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Il turismo dell’olivo e dell'olio

Secondo lo studioso spagnolo Juan Vilar, l’oleoturismo, se ben definito e organizzato strategicamente, può servire a incrementare la competitività dell’olivicoltura tradizionale. Si ridurrebbero in tal caso gli alti costi di produzione, aumentando nel contempo il rapporto di fiducia con il consumatore-turista

Maria Carla Squeo

Il turismo dell’olivo e dell'olio

 

Il tema è di quelli che spesso viene sottovalutato, mentre, invece, è molto importante. Il turismo applicato all’olio può infatti rivelarsi una scelta alquanto saggia per le aziende olivicole che per la natura dei propri oliveti devono sopportare dei grandi costi non sempre facili da ridurre. L’oleoturismo diventerebbe, di conseguenza, una risorsa su cui puntare.

È quanto emerge da una conferenza tenuta dal consulente strategico Juan Vilar, dal titolo "Una descripción del sector internacional de elaboración de aceite de oliva. El oleoturismo como estrategia de mejora competitiva”, pronunciata nell'ambito della presentazione del corso in "Oleoturismo e diversificazione dei frantoi (in spagnolo almazaras) quale una nuova opportunità di sviluppo”, in programma presso l’Università Internazionale dell’Andalusia.

L'obiettivo che ci si pone attraverso l’oleoturismo - sostiene il professor Vilar - è di attrarre quasi 80 milioni di turisti l'anno, provenienti soprattutto da Regno Unito, Francia e Germania. Puntando sul turismo nei luoghi dell'olio, e facendo pertanto visitare la Spagna rurale degli olivi e dei frantoi, si contribuisce a superare il 17 per cento del prodotto interno lordo, ovvero l'equivalente di circa 80 miliardi di euro. Tutto ciò rende la Spagna il terzo paese più turistico del mondo, dopo Francia e Stati Uniti d'America.

Juan Vilar

È molto importante - sostiene Juan Vilar - la progettazione delle attività, e il successo sarà tanto maggiore quanto più l’olio extra vergine di oliva spagnolo acquisisce rappresentatività e assume il valore di un marchio riconosciuto e apprezzato; ed è nondimeno fondamentale avere anche la completa integrazione verticale delle attività, dall'origine fino alla completa produzione del prodotto.

Non sono aspetti da sottovalutare, anche perché all’interno di questa gamma di fruizione turistica - come opportunamente ammette Juan Vilar - il profilo delle famiglie che si lasciano attrarre da questo tipo di turismo, comprendono tre o più membri, con genitori tra i 35 e i 45 anni di età e un livello culturale medio-alto, oltre all’appartenenza a una fascia di reddito medio-alta, tipica del turismo culturale o tematico.

Nelle parole di Juan Vilar l’oleoturismo viene considerato per l’esattezza un'attività collaterale, ma con il dichiarato obiettivo di potenziare l’attività principale dei frantoiani, così come degli stessi olivicoltori, rendendo di conseguenza tali figure più competitive sul mercato, facendo in modo di destagionalizzare l’attività e di creare un forte legame con i propri clienti-fruitori-consumatori del prodotto, rendendoli nel contempo anche turisti.

Maria Carla Squeo - 21-08-2017 - Tutti i diritti riservati

Maria Carla Squeo

Si è occupata di organizzazione di eventi, tra cui le edizioni del grande happening Olio Officina Food Festival a Milano, in qualità di assistente alla direzione e coordinatrice. Collabora con il progetto Olio Officina sin dal suo esordio nel novembre 2010.

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