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Attacco all'Italia olearia

Cosa e come rispondono le organizzazioni agrocole alle infamanti accuse del New York Times al comparto oleario italiano? In maniera disunita e discorde. La voce di Cia, Coldiretti, Unaprol

OO M

Attacco all'Italia olearia

Riportiamo di seguito le note stampa con le dichiarazioni delle principali organizzazioni agricole. Si noterà il differente approccio, e soprattutto la disunità delle organizzazioni agricole, poco avvezze a far fronte comune. L'originale immagine a corredo di queste note è tratta dal portale di informazione Intravino, che molto opportunamente ha rovesciato lo slogan, non essendo più in ballo il suicidio dell'extra vergine, ma del New York Times, il giornale che ha lanciato l'infamante (e infame) e razzista accusa.

Insulto al “made in Italy” - secondo la Cia

Un insulto all’immagine e alla tipicità dell’olio extravergine italiano. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta il fumetto pubblicato dal “New York Times” che, in una striscia di quindici vignette, mette alla berlina uno dei prodotti simbolo della nostra dieta mediterranea.
Sotto il titolo “Il suicidio dell’extravergine”, il quotidiano Usa denuncia come l’olio d’oliva, importato dall’estero (Spagna, Marocco, Tunisia) venga mischiato a oli di bassa qualità, sofisticato con beta carotene per modificarne il sapore e venduto come italiano. Tutto ciò -afferma il giornale- con le complicità politiche per coprire la truffa.

Quello pubblicato dal “New York Times” -sottolinea la Cia- offende i nostri onesti produttori di olio che hanno avuto sempre nella loro attività la prerogativa della valorizzazione della qualità e la difesa della tipicità. Dunque, accuse gratuite e di cattivo gusto che generalizzano in maniera abnorme il fenomeno della sofisticazione che, purtroppo, esiste nel settore e che si sta contrastando con la massima determinazione, con controlli capillari ed efficaci da parte delle autorità preposte.

Il quotidiano statunitense -sostiene ancora la Cia- incrina il valore del nostro olio d’oliva, le cui qualità sono apprezzate in tutto il mondo, compresi gli Usa, dove l’export di “made in Italy” è in continua crescita.
Le vignette del “New York Times”, pur denunciando un problema che i produttori e le loro organizzazioni conoscono e stanno, per questo motivo, combattendo con fermezza, non fanno certo bene non solo alla nostra olivicoltura, ma a tutta l’agricoltura italiana. E’ quindi, un attacco -rimarca la Cia- al lavoro e ai sacrifici degli agricoltori del nostro Paese.

Non si deve poi dimenticare -aggiunge la Cia- che è in vigore in Italia una legge che contiene importanti misure per reprimere e contrastare frodi e sofisticazioni nel settore olivicolo e per valorizzare, attraverso un’etichetta trasparente, ancora di più il vero extravergine ”made in Italy”.
Più che una denuncia -conclude la Cia- il quotidiano Usa sembra soltanto gettare fango sull’olio italiano. In questo modo non si contribuisce alla lotta alle sofisticazioni e alle frodi, ma si danneggia un settore nel suo complesso, si penalizzano migliaia di produttori e si fa confusione tra i consumatori. Pertanto, non un servizio alla corretta informazione. Unicamente un danno d’immagine e, inevitabilmente, economico.

 

L’Italia ha l’occasione di ricostruire una credibilità internazionale - secondo Coldiretti

Le esportazioni italiane di olio di oliva negli Stati Uniti sono crollate del 13 per cento anche per effetto delle truffe che colpiscono i produttori onesti del settore denunciate ripetutamente dalla stampa americana, per ultimo con la serie di vignette di Nicholas Blechman pubblicata sul New York Times dal titolo “Il suicidio dell’extravergine - l’adulterazione dell’olio di oliva italiano”, ispirata dal blogger Tom Mueller autore del libro “Extraverginità”.

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al 2013 dalla quale si evidenzia che viene spedita negli Usa quasi una bottiglia di olio su tre confezionate in Italia per l’esportazione. Di conseguenza – sottolinea la Coldiretti - il crollo del mercato statunitense ha fatto diminuire le esportazioni mondiali di olio di oliva confezionato in Italia di ben il 9 per cento.

L’Italia – precisa la Coldiretti - è il secondo produttore mondiale di olio di oliva dopo la Spagna con circa 250 milioni di piante su 1,2 milioni di ettari di terreno ma è anche il principale importatore mondiale. Il fatturato del settore è stimato in 2 miliardi di euro con un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative. Occorre pertanto correre ai ripari con un impegno concreto per garantire l’autenticità e la trasparenza della produzione italiana di olio di oliva dando piena operatività alla cosiddetta legge salva olio approvata nel febbraio 2013 sotto il pressing della Coldiretti. Ancora oggi la legge non risulta pienamente applicata per l’inerzia della pubblica amministrazione e per l’azione delle lobby industriali a livello nazionale e comunitario dove sono state espresse osservazioni.

Ora - continua la Coldiretti - c’è la possibilità in Parlamento nella discussione in corso sulla legge comunitaria di approvare uno specifico emendamento diretto a rispondere alle osservazioni dell’Unione Europea e a rendere operativa la norma. L’Italia ha dunque l’occasione - conclude la Coldiretti - di ricostruire una credibilità internazionale e di salvaguardare il mercato di una primaria realtà economica, occupazionale e ambientale contro il rischio di quello che il New York Times ha chiamato il suicidio del Made in Italy.

 

Accuse di falso al finto made in Italy. Quello vero soffre per immagine compromessa - secondo Unaprol

Il fumetto di accuse del New York Times ci dice che negli USA il vero olio extra vergine di oliva made in Italy è ciclicamente sotto attacco”. Massimo Gargano presidente di Unaprol lancia sì l'allarme ma invita a vederci chiaro perché - afferma – “le accuse mosse al nostro made in Italy non riguardano il vero olio extra vergine di oliva prodotto in Italia bensì quello che viene spacciato fraudolentemente per made in Italy negli Usa e non solo.

Quello della contraffazione è un problema che non riguarda solo l'olio ma anche pizza, e pasta che con l'italian sounding ci vanno a braccetto. "In Italia e ora anche in Europa - sottolinea Gargano - dietro la spinta innovativa della legge Mongiello sul salva olio made in Italy, il parco dei giochi di prestigio si è drasticamente ridotto e chi non vuole adeguarsi alle norme trasparenza si è spostato molto probabilmente all'estero dove i controlli sono più blandi o dove non sanno cosa guardare e dove controllare.

“In Italia - ha poi aggiunto Gargano - grazie alla collaborazione con le istituzioni, Unaprol ha formato negli ultimi 3 anni oltre 300 nuovi assaggiatori tra Carabinieri dei Nac, del Nas, del Corpo Forestale dello Stato, Guardia di Finanza e ispettorato centrale per il controllo della qualità e la lotta alle frodi. Le accuse al falso prodotto che viene spacciato falsamente non solo negli Usa ma anche ultimamente a Taiwan come made in Italy fanno male al vero made in Italy.

Di questo e di come mettere in sicurezza il vero olio italiano - ha concluso Gargano - discuteremo domani mattina, Mercoledì 29 Gennaio alle 11, presso la sala stampa della Camera dei Deputati. Sarà anche un'occasione per fare luce su alcune zone d'ombra compreso anche un certo modo di fare informazione che a volte, con un perfetto sincronismo, accende i riflettori più per accecare che per fare luce". 

OO M - 29-01-2014 - Tutti i diritti riservati

COMMENTI

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Romano Satolli

12:28 | 05 febbraio 2014

Nessuno di questi commenti però dice che nessun olio, come quello italiano, viene controllato seriamente. Non dicono che le più grandi sofisticazioni le fanno chi opera fuori dell'Italia,contrabbandando con nomi italiani i nostri prodotti, non solo l'olio, ma di tutto un pò. Questi denigratori di professione, dovrebbero guardarsi prima dai truffatori che risiedono fuori dell'Italia.

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