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Sacro come il pane

Davanti al pane si riuniva la famiglia. La tavola familiare è la metafora dell’altare in cui il pane e il vino evocano l’Eucarestia e la vita. Il pane si nutre d'altra parte di silenzio. Bisogna imparare ad ascoltare il silenzio perché bisogna imparare ad ascoltare l’essenza delle cose, dei cibi, delle persone, senza usare le parole

Simona Lauri

Sacro come il pane

Dopo aver anticipato su Olio Officina Magazine l'intervento di Gianni Staccotti (QUI) al convegno sul tema "Il silenzio narrante del cibo" (QUI), incontro che si è svolto a Milano il 10 maggio nbell'ambito di una manifestazione organizzata da Arte da Mangiare e Olio Officina Food Festival, riportiamo di seguito il testo dell'intervento di Simona Lauri.

LA PAROLA DEL SILENZIO

Parlare di silenzio in un mondo quotidiano di stress, corsa, affanno in cui tutta la comunicazione è spesso solamente urlata, sembra voler dire “…non riesco più a comunicare e quindi non faccio più parte di questo mondo”. E’ proprio questo il punto, la vita stressante alla quale in un modo o nell’altro siamo sottoposti, i mass media che contribuiscono a “urlare” le notizie, le persone che hanno disimparato l’arte del comunicare correttamente e educatamente a favore della parola “gridata”, il frastuono delle strade, la fretta degli sms hanno preso il posto della parola scritta, hanno fatto dimenticare la bellezza, l’incantesimo e la profondità del “silenzio”.

Pensandoci bene sono pochissimi i momenti della vita quotidiana in cui vi è assenza di ogni forma di rumore, di suono, di voce, proprio perché siamo sopraffatti dall’esteriorità futile e materiale della vita attuale. Non c’è più il tempo di fermarsi, chiudere gli occhi e ascoltare il rumore del silenzio. Certo, per chi lo sa ascoltare il silenzio fa un grande rumore, molto più di quello al quale quotidianamente siamo sottoposti; è un rumore di anime, di sentimenti e di pensieri puri.
Il silenzio racchiude tutte le parole non dette, le più belle. E’ il rumore della nostra anima o rappresenta le parole più difficili, un abbraccio, una lacrima, un bacio, un profumo, uno sguardo, un gesto, un dolore, l’amore, le passioni forti che non si hanno il coraggio e la forza di dire e quindi …si fa finta di non avere il tempo!

Bisogna imparare ad ascoltare il silenzio perché bisogna imparare ad ascoltare l’essenza delle cose, dei cibi, delle persone senza usare le parole. Sa essere molto profondo e di solito ferisce nell’anima, perché esprime e rappresenta solo la sola e unica verità. Non ha bisogno di essere urlato come la falsità, l’ipocrisia e la menzogna, ma solamente di essere narrato, raccontato poiché rappresenta la verità assoluta, i valori puri delle cose e della nostra interiorità. Molto spesso fa paura, perché è la voce della coscienza di ognuno di noi che scaccia il frastuono delle false verità, dell’ipocrisia, degli interessi economici e della cattiveria; quella voce che non vogliamo o ci dimentichiamo troppe volte di ascoltare.

E’ vero …bisogna volerlo ascoltare perché è una parte di noi stessi, dei nostri valori personali di onestà, correttezza, rispetto, educazione; è il simbolo assoluto dell’eternità. Per chi è credente, rappresenta … la Parola di Dio: comunico con Dio attraverso il silenzio di una preghiera. E’ chiaro che in quest’ottica di mistica interpretazione della forza narrante del silenzio, non poteva certo mancare il pane: uno degli alimenti che per storia, profondità spirituale, misticismo religioso e simbolismi racchiude un concetto molto profondo di silenzio e pertanto impone un altrettanto, rispettoso e doveroso… silenzio! Certo sarebbe molto più facile e immediato ascoltare il suo “rumore”: del crepitio che si percepisce quando è nelle ceste appena sfornato, del rumore sordo ma profondo quando si capovolge una pagnotta per verificarne la cottura, della fragranza quando si spezza o si mastica, ma il suo silenzio è…sacro.
Solo sussurrando o leggendo con il pensiero o ancora usando la comunicazione scritta, si può parlare di come, semplici gesti fatti nella routinaria giornata di un panificio, abbiano rappresentato e rappresentino simbolismi profondamente radicati nella vita familiare contadina e non casualmente nella fecondità della figura femminile e nel duplice simbolismo biblico della notte, intesa sia come momento in cui si compie il mistero della vita, della creazione, della preghiera, dell’invocazione sia come momento di morte, tenebre, giudizio, tentazione, tradimento ecc. Se da una parte la panificazione si è imposta come professione maschile già ai tempi degli Etruschi e dei Greci, dall’alta, la mitologia egiziana, la imputava alle donne alle quali la Dea Iside aveva insegnato l’arte panificatoria. Per secoli quindi ci si è affidati, a livello casalingo, alle mani femminili diventando non solo una semplice attività culinaria, ma una vera e propria cerimonia, con le sue fasi e i suoi riti.

Dopo aver impastato, formato le pagnotte si mettevano a lievitare sotto la coperta di lana nel silenzio della notte intesa come appunto vita e creazione e si augurava una buona crescita oppure, se ciò avveniva di giorno, le donne nell’ attesa che il pane crescesse – lievitasse, recitavano in silenzio il Santo Rosario. Prima di infornarlo facevano il segno della croce sia come incisioni sulle pagnotte sia come benedizione del forno. La vita contadina ha sempre guardato il pane con estrema riverenza di sacralità e senso della famiglia come fecondità, amore, speranza, unione e vita. Si poneva sempre la massima attenzione affinché non ne andasse sciupato neppure un pezzetto così come, non doveva essere sciupato il grano.

Il pane è sorgente di forza, buona salute e quindi …di vita stessa. Quest’alimento è portatore, per i credenti, di una realtà divina, sacra, santa, vitale: è il silenzio della vita, il dono più prezioso ricevuto da Dio. Davanti al pane si riuniva la famiglia. La tavola familiare è la metafora dell’altare in cui il pane e il vino evocano l’Eucarestia e la vita, la tovaglia i sacri lini, l’acqua il lavacro, la conversazione la preghiera e il silenzio …il ringraziamento a Dio del cibo e della giornata o meglio la narrazione personale non verbale e intima di ciascuno dei doni ricevuti. Il silenzio diventa quindi ringraziamento dei doni, ma dono stesso a sua volta. Essendo un dono, non ha prezzo, ha un valore inestimabile e non c’è soldo che lo possa acquistare; il rumore si acquista, … il silenzio, NO. E’ un arte come lo stesso pane. Saper fare il pane è … sapere ascoltare nel silenzio della parola. “Delle parole dobbiamo dar conto agli uomini, del silenzio… a Dio” (Antonio Bello - Don Tonino.)

 

La foto di apertura è di Luigi Caricato e riprende un particolare di un affresco presso il convento domenicano di Taggia.

Simona Lauri - 12-05-2014 - Tutti i diritti riservati

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