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La questione è tutta nel non fidarsi

Luigi Caricato

Questa estate sto leggendo con grande trasporto emotivo e intellettuale un libro dell’artista e performer Marina Abramovic, dal titolo Attraversare i muri. Un'autobiografia, edito in Italia da Bompiani. Un libro che consiglio caldamente di leggere, anche se non vi occupate d'arte.

Sono molte le riflessioni, scaturite dalla sua storia personale, umana e artistica, che andrebbero meditate e approfondite. Io in particolare mi sono soffermato su alcuni punti, tra i quali ne evidenzio uno, di cui ne riporto un breve ma quanto mai eloquente ed esemplificativo brano.

Avrò avuto dodici anni quando mia madre si fece arrivare una lavatrice dalla Svizzera. Era un evento non da poco: eravamo la prima famiglia di Belgrado ad averne una. Arrivò una mattina, tutta nuova, scintillante e misteriosa: la mettemmo in bagno. Mia nonna non si fidava di quella macchina. Ci metteva dentro la roba da lavare, e quando aveva finito la tirava fuori e la dava alla donna di servizio perché la lavasse a mano un'altra volta.

Ecco: “Mia nonna non si fidava di quella macchina”.
La questione è tutta in quel non fidarsi. Avere l’opportunità di disporre di una nuova tecnologia e non accettarla preventivamente, sentirla lontana se non addirittura nemica, comunque avvertendola come una presenza ostile.

Noi oggi sorridiamo dinanzi allo stupore, misto sicuramente al fastidio, di quella donna che preferiva il tradizionale e arcaico lavaggio a mano, non fidandosi dell’efficacia di quella nuova macchina, rumorosa, dal monotono suono: dun-dun-dun-dun.

Già, sorridiamo, perché in fondo abbiamo ormai acquisito una tecnologia che ormai appartiene intimamente alla nostra vita, come tanti altri elettrodomestici da cui non ci separeremmo mai.

Eppure, a ben riflettere, la stessa diffidenza c’è chi la continua a provare comunque per le nuove tecnologie, quelle non ancora acquisite, quelle non ancora facenti parte del nostro vissuto.
Prova ne è l’ostilità verso le novità tecnologiche destinate all'agricoltura. Pensate per esempio al rifiuto verso le macchine scavallatrici, quelle progettate per la potatura degli olivi e la raccolta delle olive.

Certo, è solo questione di tempo. Come oggi si accetta senza batter ciglio la presenza delle mietitrebbie per il grano, così, prima o poi, i retrogradi più retrivi accoglieranno festosamente anche le tecnologie destinate ad abbattere i costi di produzione in olivicoltura, così pure, allo stesso modo, quelle destinate a ogni altra coltivazione.

È inevitabile. Prima o poi, quelli che vivono di nostalgia del passato, quelli che continuano a evocare l’agricoltura di una volta, così come avranno accettato e accolto gli elettrodomestici di cui non riescono più a farne a meno, allo stesso modo accoglieranno - e perfino a braccia aperte - le nuove tecnologie per l’agricoltura.

È solo una questione di tempi, certo, perché presto, anche i detrattori più incalliti si renderanno alla fine conto che le migliori performance qualitative sono garantite proprio dall’introduzione di nuove tecnologie.

Dispiace solo constatare che l’arrivarci tardi non è proprio l’atteggiamento più opportuno, ma tant’è, se non vi è un cambio di mentalità, non si può far diversamente.

Luigi Caricato - 25-07-2017 - Tutti i diritti riservati

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