Mercoledì 22 Novembre 2017 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

accedi - registrati - pubblicità - sostieni

società > incursioni

È necessario piantare nuovi ulivi

Antonio Pascale

Una volta, in macchina, ho incrociato un camion con rimorchio. Il mezzo non trasportava animali, no, il rimorchio portava una grande pianta di ulivo, lunga una decina di metri, con le radici e la chioma protette da un cappuccio di juta. Gli ulivi trasportati dal Sud al Nord. Si usa, da un po’ di tempo. Si usa perché in alcune zone del Sud, la Puglia, la Calabria, gli uliveti sono abbandonati. Costa troppo tenere in vita un impianto. Per anni il paesaggio mediterraneo è stato modellato dall’ulivo. Quante colline in cui nessuno credeva, tanto erano brulle e impervie, sono state coltivate a ulivi. Quanti terrazzamenti sono stati creati (con quei muretti a secco a fare da sponda) per poter ospitare queste piante. Per quanti secoli le radici dell’ulivo hanno trattenuto la terra, offerto protezione dai dilavamenti del terreno, dalle erosioni superficiali e profonde, quelle crepe del terreno che piano piano, ora dopo ora, causano frane improvvise da lasciare tutti con la bocca aperta. Perfino a Pantelleria dove il vento è forte, fastidioso, insopportabile, ci sono ulivi ma sono striscianti, bassi, quasi delle siepi che non risentono dell’impatto meccanico con il vento. Per anni, paesaggio mediterraneo e ulivo hanno stretto un patto di mutuo soccorso. E adesso, alberi di cento, centocinquanta anni, spesso anomali, perché non piantati in sesto regolare, selvaggi, cresciuti in altezza, come quelli della piana di Reggio, splendidi esemplari di ulivo, alti come un pino, con queste chiome da bambino scapigliato – al di sotto delle quali si prova una sensazione di assoluto benessere – ebbene, questi alberi ora rischiano la distruzione. Costano troppo. È necessario piantare nuovi ulivi, disporre di impianti più produttivi e più moderni, ridurre i costi e tornare sul mercato. La storia non è solo il passato, ma anche quello che qui e ora si mette a coltura, affinché possa fruttificare domani, l’olivo non fa eccezione. E tuttavia, sarebbe bello se lo Stato acquistasse e trasformasse alcuni impianti secolari di ulivi in riserve naturali. Noi così desiderosi di posti incontaminati, che sfogliamo con lussuria le riviste di viaggi per capire come fuggire dalla pazza folla, noi stanchi, potremmo benissimo visitare di tanto in tanto questi appezzamenti collinari.

Sì, bisognerebbe portare in gita le scolaresche, fare vedere ai ragazzi cos’è un pollone, come quest’organo riproduttivo riesca a ricacciare prima un ramo, poi da questo una pianta intera. Gli ulivi si devono toccare, seguire con lo sguardo o con il tatto le nodosità del tronco, derivato, appunto, dai successivi ricacci, è un’ottima base di partenza per capire l’architettura organica di Wright o le teoria astronomiche di ultima generazione. E la storia, la geografia, l’antropologia? Diciamoci la verità, materie noiose da studiare in un’aula. Ma se le studiassimo sotto gli ulivi secolari? Se un bravo insegnante, uno scrittore, un contadino, spiegasse come l’ulivo sia stato utilizzato nei secoli, come è stata trattata la drupa, gli usi e i consumi, se tutto questo venisse spiegato sotto gli ulivi secolari, di sicuro capiremmo finalmente dove diavolo sta questa mezzaluna fertile, amena località tra l’Anatolia e il mare, la cui posizione geografica mi sfugge da tempo immemorabile. Capiremmo, poi, la differenza culturale tra i greci e i romani senza dovere per forza confrontare i filosofi neoplatonici con gli storici romani, ci basterebbe sapere che i greci raccoglievano le olive quando erano già molli e i romani invece molto prima. Sostanziale differenza, che definisce fondamentali abiti antropologici: sarebbe bello. No?

Antonio Pascale - 26-01-2016 - Tutti i diritti riservati

COMMENTI

Per poter commentare l'articolo è necessaria la registrazione.
Se sei già registrato devi effettuare l'accesso.

Antonio Pascale

Scrittore e agronomo. Ha pubblicato molti volumi, tra i quali, per la narrativa, editi da Einaudi: Le attenuanti sentimentali (2013), Passa la bellezza (2005), Ritorno alla città distratta (2009), La manutenzione degli affetti (2003), La città distratta (2001) e, per Minimum Fax, S’è fatta ora (2006); tra i saggi, Scienza e sentimento (Einaudi, 2008).

DIXIT
SAGGI ASSAGGI
Think green

Think green

Un mix di olive di diverse cultivar rendono l'olio dell'Oleificio Angelo Coppini di Terni, un cento per cento italiano, un extra vergine versatile e armonico, dal gusto rotondo > Maria Carla Squeo

RICETTE OLIOCENTRICHE
Corzetti o croxetti?

Corzetti o croxetti?

Valgono entrambi i nomi. Si tratta di una pasta tipica della cucina ligure, composta da acqua, farina di grano e sale. Si abbina benissimo alla cipolla egiziana ligure cruda, come pure a una crema di peperoni e al tartufo nero della Val Bormida. Immancabile l'olio extra vergine di oliva Taggiasca in purezza > Marco Damele

EXTRA MOENIA
L’olio Sagra per il food service

L’olio Sagra per il food service

Nuovi prodotti. L’eleganza come valore per comunicare la qualità. Lo storico marchio dell’olio da olive, di proprietà del Gruppo Salov e tra i principali protagonisti del mercato oleario mondiale, si propone con una nuova elegante linea da tavola creata in esclusiva per i professionisti della ristorazione

GIRO WEB
Nuovo sito web per la Cia Agricoltori Italiani

Nuovo sito web per la Cia Agricoltori Italiani

Una veste grafica rinnovata, accessibilità da mobile, integrazione con i social media e contenuti interattivi sempre aggiornati: ecco le principali caratteristiche del nuovo portale che offre news sulla Confederazione, ma anche su agroalimentare, ambiente, consumi e ricette degli Agrichef

OO VIDEO

La genesi dell'oliva

In un video emozionale e insieme documentaristico l'azienda veneta Frantoio Fratelli Turri di Cavaion Veronese, fa comprendere a chi non ha confidenza con il frutto dell'oliva, come si forma e si struttura il frutto ne corso dei mesi e come alla fine nasca l'olio extra vergine, quello a marchio Garda Dop Turri di varietà Casaliva

BIBLIOTECA OLEARIA
The Olive Tree Genome. Genetica e genomica dell’olivo

The Olive Tree Genome. Genetica e genomica dell’olivo

Il libro - a cura di Eddo Rugini, Luciana Baldoni, Rosario Muleo e Luca Sebastiani - fornisce un'introduzione alla genetica, alla genomica e all’allevamento dell'olivo, pianta longeva e multifunzionale, rilevante non soltanto per la produzione di olive da tavola e da olio, ma anche per il paesaggio e per la storia delle zone rurali