Giovedì 21 Marzo 2019 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

accedi - registrati - pubblicità - sostieni

società > italia

Più oliveti intensivi

Il futuro dell'Italia olivicola e olearia? È nell'abbinata modello intensivo e metodo bio. Serve, con urgenza, un rilancio nazionale con impianti nuovi e una maggiore densità di olivi a ettaro, scommettendo pertanto su innovazione e Pac post 2020. È quanto emerso dal convegno “L’olivicoltura biologica intensiva, un’opportunità per la competitività dell’olio extra vergine di oliva italiano”, organizzato da Cia-Agricoltori Italiani e Anabio. In Italia, va precisato, c’è solo un 1% di oliveti intensivi con più di 600 piante e un 4% di semintensivi tra 400 e 599 piante, rispetto a un significativo 42% con meno di 140 piante a ettaro

OO M

Più oliveti intensivi

Riportiamo integralmente una nota stampa diffusa da Cia, dandone massimo rilievo in quanto è raro che una organizzazione agricola sfidi l'onda populistica degli ultimi anni, dando corda a coloro che vogliono una agricoltura involuta e contraria al progresso e alla innovazione. In olivicoltura, come uttti i lettori di Olio Officina Magazine ben sanno, c'è una tenace ostilità verso il progresso, contro il sistema di coltivazione intensivo e superintensivo degli olivi, con i drammatici risultati che conosciamo. Ecco allora il testo di un comunicato che riporta quanto emerso all'ultima edizione di sana. 

 

Per recuperare competitività sui mercati e guadagnare sostenibilità ambientale, l’olivicoltura Made in Italy deve intraprendere al più presto la strada della modernizzazione e dell’innovazione. Investendo su un modello produttivo intensivo e tecnologico, che valorizzi al contempo il patrimonio varietale dei diversi territori e utilizzi anche il metodo biologico. 

Oggi in Italia l’olivo è coltivato su un milione di ettari, conta oltre 820.000 aziende agricole e circa 5.000 frantoi. Il valore della produzione agricola è di 1,3 miliardi di euro, mentre il fatturato dell’industria olearia è di oltre 3 miliardi di euro. L’olivicoltura “bio”, in particolare, rappresenta oltre il 20% della superficie totale, con più di 222.000 ettari lavorati con il metodo biologico. 

Eppure, nonostante questi numeri, il settore fatica a stare dietro a competitor con sistemi olivicoli più moderni -spiegano Cia e Anabio- che si stanno espandendo sfruttando un mercato mondiale caratterizzato da domanda crescente. È chiaro, in questo contesto, che migliorare la produttività dell’olio italiano deve diventare la priorità assoluta: ciò vuol dire investire sugli oliveti, accrescendo per esempio estensione e densità. 

Tuttora, infatti, l’olivicoltura nazionale è caratterizzata da basse dimensioni medie aziendali (1,3 ettari) con una superficie occupata da oliveti “adulti”: il 63% ha più di 50 anni, mentre solo 1% ha meno di 5 anni. Non solo poche piante e impianti nuovi, rimane anche la questione della bassa densità a ettaro. In Italia solo c’è solo un 1% di oliveti intensivi con più di 600 piante e un 4% di semintensivi tra 400 e 599 piante, rispetto a un significativo 42% con meno di 140 piante a ettaro.

“Per questo vogliamo proporre un modello di modernizzazione del settore che preveda soluzioni tecniche e linee di indirizzo per il rinnovo degli oliveti italiani -ha spiegato al convegno il presidente nazionale di Anabio, Federico Marchini- così da orientare gli investimenti secondo criteri di convenienza economica, sostenibilità ambientale e resilienza. Ovviamente, non si può ripetere per l’Italia un modello come quello diffuso in Spagna e, su scala minore, in Portogallo e nel Nord Africa, con aziende molto grandi, impianti estremamente meccanizzati e limitate varietà poco caratterizzate. Crediamo, però, che si possano realizzare nuovi oliveti, con il metodo biologico, ad alta densità (400-500 piante per ettaro) utilizzando l’enorme patrimonio varietale italiano fortemente legato al territorio; praticando correttamente potature, irrigazione, difesa fitosanitaria e adottando le nuove tecniche di agricoltura digitale. 

In questo senso, “il Piano strategico della Pac post 2020 rappresenta l’occasione giusta -ha aggiunto Cristiano Fini della Giunta nazionale Cia- per definire un vero piano di rilancio del settore, che combini assieme politiche e azioni per rendere l’olivicoltura italiana più competitiva. Condividendo questa scelta d’innovazione tra Ministero e Regioni”. 

 

 

In apertura, foto di repertorio

OO M - 10-09-2018 - Tutti i diritti riservati

OO M

OO M è l'acrostico di Olio Officina Magazine. Tutti gli articoli o le notizie contrassegnate con tale sigla rimandano ai vari collaboratori del giornale on line.

ULTIMI
Alfonso Pascale
L'INCURSIONE

ALFONSO PASCALE

DIXIT
SAGGI ASSAGGI
Il vino della settimana: Falanghina del Sannio 2017, di Mastrobernardino

Il vino della settimana: Falanghina del Sannio 2017, di Mastrobernardino

Da una cantina di riferimento della Campania, un vino non pienamente espresso a livello olfattivo, ma decisamente più convincente al gusto, per acidità e corpo, sapidità e rotondità > Enrico Rana

RICETTE OLIOCENTRICHE
Felafel con hummus ai tre oli

Felafel con hummus ai tre oli

Un piatto tipico della cucina libanese, egiziana, greca, siriana, turca e israeliana, che unisce i popoli e le tradizioni alimentari del Mediterraneo e del Medio Oriente, riproposto per l’autunno che verrà da Oleificio Zucchi. Cosa ha di speciale questa ricetta oliocentrica? Una perfetta combinazione tra olio di semi di sesamo, olio di semi di arachide e, immancabile, l’olio extra vergine di oliva

EXTRA MOENIA
Le colture no food?

Le colture no food?

L'altra via dell'agricoltura. Esiste ORA un network internazionale, denominato Panacea, nato per diffondere la conoscenza delle colture non alimentari tra gli agricoltori e favorire di conseguenza i principi della bioeconomia. C'è spazio per bioplastiche ottenute da scarti agricoli, lubrificanti, materiali da costruzione, prodotti farmaceutici, bioenergia, biocarburanti. Il tutto derivante da piante oleaginose (camelina, ricino), lignocellulosiche (canapa, canna comune), carboidrati (sorgo, barbabietola da zucchero) e tante altre colture > Marcello Ortenzi

GIRO WEB
Nuovo sito web per la Cia Agricoltori Italiani

Nuovo sito web per la Cia Agricoltori Italiani

Una veste grafica rinnovata, accessibilità da mobile, integrazione con i social media e contenuti interattivi sempre aggiornati: ecco le principali caratteristiche del nuovo portale che offre news sulla Confederazione, ma anche su agroalimentare, ambiente, consumi e ricette degli Agrichef

OO VIDEO

Le ricette evo. L'olio buono in cucina

OOF 2019. A Olio Officina Festival 2019 grande risalto all'olio extra vergine di oliva come ingrediente. La scelta di una buona materia prima e l'attenzione a utilizzare al meglio l'olio da olive va incentivata sin da subito. La formazione è un buon punto di partenza. Cinzia Boschiero intervista Cristina Santagata

BIBLIOTECA OLEARIA
L’assaggio delle olive da tavola

L’assaggio delle olive da tavola

Un libro che ci introduce alla degustazione delle olive da mensa, scritto da Roberto De Andreis, noto esperto di analisi sensoriale, fa parte del gruppo olive da tavola del Consiglio oleicolo internazionale. È inoltre presidente del Comitato Promotore Taggiasca Dop, nonché capo panel presso il Laboratorio chimico merceologico della Camera di Commercio Riviere di Liguria