25 Agosto 2019 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

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Ricordando Kary Mullis

Esempio e insegnamento. L’emozionante storia di un’intensa amicizia tra scienziati, quando tempo e morte quasi sembrano “non esistere”, o almeno così ci si illude possa essere. L’ambientazione ideale per un intreccio di scienza, cultura e arte nella storia scientifica dell’umanità. Lo scorso 7 agosto è venuto a mancare, a Newport Beach, il celebre biochimico statunitense, vincitore del Premio Nobel per la Chimica nel 1993

Massimo Cocchi

Ricordando Kary Mullis

A Kary Mullis

 

Correva l’anno 2000 quando incontrai Terrance Leighton (Terry) nella magnifica cornice di Venezia che mi vedeva partecipare a un convegno sul selenio. 

Ero lì perché un caro amico, Sebastiano Venturi, mi aveva chiesto, con forte capacità di convincimento, di presentare un lavoro-ipotesi che avevamo appena pubblicato sul rapporto iodio-selenio- acidi grassi omega 3, un esempio di cooperazione biologica.

Sono sempre stato perplesso a pensare che le cose avvengano per caso e non per un disegno di cui mai sappiamo riconoscere, dapprima, la casualità, di poi capirne e interpretarne appieno il significato e il perché.

Sta di fatto che incontrai Terry e, nel corso di una lunga chiacchierata, seduti sul bordo del muretto del chiostro dell’isola di San Giorgio alla Fondazione Cini, conobbi Kary Mullis.

Conobbi Kary Mullis attraverso le entusiasmanti parole di Terry, il quale mi fece la proposta di invitarlo per un convegno in Italia.

Francamente mi chiesi se era una presa in giro o se veramente potevo considerare la proposta.

Per farla breve, l’evento si concretizzò nelle sue fasi preliminari, la scelta cadde su Pennabilli, dove abita il mio amico Sebastiano e dove risiedeva anche Tonino Guerra, amico storico e collaboratore di Federico Fellini.

Sembrava l’ambientazione ideale per un intreccio di scienza, cultura e arte nella storia scientifica dell’umanità, Lui, Kary Mullis, l’uomo che aveva scoperto, meglio che era andato all’essenza della vita riproducendo il DNA.

Arrivò il fatidico giorno e, di sera, un piccolo pulmino sbarca a Pennabilli Kary, sua moglie Nancy e la sorella di Nancy, Linda.

Baci e convenevoli e ci sediamo tutti alla tavola, nel giardino di Sebastiano, colma di crescentina, prosciutto di Carpegna, carni che sfrigolavano sulle braci e Sangiovese.

Avevo compiuto una sorta di miracolo.

Lì, a Pennabilli poniamo, Kary e io, le basi di un’amicizia che durerà fino al 7 di agosto del 2019, quando il quadro della vita mostrerà l’ultima pennellata.

Nel mio sostenere che tempo e morte “non esistono” in un paradosso che non sono riuscito, come abbiamo fatto per tante altre cose, a discutere con Kary, è arrivato il tragico momento della fine di un racconto di vita.

Una fine dell’interlocuzione ma non certamente dell’esempio e dell’insegnamento.

Esempio e insegnamento sono le icone che mi ha lasciato Kary.

Esempio perché mi ha rappresentato la libertà del genio, insegnamento perché mi ha dimostrato che, chiunque tu sia o qualunque cosa tu abbia fatto, devi coltivare l’umiltà.

Così è trascorso circa un ventennio e il mio “Nobel”, che oggi non vorrei neppure per quanto è caduto in basso, sono state le parole di Kary quando disse: “Questa ricerca rivoluzionerà il mondo della medicina, della filosofia, della religione”.

Lui aveva capito che la ricerca che avevo fatto era in grado di entrare nell’intimità della coscienza umana attraverso un gioco molecolare.

Kary, non so se un giorno ci rivedremo ma, se sarà, certamente brinderemo con un bicchiere di buon Sangiovese come abbiamo fatto tante volte.

Tuo Massimo

Kary Mullis, a destra, con Massimo Cocchi

Massimo Cocchi - 13-08-2019 - Tutti i diritti riservati

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