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Cervello, mente e anima. Il difficile problema della misurazione

La filosofia è un po' come la nostra anima e il nostro pensiero, essa si coltiva in cervelli che non vogliono trovare le vie biochimiche dell’anima e del pensiero, ma, in una rinuncia alla discussione del misurabile e del non misurabile, cercano di interpretarne il senso alla luce dell’azione umana. Il cammino della scienza dovrà tenere in assoluta considerazione due aspetti: la possibilità di approdare all'intimità della coscienza individuale e l'etica della responsabilità verso questa stessa coscienza messa a nudo

Massimo Cocchi, Fabio Gabrielli

Cervello, mente e anima. Il difficile problema della misurazione

 

MASSIMO COCCHI. Faccio ancora fatica a comprendere come sono arrivato all’interno di un gruppo di famosi scienziati [Massimo Cocchi.In memory of Dr. Kary Mullis. Journal of Biological Research 2019; volume 92:8513; S. Tarlaci. Quantum neurobiological view to mental health problems and biological psychiatry. Journal of Psychopathology. 2019; 25:70-84] che si occupa di “quantistica” dai diversi punti di vista, dalla fisica, dalla matematica, dalla chimica, dalla medicina, dalla filosofia ecc.

Ci sono arrivato, forse, perché, un giorno, imprevedibilmente, con una funzione magicamente realizzata dall’amico e matematico Lucio Tonello e magistralmente interpretata dall’amico e filosofo Fabio Gabrielli, ho classificato il più impenetrabile dei momenti dell’uomo, la “depressione” [Massimo Cocchi, Fabio Gabrielli, Lucio Tonello. Molecular and Quantum Approach to Psychopathology and Consciousness. Ann Depress Anxiety. 2015;2(2): 1046; Tonello L, Cocchi M, Gabrielli F and Tuszynski JA. On the possible quantum role of serotonin in consciousness. J. Integr. Neurosci. 14, 295 (2015); Cocchi, M, Tonello, L. & Gabrielli, F. (2014). Mood Psychopathologies: An Integrated Complexity-Based Interpretation. Psychology, 5: 192-203; Cocchi, M., Tonello, L. & Gabrielli, F. (2014). Psychiatric Doubts. Open Journal of Depression, 3, 5-8; Cocchi M, Minuto C, Tonello L, Tuszynski JA. Connection between the Linoleic Acid and Psychopathology: A Symmetry-Breaking Phenomenon in the Brain? Open Journal of Depression, 2015, 4, 41-52; Tonello L, Cocchi M, Gabrielli F and Tuszynski JA. On the possible quantum role of serotonin in consciousness. J. Integr. Neurosci. 14, 295 (2015); Cocchi M., Tonello L., “Biological, Biochemical and Mathematical considerations about the use of an Artificial Neural Network (ANN) for the study of the connection between Platelet Fatty Acids and Major Depression”, J. Biol. Res. LXXXI, 82-87, 2006].

Ecco, forse qui è stato il mio errore fatale, quello che mi ha spinto, con enormi difficoltà, a confrontarmi con amici molto più illustri e famosi dei me sul tema quantistico, del quale riesco a malapena a comprendere la definizione. Se la fisica classica rappresenta il misurabile, la fisica quantistica rappresenta l’immisurabile classico. Ma cosa vuole dire misurabile e non misurabile rispetto all’anima e al pensiero? Non possiamo pensare agli aspetti quantistici del cervello, al cervello quantistico, senza pensare alla sua simbiosi con il cervello classicamente inteso. Essi convivono l'uno nell'altro e si realizzano alimentandosi reciprocamente in percorsi misurabili e non misurabili, o non ancora potenzialmente misurabili. Pensiamo ad azioni misurabili come la gestualità corporea in ogni sua espressione e non misurabili, o non ancora potenzialmente misurabili, come la sfera dei sentimenti, che rinviano ad una serie di neuro correlati che sfuggono alla possibile matematizzazione dei percorsi biologico-molecolari ad oggi noti.

Io sono un forte assertore delle dinamiche biomolecolari dell’organismo animale [Massimo Cocchi, G. Bernroider, Mark Rasenick, Lucio Tonello, Fabio Gabrielli and Jack A. Tuszynski. Document of Trapani on animal consciousness and quantum brain function: A hypothesis. Journal of Integrative Neuroscience -1 (2017) 1–5], e ritengo, qualche prova l’abbiamo messa assieme con gli amici dell’Istituto Atomico di Vienna [Summhammer J, Sulyok G, Bernroider G, and Cocchi M.  Forces from Lipids and Ionic Diffusion: Probing lateral membrane effects by an optimized filter region of voltage dependent K+ channels. arXiv. Org. Physics 2020], che il conosciuto della bio molecolarità cellulare (interactoma) fino ai canali ionici, sia l’incipit dei cosiddetti fenomeni non misurabili. Non misurabili perché ancora non li conosciamo e non sappiamo, ad oggi, se sarà mai possibile individuarli.

Certo, con la parola “Quantum” si è liberata la fantasia di famosi fisici e matematici che con complicate equazioni hanno cercato di dimostrare ciò che non è percepibile: ma se lo dimostri, non diventa percepibile e misurabile? Possiamo pensare veramente che la fisica quantistica, senza quella classica, spiegherà le dinamiche dell’universo?

E ancora, è possibile che il cervello, in ciò che è noto e in ciò che non è noto, segua le stesse dinamiche dell’universo? Anzi, che il cervello sia l’unità elementare dell’universo con la stessa complessità, un microcosmo, tra meccanica classica e quantistica, misurabile, potenzialmente misurabile e immisurabile, noto e non noto?

Certamente, ho fatto una serie di osservazioni banali, che i miei amici quantistici riterrebbero una bestemmia scientifica, pur tuttavia, noi abbiamo fotografato la lunga ombra sull’anima, il male oscuro che tanto ha esaltato le ipotesi psichiatriche, che tante parole ha visto spendere in tentativi di spiegare l’origine di questa ombra [Cocchi M. Tonello L., “Running the hypothesis of a bio molecular approach to psychiatric disorder characterization and fatty acids therapeutical choices”, Annals of General Psychiatry, 9 (supplement 1): S26, 2010; Cocchi M. Tonello L, “Bio molecular considerations in Major Depression and Ischemic Cardiovascular Disease”. Central Nervous System Agents in Medicinal Chemistry. 9: 2-11. 2010].

Quando nella relazione fra tre numeri si individuano le caratteristiche patologiche del cervello, nell’accezione di mente e di comportamento, il pensiero corre al concetto di anima.

Saranno anima e pensiero mai spiegati con la ragione?

Sapremo mai dove germoglia l’anima e con essa le sue espressioni e dove nasce il pensiero, e con esso le sue espressioni?

Che siano loro la sintesi quantica dell’essenza dell’animale uomo?

Senza anima e senza pensiero, l’animale uomo non costruirebbe né il bene né il male, non si realizzerebbe nel groviglio della biochimica e della fisica quantistica.

Quanto è imbarazzante pronunciare le parole anima e pensiero senza sapere esattamente dove nascono e cosa sono.

Ricordo che Sir John Eccles, lo scopritore della trasmissione neurochimica e neuroelettrica, sentì impellente la necessità di ricorrere alle riflessioni di Karl Popper, certo, egli aveva scoperto come navigava l’informazione nei meandri del cervello ma non ne poteva definire il percorso fino all’espressione anima e pensiero, e ciò lo turbava profondamente.

La filosofia è un po' come la nostra anima e il nostro pensiero, essa si coltiva in cervelli che non vogliono trovare le vie biochimiche dell’anima e del pensiero, ma, in una rinuncia alla discussione del misurabile e del non misurabile, cercano di interpretarne il senso alla luce dell’azione umana.

Da qui, dopo questo discutibile incipit, sono costretto a lasciare la parola a Fabio Gabrielli perché mi deve confortare sulla mia ignoranza fisico-matematica dandomi l’illusione che verrà un tempo, in cui, forse, potrò capire il percorso molecolare dell’anima e del pensiero, per ora ho bisogno di conforto di fronte all’incapacità di capire l’animale uomo [Massimo Cocchi, Fabio Gabrielli, Lucio Tonello and Jack Tuszynski. A dialogue on the issue of the “quantum brain” between consciousness and unconsciousness. Journal of Integrative Neuroscience 16 (2017) S1–S2; Massimo Cocchi, Chiara Minuto, Lucio Tonello, Fabio Gabrielli, Gustav Bernroider, Jack A. Tuszynski, Francesco Cappello, and Mark Rasenick. Linoleic acid: Is this the key that unlocks the quantum brain? Insights linking broken symmetries in molecular biology, mood disorders and personalistic emergentism. BMC Neurosci (2017) 18:38].

 

FABIO GABRIELLI. Anima è una luminosa parola latina a indicare il soffio, lo spirito, il principio vitale; animus rinvia allo spirito pensante.

Il grecopsyché, a sua volta, indica l’anima, il soffio vitale, il respiro. Eraclito dice che il logos dell’anima (la sua misura) è troppo profondo per poterlo cogliere (frammento 45).

Anima, dunque, rimanda al nucleo profondo del nostro essere, alla nostra intimità mai pienamente misurabile, riconducibile a calcolo. Per Socrate, e la sua tradizione, è la sede delle qualità intellettive e morali dell’uomo, la coscienza.

Anima è un costrutto culturale assai raffinato, di rilevante pregnanza spirituale e di straordinario fascino antropologico, con una portata trasversale alle diverse epoche storiche, su cui la filosofia, l’arte, la letteratura hanno esercitato uno sguardo privilegiato, con particolare riferimento al rapporto tra anima e corpo. 

In questo senso, la scienza cognitiva e le neuroscienze ci offrono rilevanti posizioni teoretiche, ipotesi promettenti, costrutti teorici fecondi proprio sul tema cruciale del rapporto tra mente (anima) e corpo.

Per esempio, John R. Searle [J. R. Searle. The Rediscovery of the Mind. The MIT press, Cambridge 1992] ritiene che la coscienza sia il tratto distintivo della nostra vita mentale: in questo senso, è caratterizzata da intenzionalità, cioè capacita di riferirsi ad altro da sé. Non solo, la coscienza è una proprietà biologica emergente del cervello, per cui indica una relazione sistemica, cioè qualitativa tra le parti, non riconducibile ai suoi costituenti materiali basici.

Daniel C. Dennett [D. C. Dennett. Consciousness Explained. Back Bay Books New York 1992); D. C. Dennett. The Intentional Stance. The MIT Press, Cambridge 1987], invece, sostiene un funzionalismo riduzionistico, per cui la mente non costituisce un livello d’essere autonomo o privilegiato. Da un punto di vita neurofisiologico, non ci sono stati mentali, bensì architetture, configurazioni neuronali, modelli di messa in moto corticale privi di intenzionalità.

David Chalmers [D. Chalmers. The Conscious Mind: In Search of a Fundamental Theory. Oxford University Press, Oxford 1996], di cui condivido molto, afferma che la coscienza costituisce un hard problem irrisolvibile se ricondotta alle sole spiegazioni neurofisiologiche o funzionaliste. Coscienza, mente/cervello sono due proprietà che rinviano a una comune struttura: stati di informazione sovrapposti, espressi sulla base dei principi della meccanica quantistica. Tutto è elaborazione di informazioni, con differenti gradi di complessità [P.A. Accorsi E. Mondo and M. Cocchi. Did you know that your animals have consciousness? Journal of Integrative Neuroscience 16 (2017) S1–S2; Massimo Cocchi, G. Bernroider, Mark Rasenick, Lucio Tonello, Fabio Gabrielli and Jack A. Tuszynski. Document of Trapani on animal consciousness and quantum brain function: A hypothesis. Journal of Integrative Neuroscience -1 (2017) 1–5); P.A. Accorsi, E. Mondo and M. Cocchi. Did you know that your animals have consciousness? Journal of Integrative Neuroscience 00 (2019) 1–9]: anche un tostapane, un termostato, un vaso, un frigorifero possono avere forme minime di coscienza [“Teoria dell’informazione integrata (IIT)”: Tononi, G., Boly, M., Massimini, M., Koch, C., Integrated information theory: from consciousness to its physical substrate, Nature Reviews Neuroscience, N. 17, pp. 450-461 (2016)]. Ritorna in forma molto raffinata l’antico panpsichismo! Lo stesso Martin Heidegger ha continuato a pensare all’animale umano come qualcosa di separato dall’animalità, dalla natura, nel segno del primato del linguaggio [M. Heidegger, On the way to Language. Harper Collins Publishers Inc, New York 2010]. In questo senso, l’arte può essere la modalità con cui interrompere il mito dell’homo sapiens autocentrato e ipermisurante: l’oggetto artistico non ha bisogno per vivere della presenza dell’artista; una fotografia artistica, per esempio, vive del suo mondo, testimonia il mondo, in assenza del fotografo. Insomma, “solo il disumano è fotogenico” [J.  Baudrillard, The Disappearance of Art and Politics. Palgrave Macmillan, New York 1992].

Da ultimo, vorrei ricordare, brevemente, la teoria dell’embodiment, di corporeità dei concetti, se mi si passa la brutale sintesi, ripresa anche da alcune interessantissime teorie sull’identità personale e sull’autocoscienza. In pratica, l’esperienza che facciamo di noi stessi è plasmata dal nostro senso di autoconsapevolezza corporea.

Basti, come semplice cenno, fare riferimento al primato dello schema corporeo di Vittorio Gallese [V. Gallese, C. Sinigaglia. The bodily self as power of action. Neuropsychologist, 48, 3, 2010: 746-748; V. Gallese, A. Goldman. Mirror neurons and the simulation theory of mind-reading. Trends and cognitive sciences, 12, 1998: 493-501]o al fondamentale ruolo del corpo nelle dinamiche operative (nell’agire) e nella genesi delle emozioni di Antonio Damasio [A. Damasio.Self Comes to Mind: Constructing the Conscious Brain, Pantheon, New York 2010].

Personalmente, credo che a coscienza, non si riduca alla mera neuroanatomia o alla neurofisiologia, neppure al funzionalismo riduzionistico. Così come interessanti tentativi di quantitatizzazione della coscienza, una sorta di “nuovo stato di materia” in cui gli atomi elaborano informazioni da cui origina la cosiddetta soggettività cosciente [Tegmark, M. Consciousness as a State of Matter, https://arxiv.org/abs/1401.1219 (2015)]lasciano aperte diverse aporie, soprattutto rispetto al qualitativo delle nostre esperienze coscienti.

Il problema del salto, della frattura tra la riconduzione dei fenomeni cerebrali a misura quantitative e la qualità del personale sentire non può essere colmata con la pretesa di una matematica organica, esaustiva, onnicomprensiva (riduzionismo quantitativo). Qualora un giorno fossero possibili modelli matematici in grado di rendere misurabili, quindi pubblici, le irripetibili forme del sentire individuale, capaci di andare oltre la semplice mappatura neuroanatomica, si porrebbe un enorme problema di etica individuale e pubblica. In altri termini, il rischio di un controllo completo sulle nostre vite, sulla nostra intimità: la biopolitica e il biopotere foucoultiani resi ancora più pervasivi.

Il cammino della scienza dovrà tenere in assoluta considerazione questi due aspetti: la possibilità di approdare all'intimità della coscienza individuale e l'etica della responsabilità verso questa stessa coscienza messa a nudo. I modelli matematici, gli approcci fisico-quantistici, i dati sperimentali che si riusciranno a produrre non potranno limitarsi a evidenziare l'emergentismo biologico della coscienza, ma anche la sua natura etica, il fatto che l'insieme delle sue funzioni esprima una vita singolare, unica, insostituibile, a qualsiasi livello di realtà, per questo innumerabile. 

In altri termini, credo che una visione riduzionistica del mondo nel segno della materia (spiegazione materialistica, meccanicistica della natura) abbia qualche limite, nel contempo c’è un’autonomia del mentale irriducibile a dinamiche computeristiche di intelligenza artificiale [J.R. Searle, The Mystery of Consciousness, New York Review, New York, 1997].

Insomma, la biologia non può essere una scienza puramente fisica, c’è un forte scarto tra il soggettivo e l’oggettivo per pensare al mentale solo sulla base del nostro modo di concepire gli eventi e i processi fisici [Th. Nagel, Mind and Cosmos: Why the Materialist Neo-Darwinian Conception of Nature is Almost Certainly False.  Oxford University Press, Oxford 2012].

 

MASSIMO COCCHI. Ho compreso che la mia lunga rincorsa per spiegare la dinamica molecolare della lunga ombra sull’anima si trova a un punto di non ritorno ma deve uscire da convincimenti ideologici che mi sembravano irrinunciabili. Troppo frettolosamente ho creduto che identificare una psicopatologia attraverso meccanismi misurabili potesse spiegarmi l’anima e la coscienza. Troppo frettolosamente ho creduto che il tutto si risolvesse in un imprescindibile e complicato viaggio molecolare mentre, invece, avevo raggiunto un cartello stradale la cui freccia mi segnalava un percorso ancora ignoto, del quale non ho bussola che mi indichi il cammino da percorrere.

Mi consola il fatto che la possibilità di riconoscere diversi aspetti psicopatologici, possa evitare che l’invasione del cervello con farmaci inappropriati, possa modificare quel percorso ignoto, ma certamente ben definito dalla creazione, che chiamiamo provvisoriamente, mente, anima e coscienza. 


 In apertura, foto di un murales. Muro di Berlino

Massimo Cocchi, Fabio Gabrielli - 10-05-2020 - Tutti i diritti riservati

Fabio Gabrielli

Laureato in Filosofia, con un dottorato in Antroplogia, dal 2008 è Decano della Facoltà di Scienze umane e Professore ordinario di Antropologia filosofica presso L.U.de.S. Università degli Studi di Lugano. È autore di numerosi saggi e articoli scientifici nel campo dell'antropologia applicata e della filosofia, con attenzione alle questioni biologiche e culturali. Il campo di ricerca è rivolto, in particolare, alle dinamiche biologiche e culturali della coscienza e dei principali disordini psicopatologici (Depressione Maggiore e Disordine Bipolare). È membro del Quantum Paradigm Psychopathology Group (QPP). Attualmente insegna Antropologia filosofica presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale ed è Visiting Professor di Introduzione alla filosofia presso l'Università di Jaroslaw, in Polonia.

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