Lunedì 14 Ottobre 2019 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

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La promozione nell’era dei social

Un dibattito aperto e sempre attuale. A partire dal volume La cyber propaganda, di Alfonso Pascale, emergono alcune utili riflessioni su un tema oggi al centro di riflessioni che coinvolgono tutti i popoli. Secondo l'autore, "contro l’uso delle emozioni negative, esercitiamo la contro-strategia di invadere i social di notizie positive, del bene che vi è nel mondo". Secondo l'editore Luigi Caricato, "come esiste il codice per l’utilizzo della strada, così occorre un codice di comportamento  per i social"

Tree Dream

La promozione nell’era dei social

Nell'ambito di Olio Officina Festival 2019, è stato presentato lo scorso febbraio il libro Cyber propaganda, di Alfonso Pascale. Di seguito riportiamo la trascrizione a cura del Centro Studi di TreeDream, la quale volutamente conserva i caratteri del parlato. Il libro è disponibile per quanti avessero piacere di approfondire il tema cliccando QUI.

 

1. I social sono “comunità”

Presentazione del libro Cyber propaganda di Alfonso Pascale.

social non sono dei media, ma sono “comunità”.

La trasformazione è già avvenuta e ha modificato il nostro modo di pensare.

L’informazione condivisa è ormai parte della nostra vita.

VEDI IL VIDEO: QUI

LUIGI CARICATO -  Che i socialstiano pervadendo la nostra vita è facile constatazione; ci rendiamo conto che di essi siamo anche vittime perché, ad esempio, le fake-news si diffondono e sono realizzate anche ad arte, con grande maestria.

Nello stesso tempo siamo anche fortunati perché si tratta di uno strumento popolare, che fa parlare tutti; tutti possiamo essere in “primo piano”.

Però, questi pro e contro vanno esaminati in maniera approfondita.

Ecco quindi questo libro sulla “promozione nell’era dei social”: Cyber propaganda di Alfonso Pascale, cui lascio la parola.

 

ALFONSO PASCALE - Vorrei, innanzitutto, esprimere la mia opinione sui social. social non sono dei media: facebook non è un medium, non va confuso con il giornale, la televisione, il libro. 

I social sono comunità.

Noi siamo soliti andare al circolo culturale, al circolo ricreativo, in biblioteca, oppure ci troviamo con amici per fare un giornale di quartiere ... ecco, noi andiamo su facebook con la stessa motivazione.

Quindi i social sono, ormai, parte integrante della nostra vita, quasi protesi pervasive della nostra esistenza, del nostro modo di essere e di pensare.

Questa trasformazione non è qualcosa che sta per avvenire, come spesso noi pensiamo, e dalla quale noi ancora possiamo sottrarci, magari impedendo che avvenga; la trasformazione è già avvenuta. Oggi ci sono forze politiche che attraverso questo strumento governano Paesi importanti, vincono le elezioni, si preparano a vincere quelle successive. Oggi gli equilibri internazionali si definiscono in questi luoghi.

Dobbiamo prendere coscienza che questa trasformazione è già avvenuta e  ha modificato il nostro modo di pensare.

Noi per formulare dei giudizi, per formulare delle idee, andiamo su google, andiamo a vedere come reagisce ad un nostro pensiero il nostro gruppo di amici su facebook. Poi, dopo aver formulato la nostra opinione, andiamo a rivedere il nostro pensiero sulla base delle reazioni ricevute. 

Noi siamo entrati in un’era tecnologica che ha completamente trasformato tutti i nostri paradigmi  che riguardano anche la pubblicità e la promozione.

Dobbiamo evitare un rischio: quello di pensare che i socialsiano solo una delle modalità di comunicazione, così che tutto il resto possa continuare ad esistere come se nulla fosse accaduto.

Anche se i social non assorbono tutto (restano ancora i libri, i giornali, la televisione ecc.), la loro pervasiva modalità, avendo trasformato il nostro modo di pensare e di organizzare la nostra esistenza, influenza di fatto tutto il resto.

Tramite i social, noi ci promoviamo, promoviamo le nostre idee, le cose che facciamo: ad esempio ai miei amici di facebook ho comunicato di essere qui ad Olio Officina Festival 2019; poi manderò le mie foto ecc.

L’informazione condivisa è ormai parte della nostra vita: io leggo un articolo, lo interpreto, lo metto sui social e gli amici che si fidano di me (perché hanno precedentemente avuto esperienze positive) assumono la mia interpetazione come quella valida e quindi fanno a meno di leggere quell’articolo.

 

2. Accettare la sfida di un salto tecnologico

Nell’era dei social, un giornale diventa un “ecosistema multimediale”.

La politica è stata profondamente trasformata dai social.

Dobbiamo condizionare i padroni degli algoritmi.

VEDI IL VIDEO: QUI

 

ALFONSO PASCALE - Noi siamo diventati parte integrante del mondo dell’informazione: gli stessi giornali, se non riflettono su questo, sono destinati a sparire. Invece un giornale può diventare un “ecosistema” se quei giornalisti, stando presenti sui social, dicono qualcosa sull’argomento che vogliono trattare, rilevano le reazioni da parte di altri, su quelle reazioni costruiscono altre opinioni e poi ci tornano sopra, sulla base delle osservazioni che ricevono nuovamente.

Quel giornale diventa così un “ecosistema multimediale”.

Questo oggi riguarda tutti e tutto, comprese le organizzazioni e la politica che dai social è stata profondamente trasformata. Oggi non vi è nessun politico che non stia su facebook o su twitter; quest’ultimo strumento ci comunicazione permette ancora di parlare “dall’alto in basso”, difendendosi dalla reazione del popolo dei social.

Le organizzazioni che hanno paura di mostrarsi nella loro trasparenza, nella loro coerenza tra quello che dicono e quello che fanno, non stanno su facebook; al massimo stanno su twitter, ma, in genere, preferiscono ancora non stare sui social.

Questa trasformazione delle nostre vite è qualcosa di fortemente pervasivo che mette in gioco la nostra capacità di conoscere questo strumento. 

Guai a noi ad assumere una posizione di timore!

Sarebbe come se i lavoratori alla fine dell’ottocento e agli inizi del novecento, di fronte alla novità della fabbrica fordista e della catena di montaggio, avessero assunto la posizione di respingere quella modalità per mantenere le modalità di lavoro artigianali.

Invece i nostri bisnonni e i nostri nonni accettarono la sfida e si impossessarono della conoscenza di quel salto tecnologico per poterlo gestire a proprio vantaggio. Se noi abbiamo avuto il welfare che abbiamo conosciuto nel novecento, è stato per questo coraggio che hanno avuto quei lavoratori ad accettare la sfida della catena di montaggio.

Oggi non possiamo non fare una scelta analoga; noi non possiamo impedire che questo salto tecnologico esplori nuove modalità, non possiamo tornare indietro. Non si torna mai indietro.

Il problema che dobbiamo porci è un problema di conoscenza, un problema di coscienza.

Dobbiamo impadronircene in termini di profonda acquisizione dello strumento che stiamo utilizzando, insieme ad altre persone che vogliano fare con noi questa esperienza di consapevolezza, al fine di poter condizionare i padroni degli algoritmi.

L’algoritmo è lo strumento con cui si è velocizzato il calcolo e ci permette di ascoltare istantaneamente in tutto il mondo, ad esempio, il discorso di insediamento del Presidente degli Stati Uniti d’America.

 

3. Invadere i social di informazioni positive

Le prime imprese del modo sono, contemporaneamente, padrone degli algoritmi e sono strutture finanziarie.

“Utenti di facebook di tutto il mondo unitevi”

Il bombardamento quotidiano di informazioni che generano emozioni negative.

Per controbilanciare questa tendenza al negativo, dobbiamo invadere i social di notizie positive, di quello che avviene di bene nel mondo.

VEDI IL VIDEO: QUI

 

Le prime imprese del modo sono, contemporaneamente, padrone degli algoritmi e sono strutture finanziarie; nei confronti di questi nuovi “padroni” dobbiamo fare qualcosa di analogo a quello che fece in passato la classe lavoratrice.

In questo caso noi dobbiamo “contrattare l’algoritmo”. Come Carlo Marx disse "Proletari di tutto il mondo unitevi”, così oggi noi dobbiamo dire “Utenti di facebook di tutto il mondo unitevi”, nel senso che dobbiamo ricreare quella solidarietà necessaria per potere contrattare modalità che permettano a noi di mettere al centro l’uomo, le relazioni tra le persone, ciò che a noi serve per vivere meglio.

Oggi si utilizzano soprattutto le emozioni nel comunicare: questo nei social si vede in modo plateale. Vengono utilizzate però quasi esclusivamente le emozioni negative; vi è una spiegazione “fisiologica” di questa scelta.

Le informazioni trasmesse dai sensi al cervello arrivano immediatamente all’amigdala (una ghiandola a forma di mandorla) che le interpreta in emozioni negative, come paura e rabbia, in quanto questo tipo di reazioni immediate sono funzionali alla nostra difesa nelle situazioni critiche in cui la sopravivenza dipende dalla celerità delle risposte istintive.

Solo con un certo ritardo le informazioni sensoriali sono elaborate dalla corteccia prefrontale che è invece responsabile delle emozioni positive, del ragionamento, dell’empatia, e delle attività superiori del cervello.

Quando siamo bombardati quotidianamente e quasi esclusivamente da informazioni negative, di timore, di sensazionalismo (in breve: tutto ciò che accade che possa farci soffrire e arrabbiare) il nostro cervello è messo subito in fibrillazione e  non dà la possibilità alla corteccia prefrontale di elaborare in positivo quelle informazioni.

Se è questo che avviene, noi dobbiamo stare attenti a dare giudizi affrettati sulle persone che, essendo esposte quotidianamente a questo bombardamento, reagiscono in un certo modo, spesso non razionale.

Dobbiamo allora esercitare delle contro-strategie per rivitalizzare le funzioni della nostra corteccia prefrontale: invadere i social di notizie positive, di quello che avviene di bene nel mondo, nelle cose che noi facciamo quotidianamente.

Non c’è alcun bisogno che partecipiamo anche noi alla condivisione di fatti sensazionalistici perché questa già avviene da sé; non vi è bisogno del nostro apporto, non vi è bisogno di aggiungere la nostra indignazione per quel fatto negativo. Il farlo, porterà solo ad altre reazioni negative.

Noi invece dobbiamo controbilanciare questa tendenza al negativo e fare in modo che, attivando le nostre facoltà cognitive superiori, anche quelle informazioni negative possano essere trattate con la razionalità, con il ragionamento, con l’empatia per trovare le soluzioni per affrontare in positivo quello che sta avvenendo.

 

4. Un codice di comportamento

Luigi Caricato: purtroppo i social hanno spiazzato tutti; vi è quasi la libertà di offendere e di calunniare senza garanzia di tutela della persona.

Come esiste il codice per l’utilizzo della strada, così occorre un codice di comportamento per i social.

VEDI IL VIDEO: QUI

 

LUIGI CARICATO – Grazie ad Alfonso Pascale per il suo interessante intervento. Io posso aggiungere questa considerazione: non è facile affrontare questo nuovo percorso che si è delineato perché siamo tutti impreparati.

Io, come editore di due riviste on line, una in lingua inglese e l’altra in lingua italiana, ho avuto subito l’impulso di eliminare i commenti, perché di solito si raccolgono solo quelli negativi.

Quasi sempre, sono commenti negativi che non riguardano l’articolo in particolare: l’articolo è solo un pretesto per vomitare tutto ciò che uno ha dentro come insoddisfazioni e rabbie, che non c’entrano nulla con la comunicazione.

Pertanto, in controtendenza, io ho eliminato i commenti, e anche sui social ho operato una forte selezione perché non voglio dare spazio agli “odiatori” che possono scatenarsi senza voler affrontare i veri temi.

E’ una scelta complicata perché non si sa bene che strada intraprendere, di fronte ad un mezzo che dà spazio soprattutto agli sfoghi. 

Ma è un mezzo importante e pertanto si tratta di capire come comportarsi di fronte a queste nuove realtà molto complesse.

D’altra parte, anche gli stessi giornali, comprese le grandi testate, sono impreparati perché, se consideriamo i commenti che vi sono sui social, essi sono quasi sempre negativi ed offensivi al limite della querela. Gli stessi magistrati sono impreparati ad affrontare questi casi.

Nella realtà i social hanno spiazzato tutti: vi è quasi la libertà di offendere e di calunniare senza garanzia di tutela della persona.

Tuttavia questo strumento è fondamentale perché ci consente di comunicare. Si tratta di recuperare coscienza del valore del mezzo. Quando sono apparse le prime automobili, erano additate come un disastro, un grande pericolo, in quanto si era impreparati; infatti sono state istituite regole per l’uso delle automobili.

Analogamente, occorre che ci sia un codice, un nuovo codice di comportamento per questi mezzi nuovi.

In conclusione, su questi importanti temi, consiglio di leggere Cyber propaganda che contiene altre interessanti riflessioni di Antonio Pascale.

 

 

Si ringrazia  il Centro Studi di TreeDream per il prezioso lavoro e per le foto.

 

Tree Dream - 08-10-2019 - Tutti i diritti riservati

Tree Dream

TreeDream è un sogno, una rinascita. A differenza di molti sogni però diventa ogni giorno una realtà più concreta e trova nuova forza propulsiva per intraprendere con più vigore le proprie battaglie per la salvaguardia dell’ambiente, dei luoghi abbandonati e dei piccoli ecosistemi che caratterizzano il territorio italiano e sono parte fondante della biodiversità necessaria per la sopravvivenza dell’ambiente. E' un collettivo di persone, tra i quali si segnalano Flavio Lenardon, Giuseppe Stagnitto e Rino Pellegrino.

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