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Olive da mensa. Belle e buone, se non sono italiane

Regine dei nostri happy hour, perché a fronte del massiccio utilizzo interno, siamo così deficitari di olive nonostante l’alto numero di cultivar, al punto da importarne circa il triplo di quante ne esportiamo? Per rilanciare il settore, Umao punta anche a un premio: Monna Oliva

Paola Fioravanti

Olive da mensa. Belle e buone, se non sono italiane

Ricordo quasi con tenerezza e nostalgia i carrettini che esponevano in grandi ciotole di ceramica bianca e verde, delizie da assaporare e gustare (oggi li definiremmo “operatori dello street food”) e che vendevano in piccoli contenitori fatti al momento con la carta paglia. Sicuramente tra lupini e bruscolini, le olive dolci erano “il cartoccetto nobile” per prezzo e bontà.

Oggi le condizioni sono cambiate, ma non è cambiato l’apprezzamento degli italiani per le olive da tavola, tanto da essere ai primi posti in Europa come consumo pro capite.

Verdi, nere o cangianti, al naturale o condite, le olive da tavola fanno bella mostra di sé in tutti gli “happy hour” o meglio in tutti gli “aperitivi” che impazzano da nord a sud, senza considerare l’uso come antipasto o in cucina, quale ingrediente in piatti tipici e tradizionali o di nuova combinazione.

E allora, perché a fronte di questa massiccia presenza sul mercato nazionale, con il più alto numero di cultivar di olivo, siamo deficitari di olive da mensa ed importiamo circa il triplo di quello che esportiamo?

Eppure in Italia le olive da tavola sono, insieme all’olio extra vergine di oliva, la nostra storia e la nostra cultura legata al territorio, tanto che nell’elenco dei prodotti tradizionali garantiti delle varie Regioni, vengono riportate ben 31 tipologie di olive da tavola, oltre alle Dop e Igp già esistenti o in via di riconoscimento.

Forse la risposta è negli endemici punti di debolezza del sistema olivicolo italiano, per cui siamo di fronte a ridotte dimensioni aziendali che non riescono a:

-  colmare la mancanza di attenzione e di competenza;

-  standardizzare le produzioni;

-   fare formazione ed informazione sulle produzioni;

-   impostare strategie di marketing appropriate;

-  sensibilizzare il consumatore nel conoscere le caratteristiche sensoriali e le proprietà nutrizionali delle olive da tavola;

-   sensibilizzare gli operatori del settore.

Elaborazione su dati Istat 2012

La nostra associazione Umao, Unione Mediterranea Assaggiatori Olio, già da tempo promuove la conoscenza delle olive da tavola con corsi di cultura olivicola finalizzate al riconoscimento delle caratteristiche sensoriali, secondo le direttive del Coi, il Consiglio olivicolo Internazionale. E finalmente abbiamo fatto il grande passo per dare “valore aggiunto “ alla qualità e promuovere così il prodotto italiano, con l’istituzione di “Monna Oliva” un premio destinato a individuare le migliori olive da tavola nazionali, in modo da risvegliare l’interesse e la conoscenza di questo prodotto tipico, dovuto alla sapienza di chi ha cercato di trovare nei frutti dell’olivo la massima espressione delle proprie capacità lavoratve e del proprio gusto diventato poi universale. 

Paola Fioravanti - 10-12-2013 - Tutti i diritti riservati

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Paola Fioravanti

Esperta di analisi sensoriale, si è laureata in chimica e ha ricoperto diversi incarichi di docenza in materia di agricoltura. E' fondatrice e presidente dell’Umao, l’Unione Mediterranea Assaggiatori, dal 1995.

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