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Il Coronavirus ci cambierà. In peggio

Questa emergenza potrebbe essere l’occasione per sburocratizzare un Paese ingessato da regole e leggi che si sovrappongono e si contraddicono e che rendevano, già prima, molto difficile viverci e mettere su famiglia, almeno per quelli non garantiti da uno stipendio pubblico, mentre credo, e spero di sbagliarmi, che ci stiamo avviando verso una involuzione leviatana dove il mostro si autoalimenta

Pasquale Manca

Il Coronavirus ci cambierà. In peggio

Francamente tutta queste gente in giro non se ne vede, se non quel minimo fisiologico legato alla mera sopravvivenza. Nel frattempo però non posso fare a meno di incrociare gli sguardi molesti e inquisitori, qualche volta astiosi, di alcuni concittadini quando, addirittura, non mi capita di udire qualcuno che dai poggioli invita, più o meno bonariamente, le persone a stare a casa.

Ma che cosa ne sanno delle personalissime ragioni per cui le persone sono in strada o in macchina? C’è chi, come il sottoscritto, si reca al lavoro, c’è chi deve reperire un farmaco per sé o per un caro. C’è chi, magari, ha rotto il mezzo di trasporto e si sta recando in qualche rivendita per reperire un pezzo di ricambio, e così via. Qualsiasi sia la ragione, ci sarà sempre qualcuno in strada!

La cosa che preoccupa è come i cittadini si stiano trasformando in tanti poliziotti e delatori. Mi è capitato non più tardi di un paio di giorni fa di una signora che dopo il solito sguardo denso di risentimento, come gli avessi appena ammazzato il gatto, ha tentato di fotografare la targa della mia macchina, non so se ci sia riuscita ma poco importa. Quel che importa è questa trasformazione insidiosa che ricorda i peggiori regimi dove tutto è sospetto ed ogni vicino quando, addirittura, non un parente diventa delatore.

Adesso avremo anche i droni che sorvoleranno le nostre città, e molti italiani non sembrano preoccuparsi troppo di questa “temporanea” pervasività dello Stato, in un Paese dove il termine “temporaneo” ha un significato molto relativo e quindi, mi sbaglierò, li vedremo volare ancora per molto tempo anche dopo la fine dell’emergenza. Ma anche di questo gli italiani non sembrano preoccuparsi troppo e il dibattito su queste misure illiberali non esiste - perché altrimenti fai polemiche - se non relegato in qualche sito frequentato da preistorici liberali.

Questa emergenza potrebbe essere l’occasione per sburocratizzare un Paese ingessato da regole e leggi che si sovrappongono e si contraddicono e che rendevano, già prima del Coronavirus, molto difficile viverci e metterci su famiglia, almeno per quelli non garantiti da uno stipendio pubblico, mentre credo, e spero di sbagliarmi, che ci stiamo avviando verso una involuzione leviatana dove il mostro si autoalimenta.

Non ho certo timore di una deriva autocratica perché il nanismo politico che contraddistingue l’Italia non fa prefigurare all’orizzonte nessun dittatore de noaltri, né a destra né a sinistra, tuttavia la burocrazia, che è già un vero e proprio tumore di questo Paese, non solo non ne uscirà sconfitta ma si vedrà rafforzata e ci invaderà e soffocherà in quelle pieghe ancora rimaste libere della nostra vita quotidiana.

Si, questo virus del cazzo ci cambierà, ma in peggio! Sarà che in questa situazione surreale mi sembra di essere seduto al cinema guardando uno di quei film catastrofici a cui Hollywood ci ha abituato, e sarà pure che ho riletto da poco "1984", ma questo penso!

 

Pasquale Manca - 24-03-2020 - Tutti i diritti riservati

Pasquale Manca

Pasquale Manca, imprenditore oleario algherese, a capo della Domenico Manca Spa, nota per il marchio Olio San Giuliano. Nel 2016, in occasione dei cento anni dell’azienda, ha voluto festeggiare, insieme con il padre Domenico, piantando ben 100 nuovi ettari di olivi, con il dichiarato proposito di raggiungere quota 500 ettari, se non addirittura superarla. Ad oggi gestisce direttamente circa 250 ettari di oliveto, mentre altri 120 ettari di terreni, sempre destinati a olivo, sono anch’essi pronti. Il progetto si chiama “Novolivo” e segna una netta scelta di campo tra to buy e to make, ove la seconda opzione diventa sempre più preponderante.

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