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Lettera a Ballarò sull’olio

A firmarla il professor Conte, presidente della Società Italiana per lo Studio delle Sostanze Grasse, e il professor Gucci, presidente dell’Accademia dell’Olivo e dell’Olio. Il ruolo di “esperto” con il quale il conduttore Giannini si è costantemente rivolto a un operatore della ristorazione – dicono i due luminari – avrebbe potuto essere ricoperto da persone con maggiore livello di conoscenze scientifiche, tecniche e della legislazione. La lettera, rivolta ai vertici della Rai, alle Istituzioni e ai principali media italiani, tra cui Olio Officina Magazine, replica alle gravi inesattezze riscontrate nel corso di una puntata di Ballarò sull’olio tunisino

OO M

Lettera a Ballarò sull’olio

La lettera, rivolta alla presidente della RAI Monica Maggioni, al Direttore di RAI3 Daria Bignardi, oltre che al conduttore di “Ballarò” Massimo Giannini, era una lettera necessaria quanto doverosa.
Non amiamo la cattiva informazione, soprattutto se a essere protagonista è una televisione pubblica. La qualità dell’informazione d’altra parte si giudica da molti aspetti, e nel caso specifico della puntata di “Ballarò”, emerge una mediocrità che crea un senso di forte disagio in chi si attende dalla Rai servizi di qualità, ma soprattutto un giornalismo serio e onesto.
La lettera era doverosa, e bene hanno fatto i rappresentanti di due realtà prestigiose come la Società Italiana per lo Studio delle Sostanze Grasse e l’Accademia dell’Olivo e dell’Olio.
Non accadrà nulla, magari nemmeno una risposta gentile, in forma di rispetto verso due comunità di studiosi così autorevoli, ma proprio per questo, per non far passare sotto silenzio un grave esempio di cattiva informazione, la lettera è stata inviata anche al Ministro delle Politiche Agricole e ad altri rappresentanti delle Istituzioni, come pure ai principali media, Corriere della Sera e Repubblica, nonché ad alcune testate specializzate, tra cui Olio Officina Magazine.
Serve una svolta per la televisione pubblica, la cui qualità dell’informazione è a volte piuttosto incerta, non sempre in linea con i parametri di una azienda editoriale che pure vanta un prestigio e glorie che in passato l’hanno resa un solido punto di riferimento. Forse, è il caso di riformulare anche l’approccio con temi delicati e centrali quali l’agricoltura e l’alimentazione. (Luigi Caricato)


Gentili Signore e Signori,

a seguito della puntata di Ballarò del 15 marzo scorso, parzialmente dedicata all'importazione dell'olio tunisino senza dazi recentemente approvata dalla UE, vogliamo far rilevare alcune carenze ed inesattezze della trasmissione al fine di fornire una più chiara informazione ai telespettatori.

Prima di farvi pervenire il nostro pensiero attraverso il presente documento riteniamo utile presentarci.
Scriviamo infatti non a titolo personale bensì come Presidente della Società Italiana per lo Studio delle Sostanze Grasse (SISSG), con sede a Milano e come Presidente dell’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio, con sede a Spoleto.

La SISSG è una società scientifica onlus fondata nel 1960 a cui aderiscono ricercatori delle Università e tecnici del settore produttivo che oltre alle funzioni proprie che possono essere dedotte dal nome della Società stessa, fa da trait d’union tra le realtà pubbliche e private che operano nel territorio nazionale e la UE ed il Consiglio Oleicolo Internazionale (COI); l’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio è stata fondata nel 1960 ed ha come scopo la promozione di studi e ricerche nel settore della produzione e della trasformazione dei prodotti dell’olivo e ad essa aderiscono larga parte dei ricercatori, dei tecnici e degli imprenditori impegnati sul fronte della olivicoltura e della produzione oleicola.

Premesso che l'importazione senza dazio di olio tunisino (35000 t per due anni) è frutto di accordi commerciali tra UE e la Tunisia che, a loro volta, rientrano in aspetti di politica estera che non riguardano la filiera dell'olio di oliva se non per le conseguenze, bisogna sottolineare che l'Italia già importa ingenti quantità di olio di oliva sia dalla Tunisia che da altri paesi produttori per far fronte ai consumi interni e all'approvvigionamento della propria industria olearia.

- Per quanto riguarda gli aspetti igienico-sanitari e l'impiego di agrofarmaci ed erbicidi in Tunisia, il servizio introduttivo da Voi mostrato non riflette le condizioni più comuni e rappresentative né della realtà olivicola tunisina né di altri paesi Italia compresa. Infatti, le considerazioni sull'impiego di erbicidi e agrofarmaci sono state presentate in un oliveto ad altissima densità (o superintensivo), tipologia di impianto che riguarda a livello mondiale circa l'1% della superficie olivicola. L'impiego di erbicidi per il controllo delle infestanti sul filare di alberi e di agro-farmaci per difendere la pianta dalle avversità parassitarie è peraltro molto inferiore rispetto a quello di solito richiesto nei frutteti, vigneti e altri sistemi colturali ortofrutticoli, i cui prodotti sono
più largamente consumati.
I trattamenti con pesticidi e fitofarmaci che vengono comunemente effettuati in Tunisia, quando necessari, non sono molto diversi da quelli fatti in Italia Spagna o Grecia. Anche la Tunisia è Paese aderente al Consiglio Olivicolo Internazionale (COI) e rispetta le stesse regole. L’uso di glifosate riguarda marginalmente la Tunisia che ha un'olivicoltura per buona parte impostata su impianti tradizionali in ambiente arido ed una minima parte di superintensivo dove si usa l'irrigazione e si può quindi utilizzare il glifosate come controllo delle infestanti quando necessario. Tra l'altro il panorama agricolo della Tunisia vede ampiamente
rappresentata la conduzione degli oliveti in accordo con i dettami dell’agricoltura biologica grazie alle condizioni ambientali che non favoriscono gli attacchi parassitari.

- Per quanto riguarda gli aspetti legati ai metodi di conservazione, le condizioni di stoccaggio dell'olio in grandi contenitori in acciaio inox sono le stesse utilizzate negli altri Paesi europei compresa l'ltalia e sono quanto di più razionale ed igienico si possa mettere in atto, per quanto riguarda le posture interrate porcellanate (non catacombe come sono state definite da un ospite della trasmissione), esse sono utilizzate largamente anche in Italia e rappresentano un sistema economicamente sostenibile e razionale di conservazione per controllare la temperatura di stoccaggio in aree particolarmente calde, riducendo i costi di
condizionamento dei recipienti o dei locali. In Puglia e non solo esistono molti impianti simili. Quello che nel corso della trasmissione veniva indicata come "sporcizia" o bassa igiene riferendosi alle tracce di deposito scuro presente sui contenitori vuoti piastrellati è “morchia”, cioè deposito solido che precipita naturalmente dagli oli in fase di stoccaggio in qualunque recipiente essi vengano conservati, compreso l'acciaio inox in ogni area geografica del pianeta ed è un prodotto naturale costituito da residui solidi (piccoli frammenti di buccia, polpa, noccioli) contenuto negli oli in seguito al processo di estrazione e che nulla ha a che vedere con la sicurezza alimentare del prodotto. Per inciso anche in oli imbottigliati non filtrati e presenti sugli
scaffali dei supermercati Italiani si può osservare talvolta la presenza, nel fondo della bottiglia, di residui. Si tratta di oli che riportano spesso l'indicazione 100% Italiano e che quindi non hanno nulla a che vedere con la provenienza Tunisina del prodotto.

E’ infine appena il caso di rimarcare come l’impiego di otri in terracotta di cui parlava qualche ospite nella trasmissione sia il sistema più arcaico ed irrazionale di conservazione dell'olio in quanto comporta ossidazione rapida del prodotto a causa del continuo contatto con l'ossigeno.
Fortunatamente questo sistema non si usa più in Italia e nel resto del mondo da diverso tempo come è ben noto a tutti i tecnici che si occupano di questo prodotto, applicando le conoscenze scientifiche derivanti da decenni di ricerche e sperimentazioni.

Va infine sottolineato come spiaccia sentire ripetere costantemente da persone non adeguatamente informate che manchino i controlli e come ciò sia lesivo nei confronti dei vari organi che in Italia si occupano di controllo degli alimenti, sotto vari punti di vista e in relazione alle specifiche competenze. Corre l’obbligo menzionare la meritoria azione svolta dal personale ispettivo e di laboratorio dell’ICQRF - Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari, già Servizio Vigilanza e Repressione Frodi esistente sin dai primi anni ’70, del Nucleo Antisofisticazioni dell’Arma dei Carabinieri
(NAS), dell’Agenzia della Dogane e negli ultimi anni, anche della Guardia Forestale.
Infine, a fronte dell’esistenza di qualificati Enti e gruppi di ricerca e sperimentazione pubblici (Stazioni Sperimentali del già Ministero dell’Industria, Istituti Sperimentali del MIPAAF, Università, CNR) che, in collaborazione con il personale degli enti di controllo succitati, hanno negli anni messo a punto il 90% dei metodi adottati dalla UE e dal COI per il controllo degli oli ottenuti dalla lavorazione delle olive, sembra si possa sostenere che il ruolo di “esperto”, col quale il conduttore si è costantemente rivolto ad un operatore della ristorazione, avrebbe potuto essere ricoperto da persone con maggiore livello di conoscenze scientifiche, tecniche e della legislazione che regola questo importante settore alimentare.

Auspicando maggiori approfondimenti da parte del servizio pubblico televisivo su argomenti cosi delicati quali la sicurezza alimentare e la qualità dei prodotti agricoli mediante programmi che diano risalto alla rappresentatività delle situazioni presentate e alla qualificata presenza di esperti che possano trattare degli argomenti su base scientifica e rimanendo a disposizione per ogni eventuale chiarimento o contributo in proposito, vogliamo semplicemente sottolineare di nuovo che l'unico fine della Società Italiana per lo Studio delle Sostanze Grasse e dell’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio è che le informazioni siano divulgate al pubblico nel modo piu equilibrato e corretto possibile. Come persone di scienza, riteniamo, infatti, sia nostro dovere morale rendere alla Comunità quanto grazie ad essa, essendo ricercatori pubblici, abbiamo
potuto studiare e sperimentare.

Distinti saluti

Il Presidente della Società Italiana per lo Studio delle Sostanze Grasse

Prof. Lanfranco Conte

Il Presidente dell’Accademia dell’Olivo e dell’Olio

Prof. Riccardo Gucci

OO M - 05-04-2016 - Tutti i diritti riservati

COMMENTI

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Luigino Mazzei

17:11 | 06 aprile 2016

......Gent.mi Professori Conte e Gucci ........Una disamina puntuale, scientificamente esaustiva,appagante nell'intento di riportare un barlume di luce nel buio divulgativo che la puntata di Ballaro' ha evidenziato ,e che io ho visto...vissuto....e sofferto...per la valanga di panzane e luoghi comuni che l'ignaro ascoltatore si è dovuto sorbire.
Quella di Ballaro' si aggiunge alla mia raccolta personale che ho intitolato "Il bestiario mediatico dell'olio d'oliva" in buona compagnia con l'inchiesta di Paolo Berizzi di "Repubblica" (Dic 2012)...quello per intenderci dell'olio tunisino importato a cent 20/Kg e l'Andalusia ...a cents 50/kg...; o dello Speciale TG1 (Nov 2013) ,dove la giornalista ribadiva dagli Uffici Doganali del Porto di Livorno,le stesse informazioni di Berizzi senza che nessuno dei presenti (Ufficiali e autorita' delle dogane)si fosse preso la briga di smentire.Potrei continuare per esempio con l'inchiesta di Iacona e Pusceddu....a Presa Diretta (Marzo 2014)...; ho sempre chiesto conto alle varie redazioni sopracitate....ma come si suole dire " Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire".
Mi auguro, visto l'autorevole intervento ,di poter leggere o sentire almeno una risposta o un commento dai vostri interlocutori.
Per ultimo,mii rivolgo a Lei Prof. Conte, se avesse tempo e voglia, ci sarebbe l'urgenza e la necessita' di una di una disamina sul famigerato DNA degli olii di oliva.......ci possiamo contare ?? Grazie GIGI MAZZEI

maria francesca di martino

10:06 | 06 aprile 2016

ricevo dalla sua nascita questa rivista che trovo interessantissima e varie volte ho avuto intenzione di commentare un articolo pubblicato..poi un po' per pigrizia...non mi sono mai registrata ....
sulla lettera dei Professori Conte e Gucci però non posso non esprimere un commento.
Condivido pienamente tutto quello che giustamente sottolineano gli esperti per quanto riguarda la fase della produzione, della lavorazione e della conservazione dell'olio tunisino....ovviamente ci saranno ottimi oli evo tunisini (spagnoli ecc) di gran lunga migliori di scadenti oli evo italiani....ma non concordo assolutamente sul dispiacere mostrato dai Professori quando si mettono in discussione i controlli degli organi preposti in materia di prodotti alimentari.
Anche perché penso che il punto è tutto qui....
Ottimo l'olio tunisino...ma quando io lo compro devo sapere che è tale! ed il problema sta tutto lì... e forse se i produttori storcono il naso a questi ingressi è proprio perché avvengono tanti miracoli (noti a tutti gli operatori del settore) che ritengo possano essere facilmente evitati con controlli che sia effettivamente tali!

OO M

OO M è l'acrostico di Olio Officina Magazine. Tutti gli articoli o le notizie contrassegnate con tale sigla rimandano ai vari collaboratori del giornale on line.

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