Giovedì 25 Aprile 2019 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

accedi - registrati - pubblicità - sostieni

società > italia

Le lobby orfane di De Castro

La rinuncia dia candidarsi di nuovo al Parlamento europeo è stata annunciata pubblicamente e con una intervista al Corriere della Sera sono state espresse le motivazioni. È una decisione che spinge inevitabilmente a una valutazione dell'operato di ben ventitré  di attività politica. Se ne ricava un raccolto povero, anche per via di una governance bloccata

Alfonso Pascale

Le lobby orfane di De Castro

“La scelta di Zingaretti di indicare Calenda come capolista (nella circoscrizione Nord-Est) mi ha messo nelle condizioni di non ricandidarmi. […] Se mi avesse chiesto il sacrificio di rimandarmi per la terza volta a Bruxelles io non avrei detto di no perché non sono una persona che si tira indietro. Zingaretti però non lo ha fatto e non era certamente il caso che io scalpitassi alla ricerca di una posizione”. Con questa risposta a una giornalista del Corriere della Sera che lo ha intervistato, Paolo De Castro svela il significato della sua rinuncia a candidarsi di nuovo al Parlamento europeo. Ma c’è dell’altro nell’intervista che merita di essere segnalato. L’ex ministro delle Politiche agricole afferma che la sua decisione l’ha presa consultandosi con Prodi che lo ha consigliato a seguire il suo esempio poiché “bisogna uscire bene da una esperienza politica”. Dice poi di aver sostenuto Zingaretti nelle ultime primarie del Pd e di aver dato una mano a Renzi in passato: “All’inizio mi piaceva poi purtroppo è diventato antipatico con certi suoi atteggiamenti. Ma delle sue politiche condividevo tutto”. E conclude con una speranza: “Il mio account di Facebook è pieno di messaggi. Il Consorzio del Prosecco, il Consorzio del Grana padano… si sentono orfani. Ma io rispondo a tutti: non scappo al Polo Nord. Mai dire mai, potrei sempre tornare”.

Un lungo galleggiamento

In questa intervista si racchiude il senso della lunga esperienza politica di De Castro, incominciata nel 1996 come consigliere agricolo presso la presidenza del Consiglio nel primo governo Prodi, successivamente proseguita come ministro delle Politiche agricole nel governo D’Alema e nel secondo governo Prodi e, dal 2009 ad oggi,  come parlamentare europeo. Non è cosa da niente galleggiare per ventitré anni nei meandri del potere “verde”. La politica agricola è stata da sempre una politica consociativa, anche quando c’erano la Dc e il Pci; e De Castro vi ha svolto un ruolo di primo piano non solo nelle postazioni di governo ma anche dall’opposizione. Solo in occasione del secondo governo Amato gli fu preferito Pecoraro Scanio alla guida di Via XX Settembre. Ma si trattò di una parentesi che durò meno di un anno. Con l’arrivo di Alemanno, tutto si aggiustò.

Insomma, prodiano quando comandava Prodi, dalemiano quando regnava D’Alema, renziano quando al timone c’era Renzi. Ora l’ex presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo è zingarettiano: un po’ arrabbiato perché gli è stato preferito Calenda, ma sempre disponibile a tornare in auge con altri ruoli, alla stregua di Prodi, il suo antico capo. Della stessa pasta sono fatti anche i legami con le organizzazioni agricole, che si stringono e si allentano a seconda di dove va il vento, in un continuo barcamenarsi tra ColdirettiConfagricoltura e Confcooperative. Il filo rosso che congiunge le varie tappe del percorso politico di De Castro è, dunque, quello di un navigatore in diversi mari, passando da uno all’altro apparentemente per motivi futili e penosi (antipatie o simpatie momentanee nei confronti di Tizio o di Caio), ma sempre scegliendo, con consumata abilità, i luoghi dove si annidano spazi di potere da gestire per soddisfare quelle lobby che ora si sentono orfane.

Galleggiare per ventitré anni richiede anche uno sforzo di fantasia comunicativa per ammantare le diverse tappe di una politica agricola pressoché statica e monotona da quasi trent’anni, con messaggi a prima vista innovativi. “Banda dei Quattro” definì i suoi rapporti privilegiati di ministro agricolo coi colleghi di Gran BretagnaSvezia e Danimarca, che sono dei nani nel settore primario, quando tentò di condizionare con un “blocco di minoranza” l’asse franco-tedesco durante il negoziato su “Agenda 2000”. Ma bloccare un processo di riforma della PAC, già per sua natura lento e faticoso, si rivelò un errore perché favorì – ricevendo in cambio solo un piccolo aumento di quote latte – un’applicazione asfittica di una politica nuova elaborata a Cork, in Irlanda: lo sviluppo rurale.

“Triloghi” è l’altro termine che caratterizzò la sua comunicazione istituzionale nel periodo della presidenza alla Commissione Agricoltura del Parlamento europeo. Si tratta in pratica della co-decisione: ultima forma del potere legislativo di questa fase dell’integrazione europea  basata  sul modello decisionale intergovernativo. Nei “triloghi” (Parlamento – Consiglio – Commissione) si amministra di fatto (con la riservatezza del caso) il finanziamento della PAC e si definiscono le sue regole cogestite (appunto!). In quei “triloghi” De Castro poteva mettere sul tavolo negoziale gli interessi che ora si percepiscono orfani. Non importa se poi la PAC, da politica comune diventava un vestito di Arlecchino con una settantina di eccezioni da rinviare alle decisioni dei singoli Stati membri. Si avviava così quel processo di nazionalizzazione della PAC che ora si vorrebbe scongiurare. Ma è inutile chiudere la stalla quando ormai i buoi sono scappati.

Un raccolto povero anche per una governance bloccata

A costo di essere irriverente, penso che abbiano segnato la storia della politica agricola più i sei anni di Giovanni Marcora al dicastero di Via XX Settembre che i ventitré di De Castro tra Roma e Strasburgo. Del primo ancora oggi sono proverbiali le interminabili discussioni durante le trattative a Bruxelles, per fissare i prezzi agricoli, che si chiudevano immancabilmente all’alba con alcune decisioni significative per l’Italia, strappate agli interlocutori per sfinimento: il Pacchetto Mediterraneo, le misure per il rimboschimento delle regioni aride del Mezzogiorno, il regolamento sui servizi di assistenza tecnica per le imprese agricole, ecc. Di De Castro davvero non saprei cosa menzionare di importante.

Non vuole essere un esercizio ozioso questa disamina sull’attività di un parlamentare europeo uscente. Sono esperienze emblematiche che ci permettono, infatti, di toccare con mano i gravi limiti dell’assetto istituzionale europeo. Un modello decisionale farraginoso e teso a frammentare, tra gli Stati nazionali, le risposte ai problemi dei cittadini e delle imprese anche quando riguardano una politica che il Trattato definisce “comune”. Un Parlamento fortemente limitato nella sua funzione precipua, cioè quella di fare le leggi con poteri esclusivi. Per questo le prossime elezioni europee devono essere l’occasione per impegnare il Parlamento che sarà eletto a svolgere il Semestre costituente: si potrà così modificare il Trattato e dotare finalmente l’Unione di una governance democratica ed efficace.

 

 

 

Alfonso Pascale - 26-03-2019 - Tutti i diritti riservati

ULTIMI
Alfonso Pascale
L'INCURSIONE

ALFONSO PASCALE

DIXIT
SAGGI ASSAGGI
Il vino della settimana: Schiava 2017, di Tiefenbruner

Il vino della settimana: Schiava 2017, di Tiefenbruner

Un vino alto atesino di una storica azienda attiva sin dal 1675, ottenuto da un vitigno autoctono di grande qualità che andrebbe rivalutato. Le prime sensazioni sono di frutta rossa matura, leggermente speziato, pepe bianco, lampone, fragoline di bosco, prugna con note balsamiche > Enrico Rana

RICETTE OLIOCENTRICHE
Costolette d'agnello irlandese con salsa di prezzemolo e timo

Costolette d'agnello irlandese con salsa di prezzemolo e timo

La Pasqua si avvicina e non ci si può sottrarre alle consuetudini. Questa volta l'Irlanda, attraverso Bord Bia, viene da noi, con una ricetta in cui tra l'altro anche l'olio extra vergine di oliva è presente. Tanti gli ingredienti, ma la carne, quella proposta in questa preparazione, è rigorosamente Irish, da animali allevati secondo la più autentica tradizione irlandese e che pascolano in piena libertà, alimentandosi per oltre l’80 per cento di erba fresca

EXTRA MOENIA
Unire le varietà per dare vita al nuovo. Torna il concorso Carapelli For Art

Unire le varietà per dare vita al nuovo. Torna il concorso Carapelli For Art

È stato presentato in occasione del World Art Day, lo scorso 15 aprile, la seconda edizione del premio internazionale per le arti visive. Al centro, il legame perfetto tra la maestria del brand nell’esaltare le diverse varietà di olivi che danno luogo ai diversi oli da olive e la capacità dell’arte di armonizzare le diversità di pensiero, forma e materia

GIRO WEB
Nuovo sito web per la Cia Agricoltori Italiani

Nuovo sito web per la Cia Agricoltori Italiani

Una veste grafica rinnovata, accessibilità da mobile, integrazione con i social media e contenuti interattivi sempre aggiornati: ecco le principali caratteristiche del nuovo portale che offre news sulla Confederazione, ma anche su agroalimentare, ambiente, consumi e ricette degli Agrichef

OO VIDEO

Le ricette evo. L'olio buono in cucina

OOF 2019. A Olio Officina Festival 2019 grande risalto all'olio extra vergine di oliva come ingrediente. La scelta di una buona materia prima e l'attenzione a utilizzare al meglio l'olio da olive va incentivata sin da subito. La formazione è un buon punto di partenza. Cinzia Boschiero intervista Cristina Santagata

BIBLIOTECA OLEARIA
L’assaggio delle olive da tavola

L’assaggio delle olive da tavola

Un libro che ci introduce alla degustazione delle olive da mensa, scritto da Roberto De Andreis, noto esperto di analisi sensoriale, fa parte del gruppo olive da tavola del Consiglio oleicolo internazionale. È inoltre presidente del Comitato Promotore Taggiasca Dop, nonché capo panel presso il Laboratorio chimico merceologico della Camera di Commercio Riviere di Liguria

VISIONI

Il mondo è un bellissimo posto / per nascere

Lawrence Ferlinghetti