Mercoledì 17 Gennaio 2018 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

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L'olivagione 2017 in Piemonte

Da circa un mese si è conclusa la raccolta. L’annata è stata travagliata, per un meteo bizzarro che ha inciso notevolmente sulle produzioni di alcune aree. Tutti i dettagli, zona per zona, di una regione che sta riscoprendo e rilanciando in grande stile la propria olivicoltura. Analizzando i dati complessivi, si assiste di fatto ad una stabilizzazione delle produzioni, con un valore di circa 600 quintali di olive

Antonino De Maria

L'olivagione 2017 in Piemonte

In primavera, a fine aprile, un ritorno di freddo a seguito di un inverno mite ha provocato un blocco della vegetazione e della fioritura causandone di fatto il dimezzamento dei fiori. Ma si sa, l’olivo è forte e il numero di fiori che si trasformano in frutti è molto basso. A metà giugno i fiori aperti erano uno spettacolo, c’erano comunque olivi imbiancati e circondati dalle api. In alcune aree del Torinese ai piedi della Valle d’Aosta a giugno sembrava di essere in piena estate con temperature prossime ai 30 °C; da lì in avanti su quasi tutti gli oliveti piemontesi non è caduta una sola goccia d’acqua con gravi ripercussioni sull’allegagione e sulla seguente cascola.

Nei terreni sabbiosi del Canavese e del Pinerolese le piante senza irrigazione hanno sofferto in modo particolare di questa situazione; negli oliveti del Monferrato o con impianto di irrigazione la situazione è stata diametralmente opposta. Qui il caldo e il sole hanno fatto sviluppare frutti sani e carichi di olio.

Anche dal punto di vista fitopatologico la situazione è stata ottimale; le catture di mosca olearia sono state minime, probabilmente la mosca è stata poco attiva a causa delle elevate temperature di tutta la stagione estiva con un presenza sporadica verso il finale della stagione con qualche cattura in più nel Pinerolese nel mese di settembre. La cimice asiatica (Halyomorpha halys) che lo scorso anno aveva fatto preoccupare gli olivicoltori quest’anno sull’olivo è stata scarsamente presente andando a danneggiare fortemente le altre produzioni frutticole della regione.

Az. Agricola Oliviera - Olivola

Anche le produzioni sono state anomale; un esempio su tutte è l’Azienda Agricola Oliviera di Olivola, in provincia di Alessandria. Azienda composta da un migliaio di piante nel pieno del Monferrato con un ottimale esposizione sud, ma senza impianto di irrigazione. Il terreno in zona è argilloso e quindi maggiormente capace di trattenere l’umidità; nell’azienda si fa l’inerbimento che favorisce lo sviluppo di sostanza organica e migliora la capacità adsorbente del terreno.

La scorsa stagione la produzione complessiva è stata di 23 q di olive con una resa al frantoio di circa 250 kg di olio. Quest’anno ad inizio ottobre (raccolta iniziata in anticipo il 12 ottobre) ci si è accorti subito che la produzione rimaneva molto più bassa attestandosi a poco più della metà dello scorso anno (circa 12 quintali). Lo stupore è stato massimo al frantoio quando si è raggiunta una resa percentuale del 23% (sostanzialmente doppia rispetto allo scorso anno con 12 punti percentuali in più) e una produzione complessiva pari a circa 270 kg di olio e una qualità eccezionale.

Az.Agricola Santa Caterina - Pinerolo

Altro esempio che ben fotografa le produzioni piemontesi è rappresentato dall’Azienda Agricola Santa Caterina di Pinerolo, in provincia di Torino, giovane azienda che punta ad essere un’eccellenza nel panorama olivicolo della regione. In quella zona il terreno è con una forte componente sabbiosa e già lo scorso anno ci sono stati gravi problemi di minore produzione a causa della cascola delle olive.

Pertanto quest’anno c’è stato un importante investimento per realizzare un impianto di sub irrigazione: il sistema più innovativo nel panorama delle tecniche irrigue di piano campo. Si garantisce il minimo dispendio di acqua, ma nel contempo il giusto apporto idrico senza alcuno spreco e con la massima efficienza dell’irrigazione. Il risultato è stato superiore ad ogni più rosea previsione con un raddoppio sia delle olive sia della resa percentuale in olio e quindi una sostanziale quadruplicazione dell’olio ottenuto rispetto allo scorso anno.

Analizzando i dati complessivi di produzione piemontese si assiste di fatto ad una stabilizzazione delle produzioni locali con un valore di circa 600 quintali di olive, ma contestualmente si osserva una resa media intorno al 15% di molto superiore alla resa percentuale tipica della regione (circa il 10-11%). Anche nelle aziende del Canavese e Pinerolese non irrigue che quest’anno hanno visto diminuire fortemente le produzioni ci si è consolati con rese molto elevate e qualità dell’olio eccelsa. I valori chimici indicano valori di acidità libera inferiore allo 0,2 % (espresso in acido oleico) e valori di perossidi tra i 5 e 6 meqO2/Kg indice di un frutto sano e un olio poco ossidato.

 

 

 

Sul sito antoninodemaria.it è possibile restare aggiornati sulla realtà olivicola e olearia piemontese. Le foto sono di Antonino De Maria

 

Antonino De Maria - 09-12-2017 - Tutti i diritti riservati

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