Lunedì 25 Luglio 2016 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

accedi - registrati - pubblicità - sostieni

società > incursioni

È necessario piantare nuovi ulivi

Antonio Pascale

Una volta, in macchina, ho incrociato un camion con rimorchio. Il mezzo non trasportava animali, no, il rimorchio portava una grande pianta di ulivo, lunga una decina di metri, con le radici e la chioma protette da un cappuccio di juta. Gli ulivi trasportati dal Sud al Nord. Si usa, da un po’ di tempo. Si usa perché in alcune zone del Sud, la Puglia, la Calabria, gli uliveti sono abbandonati. Costa troppo tenere in vita un impianto. Per anni il paesaggio mediterraneo è stato modellato dall’ulivo. Quante colline in cui nessuno credeva, tanto erano brulle e impervie, sono state coltivate a ulivi. Quanti terrazzamenti sono stati creati (con quei muretti a secco a fare da sponda) per poter ospitare queste piante. Per quanti secoli le radici dell’ulivo hanno trattenuto la terra, offerto protezione dai dilavamenti del terreno, dalle erosioni superficiali e profonde, quelle crepe del terreno che piano piano, ora dopo ora, causano frane improvvise da lasciare tutti con la bocca aperta. Perfino a Pantelleria dove il vento è forte, fastidioso, insopportabile, ci sono ulivi ma sono striscianti, bassi, quasi delle siepi che non risentono dell’impatto meccanico con il vento. Per anni, paesaggio mediterraneo e ulivo hanno stretto un patto di mutuo soccorso. E adesso, alberi di cento, centocinquanta anni, spesso anomali, perché non piantati in sesto regolare, selvaggi, cresciuti in altezza, come quelli della piana di Reggio, splendidi esemplari di ulivo, alti come un pino, con queste chiome da bambino scapigliato – al di sotto delle quali si prova una sensazione di assoluto benessere – ebbene, questi alberi ora rischiano la distruzione. Costano troppo. È necessario piantare nuovi ulivi, disporre di impianti più produttivi e più moderni, ridurre i costi e tornare sul mercato. La storia non è solo il passato, ma anche quello che qui e ora si mette a coltura, affinché possa fruttificare domani, l’olivo non fa eccezione. E tuttavia, sarebbe bello se lo Stato acquistasse e trasformasse alcuni impianti secolari di ulivi in riserve naturali. Noi così desiderosi di posti incontaminati, che sfogliamo con lussuria le riviste di viaggi per capire come fuggire dalla pazza folla, noi stanchi, potremmo benissimo visitare di tanto in tanto questi appezzamenti collinari.

Sì, bisognerebbe portare in gita le scolaresche, fare vedere ai ragazzi cos’è un pollone, come quest’organo riproduttivo riesca a ricacciare prima un ramo, poi da questo una pianta intera. Gli ulivi si devono toccare, seguire con lo sguardo o con il tatto le nodosità del tronco, derivato, appunto, dai successivi ricacci, è un’ottima base di partenza per capire l’architettura organica di Wright o le teoria astronomiche di ultima generazione. E la storia, la geografia, l’antropologia? Diciamoci la verità, materie noiose da studiare in un’aula. Ma se le studiassimo sotto gli ulivi secolari? Se un bravo insegnante, uno scrittore, un contadino, spiegasse come l’ulivo sia stato utilizzato nei secoli, come è stata trattata la drupa, gli usi e i consumi, se tutto questo venisse spiegato sotto gli ulivi secolari, di sicuro capiremmo finalmente dove diavolo sta questa mezzaluna fertile, amena località tra l’Anatolia e il mare, la cui posizione geografica mi sfugge da tempo immemorabile. Capiremmo, poi, la differenza culturale tra i greci e i romani senza dovere per forza confrontare i filosofi neoplatonici con gli storici romani, ci basterebbe sapere che i greci raccoglievano le olive quando erano già molli e i romani invece molto prima. Sostanziale differenza, che definisce fondamentali abiti antropologici: sarebbe bello. No?

Antonio Pascale - 26-01-2016 - Tutti i diritti riservati

COMMENTI

Per poter commentare l'articolo è necessaria la registrazione.
Se sei già registrato devi effettuare l'accesso.

Antonio Pascale

Scrittore e agronomo. Ha pubblicato molti volumi, tra i quali, per la narrativa, editi da Einaudi: Le attenuanti sentimentali (2013), Passa la bellezza (2005), Ritorno alla città distratta (2009), La manutenzione degli affetti (2003), La città distratta (2001) e, per Minimum Fax, S’è fatta ora (2006); tra i saggi, Scienza e sentimento (Einaudi, 2008).

DIXIT
SAGGI ASSAGGI
L’olio Social, quello con la lettera “i” al rovescio

L’olio Social, quello con la lettera “i” al rovescio

E’ un olio da agricoltura biologica certificato Icea, da olive Rotondella e Leccino, prodotto dalla Cooperativa sociale Capovolti, una onlus con sede operativa in Campania, a Montecorvino Pugliano, in provincia di Salerno. Proprio nel cuore dei Monti Picentini > Luigi Caricato

RICETTE OLIOCENTRICHE
Girello di pesce sciabola

Girello di pesce sciabola

Poche ed essenziali indicazioni, nella ricetta di Antonio Vitale, chef all'Atletico Farina, di  Marina di Ragusa. L'olio extra vergine di oliva da utilizzare? Ovviamente siciliano, possibilmente ragusano: per esempio un monovarietale Tonda Iblea: e magari anche un Dop Monti Iblei. Perché no?

EXTRA MOENIA
Atletico Farina

Atletico Farina

A Marina di Ragusa vi è qualcosa di inedito e insolito: un concept originale che introduce una nuova idea di locale. Quando infatti il caffè incontrò un tempo il calcio, divenne per tutti "bar sport”; ma ora, quando il bar sport si è da poco trasformato in ristorante (ma anche pizzeria, american bar e piscina) non si può più chiamare "ristorante sport”. Vi pare? > Nicola Dal Falco

GIRO WEB
La voce di chi crede nell’olivicoltura

La voce di chi crede nell’olivicoltura

“Benvenuti su InfoXylella”, è in questo modo che alcuni imprenditori e studiosi si aprono al mondo dei social per ritagliarsi un proprio spazio, difendendosi da chi ne ha usurpato per mesi ruolo e centralità, fingendosi amanti dell’olivo ma senza minimamente preoccuparsi delle sorti dell’olivicoltura. Per ora è una pagina facebook, a breve anche un sito internet di pura e corretta informazione

OO VIDEO
loading...

L'olfatto secondo il filosofo Sossio Giametta

Luigi Caricato incontra l'autore di volumi come Il bue squartato e altri macelli, L'oro prezioso dell'essere e Cortocircuiti e discorre intorno ai temi dei piaceri del buon cibo e dell'arte culinaria

BIBLIOTECA OLEARIA
Racconti a macchia d’olio

Racconti a macchia d’olio

E’ stata pubblicata fresca di stampa un’antologia di piccole storie quotidiane di cui sono autori gli stessi protagonisti della filiera. Le micro narrazioni fanno parte di un contest letterario organizzato dall’Università di Bari "Aldo Moro" e si sono concretizzate in un volume a cura di Maria Lisa Clodoveo e Maria Antonietta Colonna