Venerdì 21 Luglio 2017 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

accedi - registrati - pubblicità - sostieni

società > incursioni

È necessario piantare nuovi ulivi

Antonio Pascale

Una volta, in macchina, ho incrociato un camion con rimorchio. Il mezzo non trasportava animali, no, il rimorchio portava una grande pianta di ulivo, lunga una decina di metri, con le radici e la chioma protette da un cappuccio di juta. Gli ulivi trasportati dal Sud al Nord. Si usa, da un po’ di tempo. Si usa perché in alcune zone del Sud, la Puglia, la Calabria, gli uliveti sono abbandonati. Costa troppo tenere in vita un impianto. Per anni il paesaggio mediterraneo è stato modellato dall’ulivo. Quante colline in cui nessuno credeva, tanto erano brulle e impervie, sono state coltivate a ulivi. Quanti terrazzamenti sono stati creati (con quei muretti a secco a fare da sponda) per poter ospitare queste piante. Per quanti secoli le radici dell’ulivo hanno trattenuto la terra, offerto protezione dai dilavamenti del terreno, dalle erosioni superficiali e profonde, quelle crepe del terreno che piano piano, ora dopo ora, causano frane improvvise da lasciare tutti con la bocca aperta. Perfino a Pantelleria dove il vento è forte, fastidioso, insopportabile, ci sono ulivi ma sono striscianti, bassi, quasi delle siepi che non risentono dell’impatto meccanico con il vento. Per anni, paesaggio mediterraneo e ulivo hanno stretto un patto di mutuo soccorso. E adesso, alberi di cento, centocinquanta anni, spesso anomali, perché non piantati in sesto regolare, selvaggi, cresciuti in altezza, come quelli della piana di Reggio, splendidi esemplari di ulivo, alti come un pino, con queste chiome da bambino scapigliato – al di sotto delle quali si prova una sensazione di assoluto benessere – ebbene, questi alberi ora rischiano la distruzione. Costano troppo. È necessario piantare nuovi ulivi, disporre di impianti più produttivi e più moderni, ridurre i costi e tornare sul mercato. La storia non è solo il passato, ma anche quello che qui e ora si mette a coltura, affinché possa fruttificare domani, l’olivo non fa eccezione. E tuttavia, sarebbe bello se lo Stato acquistasse e trasformasse alcuni impianti secolari di ulivi in riserve naturali. Noi così desiderosi di posti incontaminati, che sfogliamo con lussuria le riviste di viaggi per capire come fuggire dalla pazza folla, noi stanchi, potremmo benissimo visitare di tanto in tanto questi appezzamenti collinari.

Sì, bisognerebbe portare in gita le scolaresche, fare vedere ai ragazzi cos’è un pollone, come quest’organo riproduttivo riesca a ricacciare prima un ramo, poi da questo una pianta intera. Gli ulivi si devono toccare, seguire con lo sguardo o con il tatto le nodosità del tronco, derivato, appunto, dai successivi ricacci, è un’ottima base di partenza per capire l’architettura organica di Wright o le teoria astronomiche di ultima generazione. E la storia, la geografia, l’antropologia? Diciamoci la verità, materie noiose da studiare in un’aula. Ma se le studiassimo sotto gli ulivi secolari? Se un bravo insegnante, uno scrittore, un contadino, spiegasse come l’ulivo sia stato utilizzato nei secoli, come è stata trattata la drupa, gli usi e i consumi, se tutto questo venisse spiegato sotto gli ulivi secolari, di sicuro capiremmo finalmente dove diavolo sta questa mezzaluna fertile, amena località tra l’Anatolia e il mare, la cui posizione geografica mi sfugge da tempo immemorabile. Capiremmo, poi, la differenza culturale tra i greci e i romani senza dovere per forza confrontare i filosofi neoplatonici con gli storici romani, ci basterebbe sapere che i greci raccoglievano le olive quando erano già molli e i romani invece molto prima. Sostanziale differenza, che definisce fondamentali abiti antropologici: sarebbe bello. No?

Antonio Pascale - 26-01-2016 - Tutti i diritti riservati

COMMENTI

Per poter commentare l'articolo è necessaria la registrazione.
Se sei già registrato devi effettuare l'accesso.

Antonio Pascale

Scrittore e agronomo. Ha pubblicato molti volumi, tra i quali, per la narrativa, editi da Einaudi: Le attenuanti sentimentali (2013), Passa la bellezza (2005), Ritorno alla città distratta (2009), La manutenzione degli affetti (2003), La città distratta (2001) e, per Minimum Fax, S’è fatta ora (2006); tra i saggi, Scienza e sentimento (Einaudi, 2008).

DIXIT
SAGGI ASSAGGI
Think green

Think green

Un mix di olive di diverse cultivar rendono l'olio dell'Oleificio Angelo Coppini di Terni, un cento per cento italiano, un extra vergine versatile e armonico, dal gusto rotondo > Maria Carla Squeo

RICETTE OLIOCENTRICHE
La crema, il pesto ed il pinzimonio di cipolla egiziana ligure

La crema, il pesto ed il pinzimonio di cipolla egiziana ligure

Per l'estate la fantasia in cucina non deve assolutamente mancare. Ecco allora la nuova - ghiotta - proposta che fa parte del progetto culturale ideato e promosso da Regalo e Baratto in agricoltura, con l'olio extra vergine di oliva onnipresente > Marco Damele

EXTRA MOENIA
Parole chiave: olio sostenibile e biodiverso

Parole chiave: olio sostenibile e biodiverso

Si è concluso, nella giornata di martedi 18 luglio, un evento istituzionale sul tema “Biodiversità e sostenibilità nella filiera dell’olio extra vergine di oliva italiano". Tutto si gioca su una certificazione che attesti la sostenibilità, tema oggi molto avvertito in tutta la sua importanza

GIRO WEB
Il nuovo sito web che ospita Olio Officina Edizioni

Il nuovo sito web che ospita Olio Officina Edizioni

Abbiamo collocato on line il sito della nostra casa editrice. Uno strumento utile per saperne di più sulle nostre pubblicazioni, sia cartacee, sia telematiche. Il nuovo sito è sul dominio olioofficina.eu, e affianca quelli di Olio Officina Magazine (olioofficina.it), Olio Officina Globe (olioofficina.net) e Olio Officina Festival (olioofficina.com). Buona navigazione > Luigi Caricato

OO VIDEO

L’olio d’alta quota

In giugno, sabato 10, la presenza del movimento culturale Tree Dream da Peck, nel tempio della gastronomia. Il dialogo tra Luigi Caricato e Flavio Lenardon

BIBLIOTECA OLEARIA
Un libro e un olio per celebrare i 150 anni della Filippo Berio

Un libro e un olio per celebrare i 150 anni della Filippo Berio

Un cofanetto di gran lusso, non solo elegante, ma anche ben allestito e congegnato come una matrioska, in una confezione regalo dedicata a un anniversario che riempie di orgoglio la casa madre: Salov > Maria Carla Squeo