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L'oscurantismo fa più male della xylella

Daniele Rielli

Nel giro di poco tempo, come previsto, siamo passati da "la xylella non esiste/è un gomblotto" a 10 milioni di piante malate e un miliardo di euro di danni. Quel che è peggio: allo stato attuale delle cose esiste la concreta possibilità che queste stime siano ancora al ribasso.

Ricordo bene il clima online quando iniziai ad occuparmi della vicenda per "Internazionale" e per "il Venerdì", ricordo il linciaggio di un ricercatore che parlò allora di un milione di piante infette, perché l'idiota digitale non poteva concepire che esistessero piante infette che non presentavano ancora sintomi, così come non poteva concepire risultati scientifici lontani da quella retorica da bar della villa o della piazza che pensando, in buona o cattiva fede, che per salvare gli alberi bastasse salire su un cassetta della frutta e incominciare a predicare deliri, di fatto li condannava a morte certa.

Lo scrissi allora, lo ripeto oggi, l'epidemia di xylella è in sé un evento drammatico e anche un po' sfortunato, ma il vero fallimento è nella gestione di quest’emergenza, ed è quindi dell'intera società prima salentina, poi pugliese e italiana.

Il disastro è imputabile prima di tutto agli uomini, al loro perseverare nel pensiero magico e superstizioso, al loro tentare in maniera grottesca di piegare le dure evidenze dei numeri e degli esperimenti a retoriche politiche di cortissimo respiro, al cercare il consenso di un pomeriggio distruggendo però così per sempre un territorio e mettendo in una concreta situazione di pericolo l'intero continente europeo. Una mancanza di serietà e di responsabilità civile che faticano a trovare pari nella storia italiana recente.

Nel Salento si fa sempre un gran parlare di complotti contro il territorio, di spoliazioni varie, di enti luciferini mutaforme che complotterebbero nell'ombra, la realtà è che se volete davvero individuare chi negli ultimi anni ha fatto del male irreparabile alla provincia di Lecce dovete cercare fra i savonarola da piazza e da social network, veri leader mondiali nel settore fake news, autentici professionisti della protesta contro ogni evidenza, in primis quella dei fatti.

Alcuni di loro oggi tentano anche di riciclarsi come persone che avrebbero combattuto il batterio sin dall’inizio, quando esistono infinite tracce digitali del loro pervicace negazionismo. Siamo insomma, come da tradizione, giunti alla fase in cui la tragedia muta in farsa.

Mi dispiace moltissimo per gli alberi - che meritavano più amore e un autentico esercizio d’intelligenza a loro protezione da parte degli uomini- ma ancora di più mi dispiace per tutte le persone che ho conosciuto in questi anni che combattono ogni giorno sul territorio una battaglia di natura fondamentalmente illuminista, circondati da un clima di oscurantismo intellettuale che è una malattia persino più grave della già gravissima xylella.

Daniele Rielli - 04-04-2017 - Tutti i diritti riservati

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