Mercoledì 26 Settembre 2018 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

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Chiamati a una scelta di campo

Alfonso Pascale

La Commissione Europea ha presentato un documento sulle prospettive finanziarie dell’Ue. In esso si suggerisce dove tagliare e dove reperire i fondi per il bilancio comunitario 2021/2027. Il testo sarà al centro dei lavori del vertice informale dei 27 capi di Stato o di governo Ue in agenda il 23 febbraio prossimo. Entro i primi giorni di maggio arriverà poi la proposta definitiva della Commissione sul bilancio pluriennale. Il tema non riguarda solo il buco di 11 miliardi l’anno quando il Regno Unito avrà esaurito il periodo transitorio post Brexit.

La Coldiretti prende un abbaglio quando paventa che l’agricoltura sia chiamata a pagare il conto della Brexit. Il negoziato sulle prospettive finanziarie dovrà necessariamente accompagnarsi con quello riguardante il rafforzamento dell’assetto istituzionale, senza il quale l’Europa è destinata ad implodere insieme alle sue vecchie politiche, compresa la Pac.

Come ha ricordato più volte e con forza Giorgio Napolitano, uno dei pochi esponenti politici con una visione strategica dell’integrazione europea, la Ue non potrà rimanere a lungo prigioniera dei veti interni, esercitati principalmente dai Paesi anti-europeisti a cui guardano i nostri populisti. L’ipotesi più probabile è che, per iniziativa di Francia e Germania, si andrà entro le elezioni europee del 2019 verso un’Europa a due velocità o, meglio, verso due Europe, quella coincidente con l’Eurozona e quella allargata ai Paesi che non intendono farne parte.

Dotarsi di istituzioni democratiche di governo nell’Eurozona, in materie fondamentali come la difesa, la sicurezza, la crescita e l’occupazione, significa necessariamente una diversa distribuzione dei finanziamenti pluriennali del suo bilancio e, conseguentemente, una Pac completamente nuova rispetto a quella che abbiamo conosciuto finora. Una Pac più forte e integrata per i Paesi dell’Eurozona e una Pac più tenue e con meno risorse per i Paesi anti-europeisti.

Gli agricoltori italiani hanno, dunque, tutto l’interesse a partecipare al dibattito sul rafforzamento dell’Europa, respingendo e battendo le velleitarie e pericolose ipotesi “sovraniste” che porterebbero l’Italia ad autoescludersi dall’Europa più integrata. Si tratta di individuare con precisione le regole e gli interventi che devono rimanere in vigore per l’insieme dei 27 Paesi dell’Unione, gli elementi della Pac che necessariamente devono essere gestiti da un’Europa rafforzata nei suoi poteri e quelli che, in base al principio di sussidiarietà, potrebbero con maggiore efficacia essere amministrati dagli Stati nazionali.

Non ha senso ed è pericoloso collocarsi in una posizione difensiva. Occorre invece esprimere, come sistema Paese, una vigorosa capacità propositiva. L’Italia sta per decidere, con le elezioni politiche del 4 marzo prossimo, se diventare l’alleato meridionale del Gruppo di Visegrad oppure un Paese protagonista di un’Europa più integrata. In tale scenario, all’agricoltura italiana conviene non solo fare una scelta di campo chiaramente europeista, ma indicare anche un proprio disegno organico di architettura dell’intervento pubblico europeo per il settore.

Alfonso Pascale - 20-02-2018 - Tutti i diritti riservati

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