Mercoledì 25 Aprile 2018 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

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Abbiamo qualcosa di nuovo da dire?

Luigi Caricato

Mi viene spesso di riflettere sui tanti incontri ai quali siamo ormai abituati intorno ai temi dell’olivicoltura, dell’elaiotecnica, del commercio, del marketing e della comunicazione, e mi chiedo se veramente ci sia qualcosa di nuovo da dire.

Io non mi sono mai tirato indietro, quanto a impegno. Ed effettivamente investo tanto tempo della mia vita - anche troppo, direi - ad affrontare nuovi percorsi, a intraprendere iniziative e sviluppare temi che reputo non soltanto interessanti, ma essenziali.

Per chi mi conosce, sa che sono costantemente impegnato a organizzare qualcosa di nuovo e di ulteriore, sempre attivo, instancabile come sono, con idee che non restano certo lettera morta, visto che concretizzo sistematicamente quanto progetto.
Tanto iperattivo che un imprenditore siciliano, con il quale ci si sentiva un tempo, a un certo punto, mi disse: "ma c’è qualcosa di nuovo che si può dire? Perché non ridurre l’impegno perché le idee mica si possono inventare”. E da allora si sono rotti (o comunque interrotti) i rapporti tra noi. Non ci son più state occasioni di incontrarci e di scambiare opinioni, di realizzare qualcosa insieme.

Perché racconto questo? Perché ho notato che alla fine le parole sono tante ma i fatti che diventano fatti concreti sono ben pochi. Tanti convegni, le tavole rotonde, ma poi sono sempre le stesse parole. Abbiamo realmente qualcosa da dire? Intendo dire qualcosa di concreto e di utile, di necessario e fondamentale?
Penso proprio di no, spesso si occupa tempo e spazio senza concludere nulla, senza nemmeno lasciare un segno, a testimonianza.

Non sto a giudicare gli altri, anche perché il vero giudizio lo esprimono le opere, le nostre opere. Quante delle cose dette e annunciate portano a casa un risultato? Quante delle cose dette apportano qualcosa di nuovo? Quante si dimostrano realmente efficaci?

Ecco, ciascuno di noi deve giudicare a partire dai risultati. Non quelli immediati, ma quelli a lunga distanza.
Possiamo affermare con sicurezza assoluta che nel corso degli ultimi tre decenni si sia realizzato qualcosa di concreto a partire dal tanto dibattere che si è fatto sui temi del comparto olivicolo e oleario? È cambiato qualcosa dentro e fuori di noi? Siamo cresciuti, migliorati, abbiamo raccolto i buoni frutti che abbiamo seminato?

Riflettete su questo e datevi una risposta. Ciascuno deve rispondere per il proprio operato, prima di tutto verso se stessi. E ciascuno deve anche riconoscere se il comparto abbia cambiato marcia o se siamo tornati indietro. Anche queste riflessioni servono, sono anzi utilissime, preziose. Che abbiamo fatto?

La parte più difficile viene quando le nostre riflessioni giocoforza le dobbiamo estendere verso l’esterno, guardando a ciò che hanno fatto gli altri, negli altri Paesi sullo stesso fronte dell’olivo e dell'olio. Ebbene, solo dopo un serio e onesto esame di coscienza - e ogni tanto ci vuole, credetemi - possiamo dare delle risposte definitive al riguardo.

Io non ho nulla da rimproverarmi, e le mie opere sono visibili, ampiamente documentate, segno che chiunque di noi può agire e fare la propria parte. A volte bisogna avere il coraggio di auto esaminarsi e di essere implacabili con il giudizio.

Buona riflessione.

Luigi Caricato - 20-03-2018 - Tutti i diritti riservati

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