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La sedia lasciata vuota

Alfonso Pascale

Sulle vicende della Coldiretti e dei suoi dirigenti più volte è stata esercitata la satira politica per mettere in risalto magagne e vizi dell'organizzazione. Quando Mario Melloni incominciò il 12 dicembre 1967 la collaborazione con "l'Unità", scrivendo corsivi in prima pagina con lo pseudonimo di Fortebraccio, il suo primo bersaglio fu proprio il capo della Coldiretti, Paolo Bonomi: "Ha parlato a Firenze ed è stato, sia detto tra parentesi, un bel sollievo per le altre città...".

Ma chi più di tutti faceva arrabbiare Bonomi, in un modo tremendo, perché lo sfotteva negli articoli sul "Mondo" era Ernesto Rossi, un democratico ribelle che si batteva per un'esigenza morale e per un ideale di civiltà, indipendentemente dai risultati. Il tema era la Federconsorzi e i conti che non tornavano. Egli conosceva bene i novellieri del Cinquecento, che gli davano lo spunto per usare un'ironia che non diventava mai sarcasmo volgare ma era efficacissima. Bonomi si arrabbiava assai perché era impotente a rispondere con lo stesso stile. E più si arrabbiava e più Rossi o utilizzava i novellieri oppure inventava egli stesso delle barzellette ad hoc.

Anche Giancarlo Pajetta si divertì per un'intera campagna elettorale, quella del 1963, ad attaccare Bonomi, prendendolo in giro in modo esilarante. E' rimasta famosa una trasmissione di Tribuna politica, in cui il capo della Coldiretti non si presentò e prestò il fianco al velenoso sarcasmo del tribuno comunista che si rivolse per tutto il tempo a sua disposizione alla sedia lasciata vuota da Bonomi.

Il giornalista Luigi Caricato e il vignettista Valerio Marini tornano oggi a colpire con l'arma dell'ironia i dirigenti attuali della Coldiretti e i politici più in vista che si occupano di agricoltura. Un modo per sorridere e riflettere sui vizi antichi della nostra classe dirigente; vizi che, come un fiume carsico, riemergono ciclicamente nel nostro Paese.

Alfonso Pascale - 28-07-2015 - Tutti i diritti riservati

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