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Due vecchi scrittori

Angelo Ponsi e Manlio Cancogni in una visione narrativa di Mariapia Frigerio. Ponsi, in particolare, è uno scrittore anomalo. La prima cosa che diceva di sè è di essersi interessato per tutta la vita di rubinetti. E in effetti, oltre a essere stato uno scrittore, ha fatto anche l'industriale, necessitato a mandare avanti l’azienda di famiglia. Tra i due vi era una affinità elettiva. Ponsi ha salutato il mondo lo scorso 26 maggio

Mariapia Frigerio

Due vecchi scrittori

Il 26 maggio scorso è scomparso Angelo Ponsi, un “vecchissimo” amico di Mariapia Frigerio, nonché scrittore. E’ morto all’età di 95 anni. Era molto legato al granmde narratore Manlio Cancogni. Ecco la ragione di questo scritto, con una foto che l’autrice gli fece anni fa. Ponsi seguiva Olio Officina Magazine e in particolare i racconti della Frigerio (L.C.).


DALLE MURA AL MARE: personaggi


L’amicizia richiede – tra le tante cose - affinità. Affinità elettive che possono riassumersi, a volte, in un luogo in cui stare, magari banalmente un luogo-oggetto che potrebbe essere – perché no? - una poltrona.

Così i due vecchi amici scrittori vivono la maggior parte della loro giornata seduti in poltrona.

E’ a fiori, di tipo tradizionale, quella di Cancogni e guarda sul mare. Lui, quasi statua inamovibile, se ne sta lì immobile come se nulla potesse scalfire la sua impassibilità: né la bellezza dell’acqua, né le persone che lo visitano. Poi, miracolo!, una domanda curiosa fa muovere di nuovo quei suoi occhi così vivi e indagatori e di colpo fa interrompere il suo silenzio con poche parole, ma così precise, così decise, così intelligenti che ci riportano al Cancogni eccezionale conversatore, al Cancogni insuperabile intrattenitore nei pomeriggi estivi alla Versiliana prima che si chiudesse nella sua forzata depressione. Perché è difficile credere che il male oscuro abbia potuto colpire una persona di tale vitalità, l’inviato de “L’Espresso”, il direttore de “La Fiera Letteraria”, il vincitore del Premio Viareggio con “Quella strana felicità”, l’autore del canto dell’amicizia di “Azorin e Mirò”, dei segreti domestici di “Perfidi inganni”, della felicità coniugale di “Sposi a Manhattan”.

Se un ipotetico visitatore volesse poi conoscerne l’amico, dovrebbe abbandonare la distesa marina e, allontanandosene in direzione di Pietrasanta, giunto quasi a Camaiore, salire i tornanti di un colle che, non a caso, si chiama Belvedere.

Qui troverebbe un vecchio signore seduto in una poltrona di midollino, quasi anatomica, con scomparti portaoggetti ai lati dei braccioli, che legge. Perché Angelo Ponsi legge tutto il giorno così come Manlio Cancogni si perde in chissà quali pensieri, ignorando – forse - lo spettacolo del mare.

Legge, Ponsi, in una grande stanza con un grande camino acceso per la maggior parte dell’anno ed è talmente importante questo camino acceso che la legna arde – idealmente - anche quando il camino resta spento nei tre o quattro mesi più caldi. La poltrona e il camino sono, infatti, parti inscindibili del suo stesso essere. E quando smette per poco la quasi incessante lettura e guarda fuori dalle basse e lunghe finestre della cucina il suo sguardo si posa sul morbido profilo del Prana. Così su questo monte si susseguono le stagioni ad accompagnare i suoi pensieri.

Ponsi è uno scrittore anomalo. Se si parla con lui, la prima cosa che dice è di essersi interessato per tutta la vita di rubinetti. E in effetti, oltre ad essere uno scrittore, è stato un industriale. Un industriale anomalo costretto a mandare avanti l’azienda di famiglia. Una scelta, dunque, necessaria.

Ma a soli ventun anni – nel 1941 - “Oggi” gli pubblicava il primo racconto, “Mio nonno”, poi Einaudi “La dichiarazione”, mentre su “Nuovi Argomenti” usciva “La valigia” e sul mitico “Nuovo Corriere” di Bilenchi un suo racconto a puntate. Fino alla sua ultima opera edita, quell’“Angelino” prefato dallo stesso Cancogni.
Ma questo scrittore anomalo, questo anomalo ex industriale ha ancora molte cose scritte che meriterebbero di venire pubblicate.

Forse è colpa della sua poltrona se Angelo Ponsi non si muove in questo senso, come forse è colpa sempre di una poltrona se Manlio Cancogni si astrae dal mondo che lo circonda.

Così è un oggetto, una banale poltrona, l’amica-nemica dei due amici.

Marzo 2006

 

A Oliver che non c’è più, ma che ci sarà sempre
M.

 

 

La foto di apertura, con il molo di Forte dei Marmi, è di Mariapia Frigerio

Mariapia Frigerio - 31-05-2015 - Tutti i diritti riservati

Mariapia Frigerio

Dopo aver trascorso l’infanzia a Milano, la giovinezza a Torino dove, dopo il liceo classico, negli anni universitari, si è occupata di marionette lavorando nello storico Teatro dei Lupi, è arrivata in Toscana per amore. Ha collaborato con le sezioni didattiche degli Uffizi e di Palazzo Mansi. Per quattro anni ha narrato fiabe per il Ciscu a Lucca, città dove vive e attualmente insegna, dopo anni di storia dell’arte, lettere.

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