle cellule EPC”.

Restiamo nell’ambito della salute passando alle pagine di Medical Press, dove viene ripresa una ricerca pubblicata dalla rivista Lipids in Health and Disease, che ha indagato i meccanismi biologici e fisiologici dietro ai benefici dell’olio extra vergine di oliva per la salute. L’equipe di Rodrigo Valenzuela dell’Università del Cile ha studiato gli effetti del composto denominato idrossitirosolo, immunostimolante, antibiotico e dalle fortissime proprietà antiossidanti su un gruppo di topi: alcuni costretti a una dieta ricca di grassi, altri a un regime alimentare più controllato e povero, e altri ancora sottoposti all’assunzione costante di 5 milligrammi di idrossitirosolo per chilo di peso corporeo, per un periodo di 12 settimane.
Oltre a rendere evidente lo spiccato effetto epatoprotettore di questo prezioso composto contenuto nell’olio evo, i risultati hanno dimostrato la sua capacità di annullare (o quanto meno controllare) gli effetti deleteri di una dieta ricca di grassi. Nei topi sottoposti a un’alimentazione ricca di grassi ma con un supplemento di idrossitirosolo, infatti, è stata riscontrata un’attività enzimatica e una composizione di acidi grassi simile a quella dei topi con un regime alimentare più equilibrato.

Ancora su Mercacei troviamo i risultati di uno studio condotto dal gruppo di ricerca coordinato da Marta Cascante del Dipartimento di biochimica e biologia molecolare dell’Università di Barcellona. Questa volta a essere analizzato è stato l’acido maslinico presente nella buccia delle olive, che si è rivelato un ottimo inibitore dello sviluppo di polipi intestinali, una patologia che favorisce l’insorgere di tumori benigni, ma con il tempo degenerabili. La scoperta apre dunque all’utilizzo di questi residui vegetali nella realizzazione di integratori per pazienti affetti da poliposi adenomatosa familiare.

Cambiamo argomento, pur restando sulle pagine di Mercacei, dove leggiamo che un gruppo di esperti composto da ricercatori spagnoli e portoghesi avrà parte attiva nel progetto europeo TecnOlivo, teso a sperimentare tecniche di agricoltura di precisione (anche con l’utilizzo di droni) per la gestione della coltivazione dell’ulivo.
Il progetto di ricerca, condotto da José Manuel Andújar, docente presso l’Università di Huelva, vedrà la partecipazione, tra gli altri, dell’Istituto nazionale di tecnologia aerospaziale spagnolo (INTA), dell’Istituto nazionale portoghese di ricerca in agricoltura e veterinaria, della Sociedad Cooperativa Andaluza Nuestra Señora de la Oliva (Spagna) e della Murtigão-Sociedade Agrícola (Portogallo). Forte di un finanziamento di oltre 2,5 milioni di euro, il progetto punta allo sviluppo di una soluzione tecnologica facile da utilizzare, grazie alla quale i parametri agronomici potranno essere monitorati in maniera non invasiva e le coltivazioni gestite al meglio.
La peculiarità di TecnOlivo rispetto ad analoghi progetti che prevedono l’utilizzo di droni consiste nella possibilità non solo di acquisire dati, come già avviene, ma anche di elaborarli, interpretarli e suggerire i più opportuni interventi in campo. Grazie alla sua semplicità, inoltre, potrà essere utilizzato direttamente dagli agricoltori quale innovativo strumento di lavoro.

Le ultime previsioni per la campagna olivicola spagnola trovano spazio su agroinformacion.com. Secondo Manuel Alfonso Torres, presidente di Infaoliva (la Federazione dei produttori di olio di oliva) della provincia di Jaén, la campagna oleicola 2016-2017 affronta settembre, il suo ultimo mese, con uno stock di olio di oliva al di sotto delle 400mila tonnellate. Il che ribassa di quasi 100mila tonnellate la previsione nazionale espressa dalla stessa Infaoliva ai primi di agosto. Se il trend si confermerà anche nel mese di settembre, lo stock rimanente tra questa campagna e la prossima potrebbe assestarsi, dunque, al di sotto delle 300mila tonnellate, contro le 331mila con le quali terminò l’annata 2015-2016. Secondo Torres, comunque, la quantità sarebbe sufficiente fino all’inizio della nuova produzione dopo la prima raccolta di ottobre.
In base ai dati dell’Agenzia di Informazione e Controllo Alimentare (AICA), alla fine dello scorso luglio in Spagna restavano 492.100 tonnellate di olio di oliva di una campagna nella quale sono stati prodotte 1.283.600 tonnellate di olio di oliva e commercializzate fino a luglio poco più di 1.205.000. Di queste hanno preso la via dell’export 827mila tonnellate.

Su El Correo de Andalucía i riflettori sono puntati sul prossimo inizio della raccolta delle olive prima della maturazione, il cosiddetto “verdeo”, una delle campagne più importanti per l’agricoltura sivigliana, dal momento che dagli uliveti di questa provincia deriva il 70% circa delle olive da tavola di tutta la Spagna. Il raccolto di quest’anno, però, si prospetta poco soddisfacente: la siccità che ha provocato l’agostamento o lignificazione dei frutti, infatti, si tradurrà in una campagna più breve e con olive di calibro inferiore. Secondo COAG Andalucía, l’Unione degli agricoltori e allevatori della regione, si potranno raggiungere complessivamente le 350mila tonnellate, vale a dire il 20% in meno rispetto alla campagna precedente.

Attraversiamo, infine, il Mediterraneo per arrivare in Marocco. Olimerca cita, infatti, il sostegno che l’Agenzia dello sviluppo agricolo del Marocco sta garantendo al settore olivicolo del Paese. In particolare, tra i progetti a breve termine figura la creazione di 18 frantoi in cinque diverse regioni: Tangeri, Alhucemas, Fez, Meknes, Marrakesh-Safi-Beni Mellal e Khénifra orientale, pensati per garantire un servizio ai produttori più piccoli di ciascuna di queste aree. I primi passi sono già stati compiuti con lo studio di fattibilità tecnica ed economica di ciascun progetto, che includono analisi dell’ambiente circostante, necessità idrica e gestione della struttura.
Secondo quanto dichiarato dall’Agenzia, il nuovo piano di sviluppo in ambito olivicolo s’inserirebbe nel cosiddetto “Piano Marocco Verde”, che conta su un finanziamento di 79,72 milioni di dollari provenienti dalla Banca islamica per lo sviluppo.
Con una superficie coltivata di 1.020 milioni di ettari (pari al 9% della superficie agricola e al 65% di quella arborea nazionale), l’ulivo rappresenta il principale settore agricolo marocchino, con oltre 400mila aziende, che danno lavoro a quasi 190mila persone.

Mariangela Molinari - 05-09-2017 - Tutti i diritti riservati

Mariangela Molinari

Giornalista professionista, vive e lavora a Piacenza. Ha studiato lingua e letteratura tedesca presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e verde ornamentale e tutela del paesaggio presso la Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna. Si occupa da tempo di alimentazione, ospitalità, giardini e ambiente, collaborando con varie testate specializzate. Per Terre di mezzo Editore ha pubblicato I trucchi del birraio. Manuale pratico per fare la birra perfetta (2014) e Olio di palma. La verità sull'ingrediente che ha invaso le nostre tavole (2016).

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